Rigoletto

di Angelo de' Cherubini

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Il rigoletto
Il Rigoletto/ Il mondo in un dollaro. Ecco come capire l'economia globale

Che cosa succede davvero quando spendiamo il nostro denaro? Quali sono le conseguenze di gesti quotidiani come un pieno di carburante, o l’acquisto di un vestito in qualche negozio di fast fashion?

«Dietro ogni scambio economico c’è una storia», scrive un’esperta in materia come Dharshini David, giornalista inglese e anchorwoman finanziaria della BBC. Ogni moneta che spendiamo racconta qualcosa, e nessuna ha tanto da raccontare come il biglietto verde da un dollaro. Perché il dollaro è molto più che un simbolo dell’America. È il linguaggio finanziario del nostro mondo: un sistema sempre più interconnesso, fatto di inimmaginabili ricchezze e disuguaglianze gigantesche, dove una parola detta da un banchiere a Washington può spingere un ragazzo africano ad attraversare il Sahara, e le nostre scelte di ogni giorno possono cambiare, a migliaia di chilometri di distanza, la vita di qualcuno che non conosceremo mai.

Il mondo in un dollaro illumina i meccanismi dell’economia globale portandoci in viaggio a bordo di una banconota: a partire dall’acquisto di una radio in un Walmart texano – per l’irrisoria cifra di un dollaro, appunto – seguiamo passo dopo passo una reazione a catena che ci conduce prima in Cina, alla manifattura a basso costo dove la radio è stata prodotta, e poi in Nigeria, dove la banca centrale cinese sta finanziando la costruzione di enormi infrastrutture; di lì, cavalcando i flussi economici che governano il mercato e connettono i continenti, proseguiamo tra risaie indiane, pozzi petroliferi iracheni e fabbriche di armi in Russia, raggiungiamo la Germania attraverso un gasdotto, per tornare infine in America passando per il cuore finanziario del pianeta, la City di Londra minacciata dalle incertezze di Brexit.

Con uno stile diretto e comunicativo, Dharshini David scioglie una a una queste intricate relazioni e rende comprensibili a tutti anche le dinamiche più complesse. A disegnarsi in queste pagine è così una grande mappa dell’epoca sfuggente in cui viviamo. Uno strumento chiaro e necessario: perché più il mondo diventa complicato, più abbiamo bisogno di capire davvero come funziona – e non importa che nelle nostre tasche ci siano dollari, euro, yen, rubli o sterline. O forse, invece, sì.

L'AUTORE

Dharshini David, londinese, è giornalista economica di BBC News. Dopo aver lavorato per la banca d’investimenti hsbc, ha lasciato il mondo bancario per occuparsi di informazione economica come corrispondente della bbc dalla City di Londra e da Wall Street. È stata poi consulente di Tesco per la comunicazione, e in seguito, per diversi anni, uno dei volti principali di Sky News, dove ha condotto programmi televisivi di approfondimento politico e finanziario.

il mondo in un dollaro 2
 

Il mondo in un dollaro - Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale

Autore: Dharshini David
Editore: UTET
Genere: Saggistica
Formato: brossura con alette
Pagine: 288

Introduzione

Vi siete mai chiesti come mai possiamo permetterci di comprare molti più vestiti dei nostri nonni, ma forse non una casa in cui tenerli tutti? Perché il costo della benzina può raddoppiare nel giro di qualche mese, ma non cala mai alla stessa velocità? Perché i nostri governi ignorano alcune delle atrocità che accadono in giro per il mondo, ma sono pronti a intromettersi in altri conflitti?

A star dietro alle notizie, oggigiorno, finisci per chiederti se esiste qualcuno che può ancora permettersi di invecchiare, o se ci sono ancora posti di lavoro in un'epoca di migrazioni di massa.
Dietro a tutto ciò c'è l'economia. Di questi tempi, soprattutto dopo la crisi del 2008, è una brutta parola. È diventata sinonimo di un sistema indecifrabile in cui molti di noi non credono più. Gli economisti — i meteorologi della finanza — non ne sono usciti molto bene. Sono stati incapaci di prevedere il disastro, e quando c'è stato il crollo non hanno saputo individuare delle strategie per correre ai ripari. Quanti reggevano le fila, cioè i politici e le multinazionali senza volto, sono sembrati ancora più inadeguati o, peggio ancora, animati da pessime intenzioni.

L'economia viene a volte definita "la scienza triste", ma la si potrebbe chiamare anche scienza distante. Una volta all'anno, il World Economic Forum riunisce i migliori uomini d'affari e leader di governo, rigorosamente su invito, a Davos, una località appartata sulle Alpi svizzere. I delegati la raggiungono in aereo da tutto il mondo, e occasionalmente viene coinvolto qualche attore di Hollywood come Angelina Jolie o Leonardo DiCaprio, per aggiungere un po' di glamour. L'espressione "uomo di Davos" (gli uomini sono ancora la maggioranza) è diventata il modo colloquiale per indicare un membro della élite mondiale. 

