A caccia tra i rifiuti
L’operazione si chiama dumpster diving in Nord America e skipping o bin diving in Gran Bretagna. I dumpster altro non sono che “tuffi” nei bidoni dei rifiuti a caccia di quanto viene buttato e che spesso è molto di più di quanto si crede. I Freegans recuperano il cibo nella spazzatura di ristoranti e negozi di generi alimentari. E poi lo mangiano!
Adam Wissman, uno dei principali esponenti del movimento, dichiara infatti di non mettere piede in un negozio da più di 10 anni e di essere sano come un pesce pur vivendo di spazzatura.
Come è possibile? In realtà, ristoranti e locali con cucina buttano un sacco di “roba buona”: merce quasi scaduta o appena scaduta, che per molti è ancora perfettamente appetibile!
Poi ci sono gli
avanzi di giornata rimasti invenduti che non è possibile riproporre ai clienti il giorno dopo e che finiscono in pattumiera quando sono ancora perfettamente commestibili. E sono ottimi per i palati non propriamente raffinati dei freegans.
Ci sono infine tutte le
confezioni imperfette che non possono finire sugli scaffali e che prendono la via del bidone dei rifiuti anche se mangiabilissime. Ma questi mangiatori di rifiuti che si appostano nei dintorni dei supermercati nella fremente attesa che arrivi l’ora della chiusura non si sentono senzatetto affamati bensì boicottatori dello spreco. Anzi, si sentono dei
benefattori che cercano di ridurre l’enorme quantità di rifiuti che finiscono in discarica senza essere utilizzati. E’ stato calcolato che negli Usa circa il 40% degli alimenti prodotti finisce nell’immondizia! In Italia, si stima che circa 4 mila tonnellate di cibo al giorno vadano a finire nella pattumiera, il 15% di pane e pasta, il 18% della carne e il 12% di frutta e verdura.
Non mancano alcune iniziative curiose. Un gruppo di freegans della Catalogna, in Spagna, Olla Móbil organizza cenoni di Capodanno a base di prodotti recuperati dalla spazzatura. Sempre in Catalogna, Alicia Martinez, una studentessa di 24 anni, ha pubblicato una Guida della sopravvivenza urbana, con gli indirizzi e gli orari di mercati e ristoranti da “razziare” alla chiusura. Ma nella guida c’è anche di più. Ad esempio, i camerieri e i commercianti disposti a cedere il cibo superfluo, la qualità dei prodotti e persino le condizioni igieniche dei locali! Buffo per dei mangiatori di rifiuti!
Per chi ne ha lo stomaco, buon appetito!