Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Il Rigoletto/ "Giorno per giorno, l'avventura"

Introduzione

Nel 1984, per circa un mese, gli ascoltatori di Rai Radio Uno si sve­gliarono con la voce di Walter Bonatti che narrava i suoi ricordi, i suoi pensieri e i resoconti delle avventure vissute in tutto il mondo. Corredato dalle immagini dello stesso autore, Giorno per giorno, l'av­ventura raccoglie le pagine, finora inedite, sulle quali Bonatti preparò le trasmissioni. Una scrittura che, come nota Stefano Bartezzaghi in apertura del volume, "restituisce la visione di un mondo che solo i suoi occhi hanno potuto vedere, perché solo le sue gambe hanno saputo girarlo in quel modo".
 

L'autore

Walter Bonatti è stato un alpinista, esploratore e giornalista italiano.
Era soprannominato "il re delle Alpi". Oltre che alpinista e guida alpina, è stato autore di molti libri e numerosi reportage nei quali ha narrato le sue esperienze d'esplorazione e avventura nelle regioni più impervie del mondo in qualità d'inviato del settimanale Epoca, pubblicato dalla Arnoldo Mondadori Editore.
 

Giorno per giorno, l'avventura
di Walter Bonatti
Editore Contrasto
231 pagg 19,90 Euro
 

La tridacna gigante e altre visioni

L'inizio del bellissimo graphic novel che Paolo Bacilieri ha de¬dicato alla biografia di Emilio Salgari (Sweet Salgari, Coconino Press, 2012) riprende nella didascalia una descrizione del Gan¬ge che proviene dai Misteri della jungla nera: "Il Gange, questo famoso fiume celebrato dagli indiani antichi e moderni, le cui acque sono reputate sacre da quei popoli, dopo d'aver solcato le nevose montagne dell'Himalaya...". Intanto le vignette di Bacilieri mostrano il Po a Torino, con lo sfondo della Mole Antonelliana, Superga, il Valentino.

Il potente contrasto fra esotismo della narrazione e fa-migliarità dei panorami ritorna in mente leggendo certe de-scrizioni che Walter Bonatti ha consegnato ai suoi interventi radiofonici: "Ciò che sta ai miei piedi è la Valle della Morte, la famosa depressione salata del Nord America. Questa valle, dal nome drammatico, è un bacino di drenaggio dove giun¬gono gli scoli sotterranei fin dalla lontana Sierra Nevada; le acque evaporano in questo budello chiuso, caldo, secco, e vi lasciano depositati — su una superficie di circa 320 chilometri quadrati — i sali, i borati e altri minerali solubili portati fin qui in sospensione.

In queste saline abbacinanti, rinserrate fra brulle montagne che le proteggono dai venti si sono registrate temperature spaventose di 134 gradi Fahrenheit. Con il nome di Valle della Morte non si sarebbe dunque potuto meglio defi¬nire un luogo tanto sterile e inospitale per l'uomo". Parole che saranno risuonate nei tinelli nazionali o dalle autoradio che distraevano italiani fermi in coda nel traffico. Una mia antica convinzione, corroborata da molte conferme empiriche, è che le storie capitino soprattutto a chi le sappia raccontare.

Ho la fortuna di avere tra i miei amici alcuni formidabili conversatori, con il gusto particolare di narrare l'aneddoto arguto e sor¬prendente: bene, proprio a loro sono capitate le vicende meno verosimili, quelle che fra l'altro sorprenderebbero anche se non fossero narrate con particolare sapienza. A Walter Bonatti non è "capitato" quasi nulla. Sempre, "se le è andate a cercare", e le ha anche trovate.

La meraviglia, lo stupefacente, il pericoloso, l'esotico, lo scomodo, lo spettacolare, l'estremamente faticoso: nell'insieme queste figure compongono un mosaico che si può chiamare l'avventuroso". Bonatti, nelle sue escursioni, dell'avventuroso" ha accumulato un repertorio, e lo ha fatto per sciorinarlo nei suoi libri e poi nelle sue rubriche radiofoniche. Del resto di chi ha attraversato traversie e pericoli si dice: "Ma oggi è qui per raccontarcela". Perché si prova la spinta a mettere a rischio la propria incolumità, e certamente la propria tranquillità, se non per avere qualcosa da raccontare?

Anche come narratore Bonatti sembra aver dovuto costrui¬re la propria competenza, con pazienza e alacrità. E spontaneamente si è rivolto ai moduli più tipici del racconto di avven¬ture, da Jack London a, appunto, Salgari: "Quando il sole non è ancora penetrato a sciogliere le nebbie, tutto trasuda umidità e i giganti della foresta, come bestie affaticate, mostrano i loro tronchi levigati e lucenti" (Bonatti, dal libro Ho vissuto tra gli animali selvaggi).

Le prime scalate sono rievocate partendo dal grigiore della vita quotidiana: la montagna diventa veramente un modo per elevarsi, non solo fisicamente e non tanto "spiritualmente". L'elevazione, qui, consiste nello staccare la propria ombra da quel grigiore e lo dimostra un incipit potente (forse in modo inconsapevole) come: "Negli anni successivi alla se¬conda guerra mondiale vivevo a Monza". Bonatti a Monza: per l'ascoltatore, che già ammirava il grande maestro dell'avventu¬ra, doveva essere un'immagine incongrua quanto il marziano a Roma di Flaiano. Prosegue Bonatti: "Erano tempi duri, in un mondo disfatto e ancora senza prospettive.

Qualche gita domenicale sui monti, nelle vicinanze, distraeva dalla cruda realtà. È in quegli anni dunque che conobbi la Grigna come escursionista e, sebbene marciassi soltanto lungo sentieri, non potevo sottrarmi al fascino delle guglie e delle creste svettanti, su cui ammiravo con invidia le cordate di scalatori".

Inoltre tutto ciò è avvenuto tramite la radio: la radio che, come si dice, "entra nelle case". Non che non vi entrino anche i libri, per dirne una. Ma quello che "entra" con la radio è una voce e questo cambia le cose. Dà veramente l'impressione di avere un ospite fra le proprie quattro mura: "Vi voglio tradurre in parole un'altra delle mie visioni sulla grande natura incontaminata, e che forse per oggi vi farà sognare permettendovi di accantonare per un momento le preoccupazioni e le tensioni che vi portate dietro, e che forse qualche volta vi precedono anche.

Oddio, può darsi che qualcuno più fortunato degli altri non abbia di questi problemi, ma in generale tutti ne abbiamo, quotidianamente, piccoli o grandi che siano. Dunque, questa immagine che sto per descrivervi l'ho colta, pensate il contra¬sto, sui fondali della Grande Barriera Corallina d'Australia".
"Pensate il contrasto": il soggiorno domestico e la Gran-de Barriera Corallina d'Australia. Le nostre solite cose e "l'inconfondibile profilo sinuoso della tridacna gigante, con i suoi carnosi e immensi labbri socchiusi". Come, "inconfondibile", Walter? Noi non vedremo mai una tridacna gigante, se non nelle immagini disegnate nel cielo delle nostre stanze dal suo¬no delle tue parole.

Quella che Bonatti ha praticato, con grande discrezione e giusto orgoglio, è una scrittura radiofonica impegnata a restituire non la vista ma (come dice lui stesso con esattezza) la "vi¬sione" di un mondo che solo i suoi occhi hanno potuto vedere perché solo le sue gambe hanno saputo girarlo in quel modo. Il tutto partendo da Monza e arrivando alle nostre radioline.

 


 

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