La restaurazione di Wojtyla

Giovedì, 14 aprile 2005 - 15:08:00


Papa totalitario all'interno, all'esterno Giovanni Paolo II ha condotto un'infaticabile opera di unificazione religiosa, sino alla fine. Ha compiuto il miracolo di riunire ad Assisi capi cristiani, musulmani, buddisti perché pregassero per la pace attirando con il suo carisma il mondo intero, dimostrando che cristiani e musulmani non sono in guerra. Carismatico comunicatore, ha fatto presa soprattutto sui giovani ma in realtà ha emarginato i gruppi critici, non in linea con il Vaticano appoggiandosi sui movimenti più integralisti, dall'italiana "Comunione e liberazione" alla spagnola "Opus dei", combattendo sino alla fine con il valido sostegno dei cardinali Ratzinger e Ruini, qualsiasi apertura alla modernità. "I giorni delle sue esequie, ha sillabato Camillo Ruini durante la terza messa di suffragio, sono diventati per Roma e per il mondo intero, giorni di straordinaria unità, di apertura dell'anima a Dio e di riconciliazione: un'unità che si è realizzata perché questo Papa ha tenuto saldamente insieme e ha mostrato al mondo intero, con tutta la sua vita, l'integrità della fede e l'universalità dell'amore di Cristo".

Nell'attesa che i cardinali elettori (in maggioranza europea, 58 su 115) scelgano il nuovo capo della Chiesa, si è aperto il toto-Conclave: anche il prestigioso New York Times si sbilancia facendo il nome, come primo dei papabili, del cardinale della diocesi milanese, Dionigi Tettamanzi, il figlio di operai che ha scritto numerose encicliche di Giovanni Paolo II. Certamente, si commenta, il nuovo Papa dovrà operare scelte coraggiose, decidere quale strada imboccare, se recuperare lo spirito di Giovanni XXIII e la spinta riformistica del Concilio Vaticano II, oppure continuare a rincorrere l'universalismo cristiano medievale, imponendo alla modernità il primato della Chiesa. Già Dante Alighieri, circa ottocento anni fa, cercò di convincere papa Bonifacio VIII, scrivendo il trattato Monarchia che l'imperatore -il potere politico- non era soggetto al papa ma dipendeva direttamente da Dio, anche se le due guide dell'umanità dovevano procedere affiancate e concordi per dare all'uomo la pace in terra e la beatitudine in cielo e anche se l'imperatore doveva al papa l'omaggio filiale che ogni uomo gli deve. Ma poi, disperando della pace e della giustizia, Dante preferì allontanarsi dalle vicende mondane per sollevarsi nel suo Paradiso. Nel 1329 il suo trattato, accusato di eresia, fu bruciato sulla pubblica piazza per ordine del cardinale Bertrando del Poggetto.
Ci auguriamo che il prossimo papa non sia un altro Bonifacio.
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