Mumble Mumble/ Luca Scornaienchi presenta in anteprima la graphic novel "Alice non sorride": "Ho rappresentato i vizi e le (poche) virtù della famiglia media italiana

Giovedì, 16 aprile 2009 - 11:35:00

di Francesca Sassoli

In anteprima assoluta il 25 aprile all’XI Salone Internazionale del fumetto Napoli Comicon, in programma a Castel Sant’Elmo dal 24 al 26 aprile, verrà presentata “Alice non sorride”, la nuova graphic novel di Luca Scornaienchi e Marina Comandini per Grifo Editore. E per presentarla in anteprima, lo stesso Scornaienchi ha scelto Affaritaliani per quesa puntata di "Mumble Mumble".

Tu e Marina tornate con un progetto a 4 mani dopo “La poesia uccide”. Quanto conta la sintonia quando si parla di fumetto?
"E’ fondamentale. Bisogna intendersi, avere un background culturale simile per poter fare questo lavoro in coppia. Altrimenti si rischiano delle schifezze indicibili. Ci sarebbero molti cattivi esempi da citare ma di questo, magari, ne parliamo un ‘altra volta".


"Alice non sorride"
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Sei un artista poliedrico, spazi da immensi affreschi sul muro (una donna gigantesca, giusto? Stile Anita Ekberg nell’episodio di Fellini, riecheggia nella miamente lo slogan cantato dai bambini “Bevete più latte…” e le poppe della Ekberg!), la performance in memoria del grande Andrea Pazienza, per non parlare dell’arte concettuale – fra Grand Guignol e minimal design – e la musica…Cos’è per te il fumetto? Che parte di te fa esprimere?
"Il fumetto, rispetto a tutto quello che hai citato sopra,è meno faticoso e, soprattutto meno costoso. Per molti autori di Comics il loro grande sogno sarebbe quello di lavorare nel cinema, ma alla fine si sono messi a scrivere e disegnare perché nei fumetti non ci sono scenografie da realizzare e macchinari costosi da comprare. L’arte contemporanea, da questo punto di vista è un po’ come il cinema. E anch’io, quando non trovo un buon mecenate che mette le sue mani nel portafogli, mi metto a realizzare fumetti. Ovviamente ci sono anche delle ragioni tecniche ed estetiche. Ci sono delle storie e delle sensazioni che possono essere raccontate meglio con un fumetto che con un’installazione e una performance, o viceversa. Ma, questa cosa, viene davvero in secondo piano".

Com’è nata l’idea di Alice?
"Non c’è un motivo particolare che ti fa mettere davanti al computer a scrivere una storia. Poi capita che quando la rileggi, ti rendi conto che dentro c’è molto di ciò che pensi. Una protagonista che vive in un mondo incantato, dove in apparenza tutto funziona, poi prende un acido, e finalmente vede la realtà sotto un ‘altra angolazione. Quando l’ho riletta con calma, mi sono reso conto che in questa storia c’ho messo un certo odio verso la tranquilla normalità della media famiglia italiana. Quella che lavora tutta la settimana per spendere i suoi soldi la domenica dentro ad un centro commerciale. Quella che la sera guarda la tv di Maria De Filippi, vota Berlusconi e poi pensa che il mondo gira male perché ci sono gli immigrati".

…Ma perché non sorride, Alice?
"Alice non sorride perché non gli piace il mondo che gli sta intorno e se lo fa, come dice Freak Antony nella prefazione del libro, è solo perché ha una paresi facciale!"

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