di Francesca Sassoli
Il Giappone. E’ la terra lontana e del mistero, del silenzio del samurai, del Fujama con le nevi esterne, nell’aria rarefatta delle vedute di Hokusai, dei manga.
Mangaka è colui che disegna e idea una storia a fumetti, e
Jiro Taniguchi nel piccolo e prezioso saggio di
Andrea Attilio Grilli, per Le Virgole della
Tunué, è chiamato “Il gentiluomo del manga”. Perché entra in ogni storia che affronta con il cuore e con uno stile leggero, mai invasivo, sempre con garbo. Perché tratta temi spinosi senza eccedere mai, alla larga dalle estremizzazioni, da iperboli e paradossi che hanno giocato - duro e sporco – in larga parte della produzione di fumetti nel resto del mondo. Perché spingere l’acceleratore è più facile che rodare un motore conducendolo con grazia, tornante dopo tornante…
Andrea Attilio Grilli, nell'introduzione del libro dici: "Quando si apre un volume a fumetti disegnato da Taniguchi le sorprese o le emozioni non mancano mai". Quali sono gli elementi più forti di questo maestro di manga?
"Direi che la prima emozione è uno stupore. Un lettore di manga è abituato a un prodotto ricco di azione, e in qualche modo veloce da leggere e con pochi dettagli per una consumazione veloce. Ecco le prima pagine dei manga di Taniguchi già spiazzano e introducono a un ritmo più lento, più riflessivo. Le emozioni successive scaturiscono dalla dolcezza, dalla serenità e dal modo con cui ci propone graficamente le storie dei personaggi. Sono emozioni vere e umane e non dettate da sfere magiche!"
Perché secondo te Taniguchi non può essere paragonato ai grandi come Will Eisner e Osamu Tezuka? Cosa gli manca?
"Più che cosa gli manca, direi cosa non è Jiro Taniguchi. Dopo Eisner il fumetto americano non sarà più lo stesso, così come dopo Tezuka l’animazione giapponese non sarà più la stessa. Dopo Taniguchi possiamo dire che il fumetto è un’arte più ricca, più emozionante, ma le tecniche, il modo di pensare 'come fare il fumetto' rimangono sempre le stesse. Taniguchi non è un nodo culturale come Eisner o Tezuka, è un importante passo della storia del fumetto, da cui un amante del fumetto non può prescindere almeno nella lettura di alcune opere".
La Coconino Press ha pubblicato in dieci volumi "Ai tempi di Bocchan": si parla del periodo Meiji. Il punto di forza di Taniguchi è la capacità di ricostruire storie all'interno della storia, o la sua voce più intima è quella legata alle sue passioni come gli animali e l'alpinismo?
"Taniguchi ha una chiara poetica che esprime soprattutto nel modo con cui disegna e interpreta le emozioni. Poi che queste emozioni siano in uno sfondo storico oppure West oppure naturalistico, non fa differenza. Per questo è sicuramente un autore maturo, con idee chiare su come raccontare le storie. Personalmente lo trovo più efficace nelle storie ambientate in Giappone e immerse nella natura, meno in quelle fuori dal suo contesto culturale, dove sembrerebbe un po’ distaccato, ma dovremmo scendere molto nel dettaglio".