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Controvento
Renzi sconfitto dal disagio sociale. Il Sud ha votato NO, l'analisi del voto,


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Una lettura attenta, geografica e sociale, del referendum del 4 dicembre può dire molto, e fornire una lezione utile per chi dovrà prendere in mano la politica italiana dopo Renzi.

Basta fare un’analisi delle, poche, città e zone dove ha vinto il sì. Partiamo dalla Lombardia: il sì prevale, anche se di poco, a Milano Bergamo Mantova e Monza, e perde in tutte le altre città capoluogo. Tra i comuni minori il sì la spunta in quattro località del milanese: Segrate e Basiglio (cioè nei quartieri decentrati di lusso, Milano 2 e Milano 3, realizzati a suo tempo da Berlusconi quando operava nel settore immobiliare), poi a San Donato, comune ai confini del capoluogo dove ci sono insediamenti da ceto medio-alto, e Cernusco sul Naviglio, che ha caratteristiche simili. A Milano il sì è forte nei quartieri centrali o residenziali; perde nei quartieri popolari.

Se allarghiamo lo sguardo vediamo che nelle regioni del Sud il “no” stravince, e supera anche il 70% in Sardegna e Sicilia. Il sì la spunta in regioni come Toscana (grazie anche a un po’ di tifo per il toscanismo di Renzi), in Emilia Romagna, e in Alto Adige dove la disoccupazione è quasi sconosciuta.
Poi ci sono gli italiani all’estero: due su tre hanno votato sì.

Il dato è impressionante: se analizzassimo il reddito degli elettori vedremmo che chi sta bene ha votato sì, e chi soffre la crisi ha scelto il no.
Basta comparare le percentuali di disoccupazione con quelle del referendum per trovare una coincidenza perfetta: disoccupazione alta = prevalenza del no. Il sì è in testa solo nelle aree di relativo benessere.

Renzi in questi mesi ha ripetuto la sua “narrazione”: l’Italia va meglio con me, il PIL cresce mentre prima calava, il jobs act ha rimesso in moto l’economia e l’occupazione. Per una parte – minoritaria – degli italiani quel racconto renziano corrisponde all’esperienza personale. Invece la maggioranza dei cittadini vive una storia diversa: più difficoltà, meno risorse, meno speranze, meno lavoro.

La politica del dopo Renzi, chiunque la prenderà in mano, deve tenere conto di questa lezione. Era già accaduto con Berlusconi: la comunicazione può predicare un po’ di ottimismo, ma non cambiare verso alla realtà. La crescita, dell’economia e della società – e quindi anche il consenso degli elettori -  non si ottengono con le belle parole.

Tags:
renzi referendum disoccupazione

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