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Controvento
Governo, tutto è in mano a Mattarella. Notaio del papocchio o nuove elezioni?
Foto LaPresse

Se gli elettori, l’opinione pubblica, i giornali dovessero chiedere conto della coerenza a chi si presenta alle elezioni ne vedremmo delle belle. La campagna per il voto del 4 marzo è stata aspra, ma soprattutto netta, tranchant. I 5 Stelle, quasi sempre per bocca del capo-politico Di Maio, proclamavano: andremo da soli, non ci accorderemo con nessuno, vinceremo di sicuro e daremo un governo nuovo all’Italia. Lo stesso Di Maio che poi ha “aperto due forni”, si è messo a strillare perché i partiti (gli altri, ovviamente, non il suo) pensavano ai propri interessi e non a quelli del Paese, e perciò rifiutavano di accordarsi con lui.

Nel centrodestra Salvini (e in altre forme anche Meloni) batteva il chiodo del “no” a inciuci e compromessi postelettorali. Salvini addirittura chiedeva di siglare di fronte al notaio un patto contro le aperture ad avversari politici. Peccato che Berlusconi gli abbia risposto che tra alleati si discute e non si stendono atti notarili: oggi Forza Italia, e anche Giorgia Meloni, potrebbero sventolare la carta bollata per accusarlo di incoerenza e voltagabbanismo.

Più lineari il PD e Renzi. Puntavano alla riconferma della coalizione che aveva sorretto il governo Gentiloni; preso atto che la maggioranza parlamentare si era dissolta nelle urne, hanno stabilito che il loro ruolo era ormai all’opposizione. In tanti hanno detto, pensato e scritto che anche Berlusconi e Renzi avevano un retropensiero inconfessabile: se i numeri glielo avessero consentito, mettere insieme una maggioranza “nazarena” in barba a Lega, FdI e Leu.

La riprova non c’è, ma i sospetti sono plausibili. Il bello, se vogliamo, è che Salvini con la Lega è riuscito nel sorpasso a Forza Italia anche - potremmo anzi dire soprattutto - perché grazie al suo pressing per un patto di ferro tra i partner di centrodestra è riuscito ad apparire come il più duro e il più puro della coalizione. E’ sempre così: se in campagna elettorale qualcuno alza la voce non è per passione o convinzione: è per acchiappare più voti. Poi, una volta presi, li userà a modo suo.

Adesso siamo al bivio: se il governo M5S- Lega si fa, vorrà dire che le promesse passano, e il potere resta. Se non si fa, Berlusconi ha una chance straordinaria: rigiocarsi da “eleggibile” la partita della leadership nel centrodestra. Resta l’incognita Mattarella: alla fine sarà probabilmente lui a scegliere tra elezioni anticipate e papocchio.

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