Mumble Mumble/ "Morti di sonno", storie di ordinaria disperazione all'ombra del Petrolchimico di Ravenna

Giovedì, 14 maggio 2009 - 16:00:00

di Francesca Sassoli

Eccoli, i figli degli operai del Petrolchimico Eni. Nel Villaggio Anic di Ravenna, sorto per volere di Enrico Mattei nel 1958, giocano a pallone, si confrontano, si scontrano con la vita, in quello strano microcosmo del quartiere popolare “protetto”. C’è Rino, il narratore della storia, detto “Koper” per via delle orecchie a sventola come le antenne di Tv Capodistria. E poi tanti altri ragazzini: i fratelli Lo Cicero, Rolfo, Gino “Scartigno”, Lario lo spaccone, Ivano che dribbla e gioca come il mitico Cruyff. Sono i personaggi indelebili della graphic novel “Morti si sonno” di Davide Reviati, autore di fumetti, pittore, illustratore, sceneggiatore e storyboard artist. I figli degli operai vivono la loro infanzia all’ombra minacciosa del maxi-stabilimento: ogni tanto suona l’allarme per qualche fuga di gas tossici e la gente si deve chiudere in casa, ogni tanto si scopre che il fiume è più nero del solito, qualche volta un padre di famiglia si ammala e muore. Mumble ha intervistato Davide Reviati.

Racconto denso, aspro, venato di nostalgia, “Morti di sonno” è un’opera toccante e coinvolgente. Quanto la storia è autobiografica?
"La matrice autobiografica della vicenda è innegabile e pure dichiarata (vedi la dedica nel libro), ma non è vera in toto, anzi. Non mi dà fastidio la catalogazione nel genere, ma per essere precisi, il lavoro fatto non si limita a sceneggiare e montare vicende reali legate all'infanzia. La matrice autobiografica la vedo più nell'ispirazione, diciamo così per spiegare quell'intrigo emotivo che ti rapisce alla genesi di un lavoro e ti accompagna durante tutto il cammino, la vedo qui, dicevo, più che nel racconto stesso. Che non è affatto un insieme di fatti 'realmente accaduti'. Ecco, direi, dove sta la parte interessante e, massì, diciamolo: anche faticosa, di questo lavoro. Giocare con la memoria, bistrattarla, schiaffeggiarla come il disegno, piegarla e imbavagliarla; e poi lasciarla libera, invece, libera di correre a perdifiato dove le viene. Quando poi si fa dolorosa, la memoria, è molto duro accumulare la forza per dissacrarla. Devi avere una guida, un cicerone che ti porti per mano fino in fondo, che ti conforti e ti dia sicurezza, e questi, per me, non potevano essere che loro: Ciccio, Punso, Bantu...ops. Volevo dire Lario, Marzio, Il Belva... Loro sì, sanno dove andrai a parare, e pure come arrivarci".



GUARDA LA GALLERY
I temi affrontati sono spinosi e sempre attuali: l’esperienza con la droga, la fatica di crescere, la criminalità. Quali sono state le difficoltà di farne un affresco mai scontato?
"Organizzare un racconto che parli di temi che ti stanno a cuore e che hanno a che fare con la tua vita, in qualche misura; farlo nel modo più 'vero', coi toni giusti, senza trasformarlo in uno stucchevole affresco di genere, questo sì, non è stato facilissimo. Procedere senza una sceneggiatura stabilita, senza una solida base su cui cominciare a costruire per gradi, con ordine, è stata un'altra difficoltà. Ma era necessario. Ogni opera, lo si dice spesso, ti prende e ti porta dove vuole lei. Nel momento in cui ti illudi di aver trovato un metodo, una chiave universale per tutte le serrature, ti stai preparando a una sonora sdentata. Lo si impara col tempo, con l'esperienza, e coi denti che fanno male. E allora arriva un giorno che ci si stufa di combattere la propria natura e si impara ad assecondarla, o meglio, ad accettarla. Non che questo metta al riparo dalle sofferenze, non sia mai, ma è un ostacolo in meno. Non per sempre, purtroppo, ché ogni tanto rispunta dalle viscere l'istinto primigenio e ci si ricade".

E' ciò che hai imparato affrontando questo lavoro?
"Per adesso, io ho capito che non so pressoché nulla. Nulla di come si debba affrontare un'opera o un'altra e del metodo migliore per trattarla. Ma non è un problema: ecco quello che so, invece. E che è più importante l'ansia che ti toglie il respiro e non sai dove viene, l'angoscia che non ti molla manco quando provi a distrarti, tutto quello che ti costringe ad agire, a reagire ai presagi e ai fantasmi, ad alzarti ancora con la voglia di. Perché, per quanto ne so, tutto ciò è quanto di più vicino alla vita, tanto per fare un po' di retorica. Il resto, dall'organizzazione logica della struttura alla dichiarazione artistica, dall'impianto filosofico alla citazione ad arte, tutto perde di senso e di pathos. Diventa un'appendice posticcia e retorica. Falsa, in ultima analisi. E siamo ancora qui, alla cosa più importante e difficile: la verità".

0 mi piace, 0 non mi piace


Titoli Stato/ Collocati 6,5 mld Btp, tassi a minimi record
Riforme/ Guerini (Pd): verso elezione indiretta Senato
Alitalia/ Uilt, non arrivata lettera da Etihad
Riforme/ Renzi: se non si trova sintesi pronto a passo indietro
Milan/ Berlusconi: vendita club fantasia altrui
Mps/ Grillo: questa e' la mafia del capitalismo
Mps/ Grillo, facciamo casino per fare un po' di trasparenza
Berlusconi/ Vede foto Merkel e dice "Aridatece Kohl"
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

LA CASA PER TE

Trova la casa giusta per te su Casa.it
Trovala subito

Prestito

Finanziamento Agos Ducato: fai un preventivo on line
SCOPRI RATA

BIGLIETTI

Non puoi andare al concerto? Vendi su Bakeca.it il tuo biglietto
PUBBLICA ORA
In Vetrina