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Ma però
di Achille Lega
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Obama metterà alle strette l'Europa mollacciona

Mercoledí 05.11.2008 16:55


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Che cosa si appresta a chiedere il presidente Barack Obama agli europei e ai loro governi?
Se i profili personali e il realismo imposto dalle condizioni oggettive pesano, come  riteniamo, la "nuova" America post-Bush sarà assai esigente  nei rapporti con una Europa che tende spesso a smarcarsi o a preferire la linea di minore resistenza - spacciata per "multilateralismo" - quando si tratta di affrontare pesanti oneri in presenza di crisi internazionali.

Da una parte infatti conterà l'atteggiamento del giovane presidente che, pur munito di buone qualità tattiche, mostra la tendenza ad affermare una personalità molto decisa, se non dominante. E certamente nei rapporti dovrà far capire ai partner storici europei, in ipotesi recalcitranti, che il presidente americano non intende farsi menare per il naso.

Con la circostanza accessoria che Obama prima o poi sia obbligato più di altri a manifestare, nei nuovi panni, la sua lealtà patriottica verso gli Usa sino ad adottare una sorta di immagine quasi nazionalista probabilmente non sgradita alla maggioranza dei suoi elettori. E questo sotto l'ombrello, ad esempio, della tutela in ogni caso degli interessi economici americani - in particolare della working e della middle class - minacciati dall'esterno con la globalizzazione "alla cinese".

Si potrebbe aprire così un capitolo di possibile neo-protezionismo americano, in qualche misura già ventilato in campagna elettorale dal candidato a proposito del Nafta ossia il trattato di Bill Clinton per il commercio fra Usa, Canada e Messico. In tal caso la questione non potrebbe non investire anche i rapporti di scambio con l'Unione Europea e alcuni Paesi del Vecchio Continente oltre ad altri in Africa, Asia e America Latina.

Ma nelle relazioni con l'Europa, in primo piano - e presto - potrebbe venire all'ordine del giorno un problema a nostro  parere inevitabile per un nuovo presidente che, a proposito di teatri di crisi dove sono impegnate forze americane, ha proposto prima delle elezioni di rafforzare il contingente americano in Afghanistan, alla luce di un possibile (ma non facile) disimpegno militare a breve dall'Iraq.

Obama sa che l'impresa in Afghanistan è multinazionale e gestita anche dalla Nato oltre che dagli Usa, sempre sotto l'egida "politica" dell'Onu. E' da prevedersi perciò che egli si rivolga in termini perentori (e comprensibili), molto più di quanto non abbia fatto George W. Bush, a quei Paesi europei alleati che continuano a defilarsi (non l'Italia) per esigere un più ampio impegno militare nella lotta contro i Talebani "risorti".

La difesa del Paese asiatico resta infatti un interesse comune a tutto l'occidente. E in prima linea non possono restare soltanto alcuni governi, beninteso anche europei, a fianco dell' alleato americano. In definitiva c'è da aspettarsi sul versante internazionale, salvo smentite, un Barack Obama presidente deciso a difendere gli interessi americani - tutti - con una grinta forse oggi inattesa su questa sponda dell'Atlantico. Gli europei si preparino a trattare.



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