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PoliticaMente
di Marco Marturano
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Pd, ovvero parliamone dopo

Domenica 05.10.2008 17:00


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La democrazia secondo Veltroni Di Susanna Creperio Verratti

Il povero Veltroni... Franco Bomprezzi


L'antiberlusconismo di ritorno in casa Pd Di Giuseppe Morello

Il Governo c’è. L’opposizione, forse Di Pasquale Della Torca

Caro Morello, il Piddì oscilla tra il cialtro-veltronismo e... Di Maurizio De Caro

Il tempo è sempre galantuomo... Di Mino Rollo

Walter, che cosa ti è successo?/ Luca Sofri critica Veltroni e il Pd. E attacca: abolire il governo ombra. PARTECIPA AL FORUM

Dura la vita dell'opposizione in un Paese che va a marcia indietro a tutta birra. Dura soprattutto se chi governa lo sa fare senza porsi nessun problema nell'assecondare la rincorsa al passato come soluzione placebo dei problemi del presente e del futuro. Dura la vita ancora di più se a guidare l'opposizione è un partito che è ancora tutto da costruire, pur avendo un bacino di elettori pari a circa un terzo degli italiani votanti. Non ne parliamo poi se questo partito è ancora alla ricerca di una buona sceneggiatura che ne racconti con chiarezza ed efficacia l'identità all'opinione pubblica.

Sceneggiatura che manca, per abbondanza di autori a disposizione tra i dirigenti che mette a disposizione la Compagnia del Teatro Instabile del PD. A questo aggiungiamo una non invisibile crisi di credibilità che sta investendo il leader dei Democratici italiani e una conseguente incertezza nella linea di opposizione che il suo partito starebbe tenendo nei confronti del Governo Berlusconi. Incertezza a tutto vantaggio dell'arrembante e disinibito Di Pietro, che si trova così a interpretare perfettamente il ruolo dell'unico oppositore duro e puro del Cavaliere e quindi a ricavarne punti d'opinione ogni settimana a spese dell'incerto PD e della invisibile sinistra radicale.

Insomma è dura la vita del PD a quasi un anno dalla sua nascita ufficiale, celebrata dalle primarie che ne elessero a metà ottobre 2008 un (allora) supersegretario nazionale modello Cesare, una legione di segretari regionali e un numeroso esercito di baldi costituenti nazionali e regionali. Un anno di età quello del Partito Democratico e potremmo dire che se lo porta gran male. A guardarlo da come appare tra mass media e opinione della gente sul territorio somiglia molto a Baby Hermann, quel bebè con sigaro che compare all'inizio di "Chi ha incastrato Roger Rabbit". Un infante invecchiato precocemente, ma comunque costretto in un corpo da asilo nido. Certo, con una differenza. Baby Hermann era decisamente simpatico nel suo contrasto tra essere e voler essere. Il PD suona invece stonato. Un'idea musicale interessante e necessaria ma senza uno spartito che le dia una forma e una sostanza e con un'orchestra che non segue esattamente il direttore.

E in fondo il punto stà proprio in quello spartito che non c'è o non si vede. Per carità, i giornalisti tendono a preoccuparsi di accendere i riflettori solo sulle correnti che guerreggiano sottovoce, sui possibili successori di Veltroni che si affacciano, sulle associazioni che nascono come funghi, sulle televisioni di partito che si moltiplicano come negli anni '70. Ma la nuda e pura verità, quella che gridano inascoltati gli elettori delle primarie di un anno fa e quelli delle politiche di soli sei mesi or sono, è di vedere finalmente le carte. Cosa è il PD? Quali sono le cinque (massimo cinque) cose che lo uniscono e che gli danno una rotta? Cosa propone di veramente alternativo al centrodestra per la soluzione della crisi in cui il Paese è entrato? Cosa propone in alternativa, che non significa cosa pensa e critica di quello che il Governo fa e disfa.

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