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di Angelo Maria Perrino e Virginia Perini

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La pornostar Valentina Nappi: “Squirting in faccia a Diego Fusaro”

Squirtare in faccia al filosofo Diego Fusaro. La pornostar Valentina Nappi fa splodere il dibattito su Micromega. Come mai? Fusaro aveva criticato un articolo della Nappi ("Oggi il fascismo si chiama anticapitalismo”) pubblicato sul suo blog di Micromega.

Ecco il testo di Fusaro: "Più precisamente, il discorso del capitalista è oggi quello del signor Marchionne sul versante della Destra del Denaro, e della signorina Nappi, sul versante della Sinistra dei Costumi. Che c’è da stupirsi? Il capitale è oggi oscenità pienamente realizzata, in cui gli intellettuali di regime cedono il passo alle porno-star innalzate a maestri del pensiero. L’importante è godere, ripete urbi et orbi l’ideologia mercatistica. La signorina Nappi è fine e precisa nel suo modo di argomentare pornografico: chiunque dissenta dal pensiero unico, è fascista; chiunque si opponga alla globalizzazione capitalistica, è fascista; chiunque osi pensare diversamente, è fascista; chiunque non faccia del suo corpo una merce in vendita al migliore offerente, è fascista; e così via, di fascismo in fascismo. La signorina Nappi fa bene a esprimere i suoi giudizi, ci mancherebbe. Non sarebbe ozioso, tuttavia, domandarsi perché il ruolo di maître à penser dal gruppo di “Micromega” sia affidato proprio a lei: la categoria di “Sinistra dei Costumi” come l’ho definita può aiutare a capirlo… Compatisco la signorina Nappi e le auguro ogni bene: sono anzi certo che il capitale riconosca pienamente il suo lavoro, sia intellettuale sia – diciamo così – “fisico”. Sicuramente più di quanto non riconosca quello dei giovani studiosi costretti a fuggire all’estero o a vivere con 600 euro al mese. E ora paulo maiora canamus.

Testo a cui la Nappi risponde con un articolo dal titolo “Squirtare in faccia a Diego Fusaro”: "Per chi, come me, auspica un potenziamento del modello occidentale contemporaneo di libertà, in virtù del quale i ragazzi a scuola mettono i piedi sul banco e fanno scoppiare le gomme da masticare in faccia agli insegnanti, tale presunta liberazione sarebbe un incubo. Forse è per questa mia indole che Fusaro mi insulta in un suo articolo, paragonandomi tra le altre cose a un verme. Probabilmente – prosegue la Nappi – lui dirà che la vera libertà non è pisciare (metaforicamente e non) sul maestro, ma comportarsi da docili allievi (si vedano certi suoi video stucchevoli con Costanza Preve). Non so se i vermi squirtino, ma…"

L'INTERVISTA ESCLUSIVA A VALENTINA NAPPI

Si definisce pornofemmina napoletana, performer e artigiana del sesso. La giovane bellezza mediterranea Valentina Nappi, pompeiana classe 1990, è la nuova musa di Rocco Siffredi, scoperta da lui e reclutata di persona per il suo nuovo film a luci rosse. Ma non è solo la sua carriera nel genere porno a renderla particolare. Amante della scrittura e ideatrice del sito inpuntadicapezzolo.it, Valentina è una designer.

E' da sempre attenta ai fatti di attualità, ai fenomeni sociali e alle influenze della storia. Nel suo sito infatti parla di tasse e tocca i temi della crisi. Ma non solo finanziaria, anche la crisi dei valori. Se la prende con il moralismo oscurantista e con chi lo tramanda.

 

Hai detto di recente che il porno sta evolvendo esteticamente e come genere, in che senso?
Veramente ho detto che è in corso un'evoluzione morale ed estetica generale. La quale è senz'altro meno "gridata" rispetto agli anni '60 e '70, ma è giocata sul consolidamento, sulla riflessione, sull'approfondimento - e talvolta sulla contraddizione reattiva o sulla banalizzazione - di conquiste concettuali ed estetiche degli anni passati. Gli stilemi pornografici influenzano la comunicazione, non sono certo io a dirlo per prima. Ho detto che è interessante fare pornografia perché l'evoluzione del linguaggio pornografico è strettamente legata a quella di altri linguaggi, "colti" e non.