Per la maggior parte di noi le probabilità di ricevere un invito per Davos sono esigue ma, anche se non ci troviamo in quelle stanze, possiamo comunque capire quelle conversazioni. Ne abbiamo bisogno. Certo, sono gli "uomini di Davos" a tirare le fila, ma sapere come funziona il sistema può dare a tutti noi un po' più di potere. Un potere che possiamo esercitare non solo scegliendo i politici per cui votare, ma anche attraverso le piccole decisioni che prendiamo ogni giorno, in qualunque parte del mondo ci troviamo.


È stato il desiderio di raccontare alle persone lo strano mondo dell'economia, con le sue implicazioni nella vita di noi tutti, a spingermi a barattare una piazza finanziaria nella City per una sala stampa (da un punto di vista personale, probabilmente non si è trattato della scelta economica più razionale). Mentre le conseguenze della crisi finanziaria annebbiano ancora la situazione, volevo fornire un quadro più chiaro di come le forze economiche determinano il mondo in cui viviamo. È così che è nato questo libro.


Vi presento Dennis Grainger. Non fatevi ingannare dall'aspetto mite: eloquente, ben vestito, i capelli che ingrigiscono, Dennis sembra in tutto e per tutto un direttore di banca in pensione dell'Inghilterra nordorientale. A guardarlo, non direste mai che per più di dieci anni ha ingaggiato un'aspra battaglia contro il torbido mondo della finanza.


Nel 1998 Dennis è stato assunto nella filiale di Sunderland della banca britannica Northern Rock. Pensando coscienziosamente al futuro ha risparmiato tutto quello che poteva, sperando di andare in pensione entro una decina d'anni. Non è risultato idoneo per una pensione aziendale, così ha comprato delle azioni della ditta per cui lavorava: che cosa poteva esserci di più sicuro, per un uomo del posto, di una solida banca del posto?


Dalle sue umili origini nell'Ottocento, nel tempo la Northern Rock era diventata un punto di riferimento nazionale in fatto di mutui e libretti di risparmio per milioni di cittadini inglesi. Era rispettata; faceva parte del sistema.


Forse la moglie di Dennis si è preoccupata, quando nel 2007 il prezzo delle azioni della banca ha avuto una flessione, minacciando di far saltare i loro progetti di pensionamento, ma lui era fiducioso. La sua fiducia è stata tradita il 14 settembre, quando la Northern Rock ha ammesso di essere a corto di fondi e di dover chiedere un salvataggio pubblico (bailout) d'emergenza alla Banca d'Inghilterra. In un attimo, il panico: i clienti si sono precipitati nelle settantadue filiali a recuperare i risparmi di una vita. Le code si snodavano intorno all'isolato; le linee telefoniche erano intasate. I politici davano rassicurazioni sul futuro della banca, ma le code diventavano sempre più lunghe, anche ín una filiale a poche centinaia di metri dalla Banca d'Inghilterra. Era in atto la prima corsa agli sportelli di una banca britannica da centocinquant'anni. Per la capitale finanziaria mondiale è stato uno spettacolo incredibile. Dietro le quinte, i politici mortificati e i banchieri prendevano febbrilmente in esame le opzioni di salvataggio per quello che, in modo surreale, hanno chiamato Progetto Elvis.


Nel giro di qualche mese il governo assume il controllo della banca, e le azioni di Dennis, che un tempo valevano più di 110 000 sterline, diventano carta straccia. Dennis aveva fatto quello che troppi pochi di noi riescono a fare: mettere diligentemente da parte dei soldi per il futuro. Ma non è servito a un bel niente.
Northern Rock è ormai diventato sinonimo del crollo finanziario del 2008, che ci ha insegnato ad aspettarci l'imponderabile. Dai primissimi segni, quasi nessuno si ,è accorto del disastro incombente di una portata globale senza precedenti. Quando la situazione è implosa, il cauto Dennis si è ritrovato a pagare un prezzo esoso per il comportamento scorretto di altri, e ancora oggi continua a combattere per avere un risarcimento dal governo inglese. Non lo fa solo per se stesso; ha infatti guidato una campagna a favore di molti ex azionisti. A un universo di distanza dai pezzi grossi messi alla gogna dalla stampa all'indomani della crisi, molti di quelli che aspettano un indennizzo sono le vedove o i figli di ex impiegati convinti che la Northern Rock fosse stabile come le case per cui forniva finanziamenti.


