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di Angelo Maria Perrino e Virginia Perini

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Dalla Beecroft alla Galindo: donne nude in mostra. E' arte? Il dibattito

Vanessa Beecroft da anni utilizza il corpo femminile nelle sue opere (a sfondo sociale o meno). Ma non è la sola. A Milano la mostra al Pac di Regina José Galindo sta facendo discutere, come l'artista Milo Moire, che manda le sue modelle completamente nude in metropolitana. La lettera di un ricercatore apre il dibattito: corpi in mostra, arte o trovata di marketing? Risponde la filosofa... Dì LA TUA

LA LETTERA: Gentile redazione, stavo riflettendo. Anche il mio corpo e quello dei miei amici fotografati mentre si ingozzano durante una cena possono essere considerati "artistici"? Allora concordo: w l'arte contemporanea. In realtà devo confessare che Miru o la Beecroft o l'artista dei nudi in metropolitana, o perfino Regina José Galindo in questi giorni in mostra al Pac di Milano, non mi esaltano per niente nonostante abbiano un significato socialmente importante. C'è chi dice: "A me piacciono i corpi". Anche a me. E anche parecchio. I corpi. Punto.

 


Opere viventi di Vanessa Beecroft
LE IMMAGINI

 

Un cavallo morto in mostra a Ginevra. E'…

Tanto vale fotografarsi nudi in spiaggia. Con onestà non vedo dove stia l'arte, a parte il fatto che "molti dicono che sia arte". O addirittura che "molti che potenzialmente sono colti e stimabili mi guardano con disgusto se non noto subito quanto è arte". Ora... da un lato non posso pretendere l'oggettività della scienza (ma anche lì Feyerabend avrebbe il suo da dire) ma non riesco a mandare giù il soggettivismo puro. Peggio ancora temo il "gregarismo massificante" che vale sia per Justin Bieber o Arisa... ma anche per la letteratura e l'arte.

Chiudo con un concetto che mi piace tantissimo. La dissonanza cognitiva. Se 10 persone a tavola sostengono che un bicchiere verde è rosso e lo fanno con naturalezza... l'undicesimo, il 25% delle volte alla fine sosterrà che il bicchiere è rosso. E' un meccanismo sfruttato appieno dalla pubblicità. e che l'arte sia entrata in un meccanismo pubblicitario (tale per cui non è il formaggio a essere più buono ma la mia convinzione che lo sia...) non mi va giù, considerando poi che viene attaccato con moralismo chi pubblica donne nude sulle riviste perché quelli sono nudi "non artistici..." c'è qualcosa che non va...

 


Sui tetti di Istanbul, in un tunnel o tra i binari, tra gli ingranaggi di una fabbrica, tra i resti di un teatro abbandonato o sul Manhattan Bridge. Il panorama varia, rimanendo sempre legato a una visione urbana, ma il corpo dell'artista resta immutato. Il corpo in questione è quello di Miru Kim e nelle sue apprezzate installazioni si incastra, completamente nudo, tra panorami notturni e paesaggi metropolitani. Miru Kim si fotografa in zone private dove l'accesso è difficile o negato e dal 2004 lo fa senza abiti
LE IMMAGINI

I NUDI IN METROPOLITANA

 

Come se niente fosse, sale e scende completamente nuda dai vagoni della metropolitana. Non si tratta di una contestatrice del gruppo “Femen” e nemmeno di una semplice contestarice. E' un'opera d’arte dell'artista svizzero Milo Moire, dal titolo "The script system", obiettivo: mostrare un modo per “sconvolgere ciò che è ordinario”. 

I critici si dividono. Qualcuno dice che si tratta della nuova frontiera dell’arte contemporanea, ma in pochi ci credono anche se l’artista in questione, che ha scritto sul corpo della modella le indicazioni di cosa avrebbe dovuto indossare, ha tentato di spiegare: “La nudità diventa lo scudo contro gli stereotipi e fa diventare invisibile l'artista”.


Affaritaliani.it intervista la filosofa Carola Barbero, esperta di estetica e linguaggi dell'arte

L'arte contemporanea è spesso additata come "ambigua", da Damien Hirst alle sculture viventi della Beecroft, fino a questo cavallo morto che da Ginevra sta facendo parlare in tutta Europa. Che cosa permette di considerare qualcosa un'opera d'arte?

"Possiamo considerare qualcosa un'opera d'arte solo a patto che ci richiamiamo a una particolare teoria dell'arte (e su quale possa essere la teoria migliore, o anche solo quella che è in grado di risolvere il maggior numero di problemi, il dibattito è ancora aperto), per esempio a quella esposta da A.C. Danto all'inizio degli anni Settanta, secondo la quale ci sono alcune proprietà che un oggetto deve possedere per essere un'opera d'arte, in particolare un'opera d'arte deve essere su qualcosa, necessita di un'interpretazione, è tale solo in un determinato momento storico pronto ad accoglierla (in quanto opera d'arte), è espressione dello stile di un autore rende esplicite le sue intenzioni. Seguendo Danto potremmo quindi dire che se un oggetto soddisfa queste condizioni è un'opera d'arte, se no, no".

C'è un criterio da seguire?

"Come dovrebbe emergere dalla mia risposta alla domanda precedente, certo che si segue un criterio, quello che sta alla base della definizione di opera d'arte che si considera valida. Ammesso, ovviamente, che non si pensi, come M. Weitz o N. Goodman, che non sia possibile il linea di principio fornire una definizione di opera d'arte (vuoi perché non c'è un'essenza comune a tutte le opere d'arte, vuoi perché si possono soltanto chiarire i "sintomi" delle opere d'arte, ma non fornire condizioni necessarie e sufficienti affinché qualcosa sia un'opera d'arte)".

Qualche scettico potrebbe sostenere che si possa dare un significato anche a una scopa buttata in mezzo a una stanza, è così?

"Certo, e infatti con una teoria come quella di Danto potremmo dare significato, o meglio, interpretare, anche una scopa in mezzo a una stanza. Tutto dipende da quale teoria decidiamo di considerare valida nel momento in cui ci poniamo la questione".

Quanto conta l'aspetto economico nell'arte contemporanea?

"Molto. Basti pensare al famoso aforisma di Andy Warhol 'Fare denaro è un'arte. Lavorare è un'arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti'"

Esiste il fenomeno della dissonanza cognitiva per cui il giudizio soggettivo nella valutazione di un fenomeno viene condizionato in buona percentuale dal giudizio della massa. Quanto di questo fenomeno agisce sul rapporto tra individui e arte contemporanea?

"Troppo, secondo me. Non si sente quasi mai, uscendo da una mostra, qualche visitatore lamentarsi del fatto che la mostra fosse orribile e l'artista un incapace: c'è sempre una sorta di timore reverenziale nei confronti del mondo dell'arte che fa sì che al limite, se la mostra non ci è piaciuta, diciamo che non abbiamo capito o che era tutto bellissimo anche se non lo pensiamo. Questo succede perché pensiamo che possa sempre arrivare un critico, o anche solo uno più esperto di noi, che ci spiega che non abbiamo apprezzato perché, ad esempio, "non ne sapevamo abbastanza" (il che chiarisce perché ormai alle mostre si legga molto di più di quanto non si guardi: cartelloni lunghissimi ci spiegano tutto per filo e per segno, e poi davanti all'opera ci fermiamo mezzo minuto). Ma se ci lasciamo condizionare e non esprimiamo il nostro parere, non facciamo un buon servizio all'arte: così infatti il mondo dell'arte non è mai messo in discussione, e il rischio è quello del circolo vizioso".

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