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Controvento
Governo del Presidente? Senza M5S e Lega cade subito
Foto LaPresse
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Ho fatto un sogno. Anzi un incubo. Dopo tanti andirivieni al Quirinale, preso atto che non si riusciva a quadrare niente (no M5S+Lega, no M5S+Centrodestra, no a M5S+PD), Mattarella rompeva gli indugi e passava all’ipotesi di un governo del presidente, governo di tregua, governo di salute pubblica, governo come diavolo volete ma governo; affidato ad una personalità autorevole e abbastanza super partes, fuori dai giochi. Con ministri poco o nulla politici, tali però da non apparire sbilanciati a favore o contro qualcuno dei contendenti della campagna elettorale. Campagna che non è finita il 4 di marzo, ma continua come se nulla fosse. Magari le elezioni locali di Molise e Friuli la facessero cessare: la politica al tempo dei social è senza sosta, senza tregua, e senza quartiere; e anche senza senso.

Ma come ottenere quella maggioranza parlamentare che sola può far vivere un governo? Se Grillini e Lega si mettono di traverso, nessun “governo del presidente” riesce a passare in Parlamento. E la Costituzione dice che il governo deve avere la fiducia di entrambe le camere; sennò cade.

Qualcuno diceva: proviamoci lo stesso, al dunque un nugolo sufficiente di “responsabili”, o se preferite di “prudenti” che capiscono di aver azzeccato un terno al lotto il 4 marzo 2018, e quindi preferiscono non correre rischi con elezioni bis, si troveranno.

Già; e se non si trovano? Quando un neogoverno va sotto in Parlamento, per una regola costituzionale-consuetudinaria, resta in carica anche se sfiduciato. Giura di fronte al capo dello Stato, e quello precedente è cancellato, dissolto. E’ paradossale: via un governo vecchio, che comunque il “sì” del Parlamento lo aveva avuto. Dentro un governo nuovo che il Parlamento ha bocciato. E’ uno dei residui “monarchici” rimasti nelle regole della nostra Repubblica. Chi giura di fronte al Re (pardon al Presidente), è primo ministro; Parlamento o non Parlamento.

E’ già successo altre volte, l’ultima con Andreotti nel 1972; dimissionario, rimase in carica fino alle elezioni, anticipate.

Conscio di questo pericolo, nel mio sogno Mattarella, evitava di mandare allo sbando un nuovo governo. Quindi rimaneva, per ordinaria amministrazione, il vecchio esecutivo Gentiloni. Fino a quando? Chissà, forse fino a nuove elezioni. O forse fino a quando un altro incaricato fosse in grado di tentare l’impresa.

Al mattino mi sono svegliato: era solo un incubo, il frutto di una notte agitata; meno male.

Dunque, direte, mi sono messo tranquillo? Per niente! I sogni, incubi compresi, sono spesso premonitori.

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governo mattarella

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