Chi è il colpevole di una simile catastrofe? Lo stato britannico è il primo destinatario delle richieste di indennizzo, ma le colpe della crisi che si è mangiata i risparmi di queste persone comuni potrebbero essere individuate molto più lontano. Potremmo rivolgerci alle banche che hanno aggirato le regole e si sono affidate a fondi sospetti per potenziare i profitti. Oppure potremmo rivolgerci a quei mutuanti che hanno approvato prestiti a consumatori americani che non potevano permettersi di ripagarli. Potremmo chiederci in che modo le azioni dei singoli individui abbiano contribuito a qualcosa di così immenso, e apparentemente così impossibile da controllare.


Per capire appieno cosa è successo a Dennis e ai milioni di persone la cui prosperità è stata intaccata nel 2008, è necessario osservare il funzionamento dell'economia globale. 

Il mondo che conosciamo sta diventando più piccolo e allo stesso tempo più complesso. Síamo in sette miliardi a vivere e lavorare su questa terra, e tutti lottiamo per gli stessi beni, la cui disponibilità è però limitata: cibo o petrolio, o perfino gli smartphone. Si tratta di un sistema sempre più interconnesso, in cui una parola detta da un banchiere di Washington o Berlino può portare alla fame i pensionati greci, o un giovane a lasciare la famiglia per attraversare a piedi l'Africa subsahariana in cerca di una vita migliore. Questa contrazione del mondo, altrimenti detta globalizzazione, sembra spesso una grande forza impersonale, una forza che lavora a favore di alcuni ma tratta severamente altri. E, a quanto pare, non possiamo sfuggirle.


A otto fusi orari da Pechino, l'esperienza di Wang Jianlin è stata molto diversa da quella di Dennis Grainger. Nato nella provincia del Sichuan nel 1954, Wang Jianlin seguì il padre nell'Esercito popolare di liberazione, ma quella tradizione familiare non bastava a soddisfarlo. In compenso, dopo qualche decennio è diventato un magnate capitalista con un patrimonio di miliardi di dollari e ha continuato ad accumulare un portafoglio globale che comprende la più grande catena di cinema del mondo e alcuni inestimabili Picasso. Non sono molte le guardie di frontiera cinesi che vengono paragonate a un cattivo dei film di James Bond, ma questo ex soldato di fanteria comunista possiede un impero che Blofeld invidierebbe.

Wang ha investito la sua fortuna nei cinema Odeon e AMC, dove gli europei e gli americani si godono quei grandi successi hollywoodiani che in Cina sono banditi. Ha speso 45 milioni di dollari per il 20 per cento delle azioni di una delle squadre di calcio più famose della Spagna, l'Atletico Madrid, quando poteva accontentarsi di un abbonamento per tutta la stagione a soli 1000 dollari. È stato quando ha rilevato il fornitore di yacht dei film di James Bond che la stampa ha cominciato a paragonarlo ai malvagi ricconi di Fleming. L'Economist" ha inneggiato alle sue «ambizioni napoleoniche», e la sua linea ancora impeccabile rispecchia la «disciplina di.ferro» con cui gestisce le sue imprese. Nonostante frigidi modi militari, il suo obiettivo principale è intrattenere ogni settimana milioni di persone in tutto il mondo. Non è uno sportivo o un divo del cinema; è l'uomo più ricco della Cina.


Wang ha grandi doti come imprenditore e come uomo d'affari, ma limitarsi ad approfittare dell'occasione giusta non basta. Il suo successo è arrivato cavalcando lo tsunami delle mutazioni economiche globali a cui abbiamo assistito negli ultimi trent'anni. Come grande produttore e investitore e, più recentemente, come megaconsumatore, Wang ha sfruttato al meglio questi mutamenti, dallo sviluppo delle proprietà commerciali che hanno sorretto la trasformazione industriale della Cina al finanziamento di locali di karaoke per un ceto medio urbano cinese in forte espansione. L'ascesa della Cina è anche una delle principali narrazioni politiche della nostra epoca. È un racconto avvincente e, come vedremo, per molti versi collegato a ciò che è successo a Dennis Grainger.


Queste sono solo le storie di due tra i miliardi di persone che popolano il nostro pianeta, ma mostrano come sia possibile elevarsi o precipitare spinti dalle forze dell'economia globale che spesso sembrano esulare dal nostro controllo.


Potremmo pensare all'economia globale come a tutte le transazioni, le interazioni, gli acquisti e gli accordi che riconosciamo come scambi. Nel tempo, il flusso di entrate generate da queste relazioni commerciali si accumula sotto forma di ricchezza. L'economia e le forze che essa contiene sono determinate dalle azioni di individui — che si trovino a Davos o in un mercato di strada a Calcutta — in modi non sempre volontari.


Comunque sia, una cosa è certa: siamo tutti soggetti a queste forze e, indipendentemente dalla nostra capacità di controllarle, è importante sapere come funzionano e come si ripercuotono sulle nostre vite.

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