Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

"La boxe è poesia", versi e filosofia si sfidano sul ring. INTERVISTA

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Il nuovo libro di poesie di Chandra Livia Candiani (La bambina pugile, Einaudi) non fa che rinnovare un voto, quello dell'unione, celebrata nella notte dei tempi, tra poesia e pugilato. Sebbene snobbato da qualche intellettuale della vecchia guardia, quel nesso inscindibile che fa di un match la più bella rappresentazione dell'incontro tra persone, sensazioni, sentimenti sta tornando al centro del panorama culturale e sarà protagonista di una serata romana con Gabriele Tinti, il critico letterario che nell'art book “All over”, (Mimesis) ha narrato, attraverso disegni e poesie, storie di pugili, "i soli ancora in grado di stupire profondamente, di meravigliare grazie alla loro "umanità".

Ma sarà proprio Gabriele Tinti a raccontare in esclusiva ad Affaritaliani.it il legame profondo che porta i versi sul ring.

L'INTERVISTA

Che cosa accomuna il pugilato e la poesia? Quali momenti, quali oggetti, quali suoni?

"Il pugilato è poesia. Possiede la creatività, l'astrazione, il simbolismo della danza con in più la concretezza, l'emozione, la passione - la realtà - di un conflitto. Questa intensità di significati ne fa qualcosa di speciale e di assoluto, "una delle belle arti" diceva Walter Pater, per me invece qualcosa di ancor più importante, profondo e coinvolgente delle belle arti.  Perché la boxe è lo spettacolo non determinato dalla parola, che se ne frega di ciò che fonda gli altri linguaggi d'arte, del logos detto prima, dell'autorialità. Tutte queste discipline (il teatro, la musica, la letteratura, la performance..) sono finzione, rappresentazione, gioco, evocazione nel migliore dei casi. Anche il pugilato è tutto ciò ma ha in sé e in più qualcosa di fondamentale: la realtà con i suoi spasimi, le sue agonie, il suo sangue, la sua imprevedibilità, il suo sfuggire ad un disegno prestabilito".

Si può dire lo stesso anche dello sport in generale? Credi che il rapporto tra cultura e sport sia importante e che vada affrontato più di quanto non si faccia?

"Certamente. Tutti gli sport nella loro essenza (che è la competizione) tendono al pugilato ma vi si avvicinano soltanto in quanto manca loro la realtà drammatica del combattimento. La boxe non è semplicemente uno sport. È una rappresentazione originaria. Il dispiegamento di una esperienza esistenziale - ogni volta nell'accadere - irripetibile, di una realtà "vera", di un mondo all'interno del quale non c'è in gioco soltanto il corpo, le sue affezioni, la carne ma anche l'intelletto, lo spirito, la così detta "cultura". "Come un ballerino, un pugile è il suo corpo, vi si identifica completamente. E  il suo corpo si identifica in un certo peso" diceva la Oates. Ma la danza centra sino ad un certo punto. Nella boxe ci sono i pugni a complicare il movimento delle gambe, c'è la strategia e la forza di una misura presa, di un territorio conquistato in rapporto, di un ritmo composto per complessità. I pugni fanno male, rallentano il gesto, appesantiscono i sostegni, fanno finire a terra. Provocano smarrimenti. Fratture dentro. Piaghe. Ci conducono diritti all'unica meditazione che conti: quella sulla morte. Che talvolta accade per davvero su di un ring".

Come è nato il libro All Over?

"All over è il frutto della mia collaborazione con l'attore Burt Young. Ci siamo  incontrati per la prima volta a Roma perché lui era qui per girare un film. Siamo subito diventati amici e subito abbiamo condiviso assieme questo progetto. Burt è una persona molto intelligente e sensibile. E' entrato nel mio lavoro senza richieste, capendo perfettamente ciò di cui avevo bisogno. C'è grande stima e rispetto reciproco. Lui poi conosce bene il mondo della boxe e dei pugili. Come me sa che  il pugile è un virus, un fattore di distruzione, vivergli accanto significa commuoversi  continuamente. Queste mie poesie sono lamenti, andrebbero piante più che lette, come fa Burt che, avendo completamente interiorizzato la mia All over, piange, facendolo assolutamente fuor di retorica (http://vimeo.com/78818989)".

Può parlarci più nel dettaglio di questo libro?

"All over è una serie di ritratti funebri, di epigrafi che si sviluppano come tragedie in forma di versi, di lamenti. Trae le proprie ragioni dal dramma più che dalla poesia tradizionale. Anche se l'impianto pare essere quello dell'epica tradizionale desunta da modello Pindarico, l'epica che ne risulta è un'epica transvalutata. A venir cantata infatti  non è la vittoria ma la sconfitta dell'eroe che qui è fragile, isolato, immancabilmente sconfitto. Morto. Cantando la morte quel che sembrava un'epica si rivela invece essere una lunga serie di epigrafi, una poesia sepolcrale".

Ci sono stati pugili artisti?

"Molti pugili sono artisti. Non si può invece dire siano artisti i molti che l' "arte" la praticano di professione e che soltanto per questo si considerano tali. Se intendi chiedermi quale pugile della storia è stato considerato un artista dal sistema dell'arte ti rispondo Arthur Cravan".

