Mumble Mumble/ Avventura ai confini della realtà in "Caravan", nuova mini-serie Bonelli creata da uno dei padri di Nathan Never

Avventura ai confini della realtà in "Caravan", nuova mini-serie Bonelli creata da Michele Medda, uno dei padri di Nathan Never. Che ad Affaritaliani rivela: "Mi ispiro a Suzanne Vega e Lou Reed..."

Lunedì, 6 luglio 2009 - 08:49:00

di Francesca Sassoli

Nei cieli della tranquilla cittadina Nest Point, compaiono strane nubi. Intanto si registrano inspiegabili cali di corrente e fatti misteriosi, mentre l’esercito, all’improvviso e senza dare alcuna ragione, costringe tutti gli abitanti ad evacuare la città. Parte così un lungo esodo senza una meta precisa, in fuga chissà da chi e che cosa. Questo è l’avvincente incipit della nuova mini serie della Sergio Bonelli Editore. Si tratta di "Caravan", racconto corale di un’avventura che metterà alla prova sia i tanti personaggi che gli stessi lettori. Dietro a questa scommessa, uno degli storici creatori del detective del futuro, Nathan Never e della sua “costola”, Legs Weaver: Michele Medda. Per saperne di più su di cui si può visitare il suo sito e su Caravan ha creato anche un blog:. Eclettico, colto ma mai pedante, imprevedibile, Mumble Mumble lo ha intervistato.

In "Caravan " si respira quell'atmosfera magica e di suspence soprannaturale, un po' "Ai confini della realtà", un po' "Lost". Quali sono state le fonti della sua ispirazione?
"In realtà Caravan è frutto di un puzzle di ispirazioni e di spunti di diversa origine, ma sicuramente non televisiva. Libri, film, perfino canzoni. D’altronde, è stato così anche per Nathan Never. La sequenza iniziale per 'Gli occhi di uno sconosciuto' (albo numero 9) cita quasi alla lettera 'Tom’s Diner' di Suzanne Vega. E 'Dirty Boulevard' (albo n. 32) non prende solo il titolo, ma anche l’ispirazione dalla canzone di Lou Reed".


Caravan
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La particolarità di questa storia è che non esiste un eroe o un antieroe, ma una comunità intera. Si parla di racconto corale. Quali sono le difficoltà di un'impresa del genere? Esistono personaggi comunque più "pesanti" di altri?
"Le difficoltà di coordinamento sono notevoli, perché lo sceneggiatore scrive gli albi ovviamente in sequenza, ma i disegnatori vanno a velocità diverse. Questo significa, per fare un esempio concreto, che può essere disegnato il numero 5 prima del 4, il 3 può essere terminato prima del 2, e così via. Certi collegamenti fra i personaggi vanno quindi fatti “a ritroso”. È maledettamente complicato. Quanto alla caratterizzazione, è vero che nessuno è protagonista assoluto, ma chiaramente i Donati sono più protagonisti di altri personaggi. Inoltre, per i personaggi minori, c’è anche l’imprevisto della caratterizzazione grafica. Un esempio banale: io posso avere previsto in sceneggiatura che a un certo punto un personaggio faccia sfoggio di forza fisica. Che so, che sollevi un grosso peso. Ma se il disegnatore me lo ha disegnato mingherlino non posso fargli fare quella scena, e di conseguenza anche la caratterizzazione psicologica cambia".

Qual è il target di "Caravan"? Il lettore Bonelli è talmente vario...
"È vero che le serie creano schiere di fans che spesso sembrano partiti politici, per cui è difficile che un lettore di Napoleone sia anche un lettore di Tex. Ma diventerei pazzo se mi ponessi certi problemi. Semplicemente penso a scrivere la miglior storia possibile, tenendo conto che comunque i nostri fumetti sono pensati per un vasto pubblico. E a me sta bene così".

In Nathan Never si potevano sempre apprezzare citazioni colte, sfiziose citazioni... Anche in "Caravan" (e il titolo del primo numero "Il Cielo su Nest Point" ricorda il capolavoro di Wenders...) si potrà godere di questa sua capacità di suggerire al lettore varie interpretazioni, curiosità da approfondire, cose da andare a ricercare?
"Credo che sia quasi impossibile (e forse anche un po’ sterile) costruire un universo narrativo contemporaneo eppure completamente autoreferenziale come per esempio è quello di Harry Potter. Quindi i personaggi di Caravan guardano film, ascoltano musica, leggono libri esattamente come noi. Insomma, vivono nel nostro mondo. Perciò in questo senso le 'citazioni' ci sono. Se però si intendono per 'citazioni' forme del racconto, cioè ricalchi o rimandi espliciti a sequenze di film, romanzi eccetera, no, questo non è il mio modo di raccontare".



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Cosa l'ha portata a "Caravan"? Quanto contano le influenze di una certa letteratura e cinematografia targate Usa?
"Ragionandoci col senno di poi, probabilmente Caravan ha anche ragioni psicologiche che mi tengo per me. Ma credo che prima di tutto Caravan sia una dichiarazione d’amore per l’America. Io ero bambino negli anni sessanta, quando i “buoni” erano ancora John Wayne e quelli del Settimo Cavalleggeri!"

Si assisterà a manifestazioni sovrannaturali, cose inspiegabili almeno sul momento, o la situazione surreale in cui è catapultata la comunità è solo un pretesto per raccontare le sorti dell'umanità?
"Ovviamente non posso fare anticipazioni. Posso solo sperare che il lettore mi segua lungo la strada e capisca cosa sto raccontando…"

Graficamente quali sono stati i punti importanti da rappresentare in una certa maniera piuttosto che in un'altra?
"Questa è una domanda interessante, che però richiederebbe una risposta lunghissima! Provo a essere breve: Caravan ha una strana caratteristica. Non è una serie 'complicata' da disegnare come Nathan Never, ma in un certo senso è molto più difficile. Le situazioni estreme che siamo abituati a vedere nei fumetti qui sono centellinate, e i disegnatori devono lavorare sulle sfumature psicologiche. I personaggi devono recitare come se fossero attori in carne e ossa. Ma è chiaro che al cinema uno stato d’animo può essere reso non solo con uno sguardo, ma anche con una luce, una musica, un colore. Nel fumetto hai solo il tratto della matita e, nel nostro caso, il bianco e nero. Quindi la priorità che ho dato ai disegnatori è stata: rendere vivi i personaggi. Per tutto il resto ci siamo presi tutte le licenze possibili e immaginabili in un’opera di fantasia".

Prossima avventura? Ci sta già pensando? Pensa che le mini serie siano il futuro? "Caravan" potrebbe diventare una serie fissa, oppure il finale non permette sequenze successive?
"Caravan è pensata per essere una serie a termine, un’unica lunga storia, non essendo una serie avventurosa tradizionale. Per quanto riguarda il 'dopo–Caravan', ci penserò più avanti, magari una volta che vedrò completato il numero 12. Quanto alle miniserie, indubbiamente sono formule editoriali molto più duttili, ma hanno un difetto: essendo brevi, non creano nei lettori affezione per i personaggi. Cioè non vanno bene per avere come protagonista un eroe. D’altronde le serie come Tex richiedono investimenti economici massicci, e oggi il mercato del fumetto non è certo come vent’anni fa. Quindi, alla fine, mi sembra che la formula delle miniserie (che peraltro possono avere durata variabile) sia la migliore nel momento attuale, perciò credo che si continuerà su questa strada".

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