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Café Philo/ La filosofia è cambiata con la società. I saggi? Vanno bene per la scienza. Il filosofo Roberto Prandoni parla con Affari del romanzo filosofico

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"Nella società contemporanea la filosofia non può più permettersi di ridurre la propria ricerca all'uno, che sia l'uno della morale, della politica, della scienza, ma deve trovare il modo di moltiplicarsi e di diventare pensiero capace di adattarsi alle diverse forme di vita". Spiega ad Affari il giovane filosofo e scrittore Roberto Prandoni, studioso di Merleau-Ponty. "Il romanzo filosofico è la forma letteraria che può salvare la bellezza e l'integrità della filosofia senza ingannare il pubblico con la pretesa di portare delle verità assolute".

Cosa s'intende per romanzo filosofico?
"Il romanzo filosofico nasce nel momento in cui la metafisica, che cerca verità astratte e atemporali per spiegare il mondo e la vita, entra in crisi. Questo avviene con la fine dei grandi sistemi filosofici (su tutti Hegel, ma già Spinoza...) che lasciano un vuoto culturale e la sgradevole sensazione che la filosofia non sia più regina delle scienze, ma il testimone sia passato alle scienze positive, che hanno raccolto la sua eredità. La forma di questo tipo di filosofia è il trattato, nel quale sembra di vedere il filosofo chiudersi nella propria stanzetta per carpire le leggi dell'universo e dare agli altri uomini una risposta. Come risposta a questa astrattezza nasce il romanzo filosofico, nel quale si affrontano temi e si discutono concetti filosofici, ma partendo dal vissuto di un personaggio in carne e ossa che, a partire dalle proprie esperienze, elabora idee e teorie".

Potenzialmente ogni romanzo potrebbe esserlo o ci sono dei canoni rigidi?
"Non tutti i romanzi possono essere filosofici. Anche se ogni romanzo contiene due o tre idee portanti, una teoria, un modo di vedere il mondo. Filosofico è un romanzo che non si avvale di una filosofia o un sistema di valori già esistenti ma che tenta di pervenire ad un'idea nuova, ad un nuovo modo di vedere il mondo sperimentandolo per così dire in corso d'opera, passo per passo con lo svilupparsi della storia".

Quale grande filosofo se ne è occupato?
"Sono molti i filosofi che si sono occupati di questo tema. Io citerei per tutti Merleau-Ponty e Deleuze, che bene spiegano i motivi del mescolarsi di arte e sophia. Merlau-Ponty sostiene che dall'inizio del secolo scorso molti libri importanti hanno espresso la rivolta della vita immediata contro la ragione. E che, ciascuno a suo modo, questi romanzi hanno sottolineato che mai le sistemazioni razionali di una morale, di una politica, o anche dell'arte, hanno valore contro il fervore dell'istante, l'esplodere d'una vita individuale, la "premeditazione dell'ignoto". L'esperienza sapienziale, dunque, al posto della riflessione filosofica astratta, che è lontana dalla vita e da quelle saggezze pratiche che possono essere conseguite appunto solo se l'uomo entra nel mondo e nei suoi ritmi di commedia e tragedia, solo se entra in pieno nel vivere e non rimane sulla porta a scrutare coloro che vivono per giudicarli o catalogarli." La filosofia è ricerca razionale della verità e forse per recuperare questo significato è giusto che tutto ciò che rientra invece nella metafisica o nei concetti del pensiero ‘allargato’ s’identifichi in una forma letteraria che non sia quella del saggio o del trattato. Senza la pretesa di addurre soluzioni, ma solo di sviluppare concetti…

Trovi che il romanzo filosofico sia il modo di fare filosofia del domani?
"Non so se sarà il modo per fare filosofia del domani, ma dovrebbe essere la pratica filosofica dell'oggi. Il periodo dei grandi sistemi filosofici sembra finito, o almeno è finito quel modo di fare filosofia, sistematico e trattatista, perchè non se ne sente più la necessità. Oggi ci sono le scienze, e la specializzazione regna sovrana in ogni ambito, anche in campo artistico. La filosofia "totale", tesa cioè a dire una volta per tutte le cose come stanno, assettata dell'Uno metafisico, non ha più ragion d'essere, mentre lo aveva qualche secolo fa. Oggi occorre moltiplicare l'essere, le verità, le esperienze, la vita stessa dell'uomo non può più essere studiata come se fosse una cosa singola ma come se l'uomo avesse più vite, più modi di stare al mondo, ognuno dettato dalle esperienze che vive. C'è il lavoro, lo svago, la tecnologia, ci sono più mondi all'interno del mondo in cui viviamo, ognuno dei quali ha le sue leggi e le sue dinamiche. La filosofia non può più permettersi di vedere il mondo come un "universo"".

Quindi…
"Il mondo è diventato un "Pluriverso", cioè un insieme di punti di vista diversi, ognuno con le sue verità e caratteristiche. "Ci sono più mondi nel mondo" così già insegnava Leibniz con la teoria delle monadi. Perchè ogni monade è tutto il mondo ma da un suo punto di vista, parziale e totale. Tutto e uno. E, se le cose stanno così, la filosofia non può più permettersi di ridurre la propria ricerca all'uno, che sia l'uno della morale, della politica, della scienza, ma deve trovare il modo di moltiplicarsi e di diventare filosofia delle diverse forme di vita. Per fare ciò deve necessariamente mescolarsi con la vita di uomini particolari, i personaggi dei romanzi, appunto, così da seguirne le esperienze e da trarre da esse idee, massime, simboli. Metafore. Segni".

L’esempio di un romanzo filosofico significativo da questo punto di vista?
"Uno dei più grandi esempi di romanzo filosofico è sicuramente La ricerca del tempo perduto di Proust. Proust ha capito più di altri cosa c'era di sbagliato nell'atteggiamento metafisico dei filosofi e ha tentato di denunciarne l'inganno. E' lui stesso a dircelo: chi cerca la verità? si chiede a un certo punto del romanzo. E che intende dire chi dice "voglio la verità?" Proust non crede che l'uomo, e nemmeno un presunto spirito puro, senta naturalmente un desiderio del vero, una volontà di scoprire il vero. Cerchiamo la verità quando siamo indotti a farlo in funzione di una situazione concreta, quando subiamo una specie di violenza che ci spinge a questa ricerca. Chi cerca la verità, allora? Il geloso, risponde Proust, sotto la pressione delle menzogne dell'amato. E' sempre la violenza di un segno che ci costringe a cercare, togliendoci la pace".

Qual è dunque il torto della filosofia?
"Il torto della filosofia è allora quello di presupporre in noi una buona volontà di pensare, un desiderio, un amore naturale del vero. Perciò la filosofia arriva soltanto a verità astratte, che non compromettono nessuno e non sconvolgono nulla. La ricerca del tempo perduto, che è poi la ricerca stessa della verità, si svela dunque come un cammino di ricerca sotto la costrizione concreta di qualcosa che ci turba, che ci stimola, che tocca la nostra vita corporea e sensibile: le menzogne dell'amata, il sapore di una madeleine che ci ricordano l'infanzia, un motivo musicale che diventa il segno distintivo dell'amore. Tutto parte dalla prospettiva del corpo, il sapere è legato all'esperienza concreta, non c'è nulla di metafisico tranne la vita stessa. Non la verità in sè, non il concetto, non la logica pura. Ma la vita con le sue dinamiche e i suoi incontri casuali che diventano simboli e sapienze carnali. E non pretende per questo di farsi scienza, fugando ogni possibile inganno".

Virginia Perini


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