Ha degli autori di riferimento?

"Cravan è stato senz'altro di grande ispirazione per me. La sua poesia così laterale, vitale, anti accademica è un punto di riferimento per il mio lavoro. Come lui, continuamente cerco di far entrare il più possibile la realtà nella mia poesia, riducendo tutto ciò che è "invenzione", "creatività", "letteratura". La mia poesia lavora al limite, procede per scarnificazione e prosciugamento di tutto ciò che è superfluo. Il disegno concettuale che ispira i miei libri è sempre lo stesso ed è crudo, esistenziale, emotivo, drammatico:  restituire il lirismo degli istanti ultimi. Come è stato in "All over" e come ancor più sarà nel mio prossimo libro - "Last words" -  dove ho composto in una collettanea, in un unico, lungo, doloroso, commovente, poema della realtà, le ultime parole di persone comuni che hanno scelto di suicidarsi. Questo libro vedrà la mia collaborazione con Andres Serrano e Derrick de Kerchove".

C'è una storia o una figura del pugilato che ti ha colpito più di altre?

"Rimasi profondamente colpito quando vidi Arturo Gatti combattere in America. Ho subito scritto di lui perché davvero credevo che verso un campione come Gatti il pubblico provasse una prossimità fraterna, un rapporto d'intimità fondato sul riconoscimento di quanto egli si donasse, di quanto si mettesse in gioco, a nudo, col proprio carico di dolore, di gioia, di solitudine, d'amore. Arturo Gatti non ha mai davvero perduto. Gatti era la boxe, era tutto stile, affettività maledette, sudore amato e sangue sversato. Chi si porta fino a queste latitudini dello spirito e della conoscenza, chi rischia tanto merita tutta la devozione di cui noi siamo capaci. Credo lui sia stato uno delle personalità più importanti, uno dei maggiori artisti del periodo a cavallo tra il XX e il XXI secolo (https://www.youtube.com/watch?v=N_dNumsOkhs)".

Una frase o una poesia che ti hanno illuminato?

"Difficilmente la poesia mi illumina.  Anche se ogni cosa detta da Nietzsche è una illuminazione per chiunque. Ti cito questa che mi riguarda e che ho sotto gli occhi continuamente in questo periodo:  <Mi sono stancato dei poeti, vecchi e nuovi; per me restano tutti in superficie e sono mari poco profondi (…) Un po' di voluttà, un po' di noia: è ancora il meglio nel loro meditare. A un soffio, un guizzo di fantasia si riduce, per me, tutto il loro arpeggio (…) Il loro spirito è il pavone dei pavoni e un mare di vanità! (…) Ma proprio questo spirito mi ha stancato: e vedo venire il giorno in cui questo spirito sarà stanco di se stesso. Ho già visto poeti trasformati, con lo sguardo rivolto contro se stessi>".

Il pugilato di oggi è ancora poetico?

"È come chiedere se la letteratura o la musica lo siano ancora. Certa poesia, certa musica sicuramente lo sono tuttora, così come certi incontri, certi pugili d'oggi. Quello che posso dirti è che senz'altro ti sarà più facile trovare del lirismo in un incontro di boxe che in un libro di poesia o leggendo uno dei romanzi usciti dalle migliori case editrici".

L'EVENTO - L'evento vedrà le letture di Franco Nero e di Gabriele Tinti presso il Palazzo Massimo di Roma, di fronte al celebre Pugilatore a riposo.Franco Nero leggerà Il pugile una poesia che Gabriele Tinti ha composto appositamente come omaggio all'importante opera d'arte conservata nel Museo.Gabriele Tinti leggerà invece alcune poesie tratte dalla propria raccolta di canti epici titolata All over. Nella raccolta gli eroi cantati sono i pugili, uomini che l'autore identifica come i soli ancora in grado di stupire profondamente, di meravigliare.  

L'AUTORE - Gabriele Tinti (www.gabrieletinti.com) è un poeta e scrittore italiano. Ha pubblicato "New York Shots" (Allemandi&C. 2011), "The way of the cross" (Allemandi&C. 2012) - entrambe collaborazioni con l'attore Michael Imperioli -, e "All over" (Mimesis Publishing, 2013) in collaborazione con l'attore Burt Young -. I suoi libri sono stati presentati in Musei come il Queens Museum of Art di NYC, la Triennale di Milano, il MACRO di Roma e il Boston Center for the Arts di Boston. I suoi libri di poesia sono conservati nei maggiori centri di ricerca della poesia internazionale come la Poets House di NYC il Poetry Center di Tucson, la Poetry Foundation di Chicago e la Poetry Library- South Bank Centre di Londra. Di prossima pubblicazione (Skira/Rizzoli) il suo libro "Last words" che vedrà le immagini di Andres Serrano e i testi di Derrick De Kerchove e Kenneth Goldsmith (poeta laureato del MOMA). Le sue poesie sono state lette da attori come Alessandro Haber, Michael Imperioli, Burt Young e Franco Nero.


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