Conosci o hai mai letto il testo dello storico Pietro Adamo che parla della pornografia come genere culturale al pari degli altri e come fenomeno sociologico importante? Anche se non l'hai letto senti di essere d'accordo?
Possiedo e ho letto alcuni testi di Pietro Adamo. Alcune sue idee sono condivisibili, quasi ovvie (come molte delle mie, del resto). Non condivido però la sua analisi del sistema di valori di cui la maggior parte della pornografia sarebbe espressione. Io ad esempio non trovo affatto maschiliste le produzioni di Rocco Siffredi.

E il design invece? Perché hai detto di trovarlo quasi meno interessante? E' un mondo troppo chiuso e poco aperto alle nuove idee e ai giovani?
Dire che è meno interessante della pornografia non significa dire che è poco interessante. Semplicemente è stato esplorato di più. Spesso è più interessante ciò che è stato esplorato di meno.

Pensi che il mondo dell'arte e della cultura debbano cambiare in Italia? Aprirsi, rinnovarsi?
Se ti dico di sì, poi non succede niente comunque. Sono in tanti che lo dicono, ma gli effetti di tante belle parole e buone intenzioni sono trascurabili. Io spero semplicemente di portare un po' di pornografia nei musei e nei convegni, come "ospite" da rispettare nella sua alterità e nelle sue peculiarità.

Hai dei nuovi progetti nel mondo dell'architettura o della cinematografia?
Mi piacerebbe che più architetti e designer di grande valore si occupassero di giocattoli sessuali, ad esempio. Per il momento se ne occupano soprattutto alcuni emergenti. Presto dovrei pubblicizzare alcune linee che si propongono di valorizzare la ricerca e l'innovazione nell'ambito dei prodotti sexy. Purtroppo c'è chi si oppone a questi discorsi e vuole ghettizzare i prodotti sexy, e infatti ci sono sistemi di pagamento e siti di compravendita online che non gradiscono affatto i prodotti sexy.

Nel tuo sito ci sono riferimenti all'attualità e alle notizie. Che cosa pensi della crisi e dell'Italia di oggi?
La crisi economica non è il vero problema. Se si vuole soltanto sopravvivere, si sopravvive anche con dieci dollari al giorno. Se invece si vuole vivere, allora bisogna rendersi conto che vita vuol dire valori, ideali, progetti. E il discorso economico non è che una conseguenza. Senza valori e ideali, l'economia diventa una macchina inutile fine a se stessa.

Che tipo di informazione ti piace far circolare attraverso il tuo sito?
Mi piace la molteplicità. Non amo il ricondurre tutto a un'unica logica. Mi piace quello che "non c'entra", perché spesso è proprio quello che "non c'entra" che ci permette di innovare. Altrimenti si resta sempre in un'unica logica, coerente con se stessa e fondamentalmente prevedibile.

Nel tuo messaggio c'è anche lotta ai pregiudizi e al moralismo, in che senso?
Mi permetto di dire che il mio messaggio è un po' più forte. Io non affermo soltanto, ad esempio, la libertà di scelta e la libertà di avere una mia morale e dei miei valori. Io la mia morale e i miei valori voglio affermarli, proporli, metterli in gioco. Non si tratta soltanto di lotta al moralismo. Si tratta di valorizzare e di argomentare a favore di un'altra morale e di altri valori. Ad esempio il valore della secolarizzazione. Per me è un ideale, un valore che mi arde in petto. Forse più di quanto ardano in petto, alla maggior parte di coloro che li difendono, i cosiddetti valori tradizionali. Il papa parla in termini negativi di secolarizzazione. Per me invece è un ideale, un alto valore morale. Il papa direbbe che, se considerato come valore assoluto, si tratta di un valore superato, confutato dalla storia. Quindi io sarei rimasta indietro. Secondo me, no.

"Non si può valutare l'intelletto astraendo dal corpo. Il nuovo femminismo? Non è bigotto e si occupa dei diritti di chi per scelta esibisce il proprio corpo, come le Sex Workers in Germania e Usa". Il filosofo Simone Regazzoni, autore anticonformista che nel libro Pornosofia ha analizzato le dinamiche della rappresentazione del corpo, commenta con Affari, il tema della bellezza, tra filosofia e femminismo. INTERVISTA

L'Italia è malata di sesso, ma la pornografia è un genere serio. L'intervista allo storico e massmediologo Pietro Adamo

La lussuria? E' il motore della conoscenza. Parola di Giulio Giorello

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