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Angelo Maria Perrino

Filosofia del selfie: ecco perché l'autoscatto è di moda. Le foto delle vip

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Gambe, piedi, viso in primo piano con gli occhiali nuovi oppure così, senza un motivo. Chi non ha mai fatto un selfie? E' il fenomeno del momento. Ma questo si sapeva, soprattutto dopo l'auto-scatto di gruppo delle star, diventato il vero protagonista della notte degli Oscar. La vera sfida è capire che cosa spinge ragazze, ragazzi, giovani, teenagers e vip a far circolare la propria immagine (condita di qualche smorfia o accessorio) su tutti i social network. Immagine che, presumibilmente, dovrebbe trasmettere un'immagine ben precisa: sicura, originale... in una parola, "cool".

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IL FILOSOFO - Alessandro Alfieri commenta: "La tecnica dell'autoritratto esiste da quando è nata la fotografia, ma il selfie è una cosa parzialmente nuova che rientra nella cultura dei social network. Oggi va di moda anche perché è facile da realizzare grazie agli strumenti a disposizione: gli smartphone e la connessione immediata. La cosa più interessante è capire quale dinamica psicologica e sociologica spinge al selfie. Il primo dato è una forte volontà degli individui di dire al mondo: io sono qui e sto facendo questo.

C'è una componente narcisistica? Mah, il narciso tradizionale in realtà disdegna il contatto con le persone, col selfie invece il soggetto vuole mostrarsi a più persone possibile probabilmente per una ricerca di identità. In questo contesto lo stesso Facebook può essere concepito come un immenso specchio narcisista, come una grande vetrina autoreferenziale che serve per dimostrare a qualun altro che cosa si è, quanto si vale, comunicare stati d'animo e caratteristiche di sè (spesso irreali) in modo disimpegnato e senza le difficoltà della comunicazione diretta. Questo significa che un vero confronto con gli altri non c'è e che di fatto su Facebook si è soli". E continua: "Si realizza così una gara tra tutti a chi è più 'figo' che sancisce il trionfo dell'individualismo più sfrenato".

Quindi la causa principale è un problema di identità? "Sì, è un tentativo di reazione ai tempi del lavoro precario e delle insicurezze materiali ed emotive. La foto blocca il flusso dell'esistenza incerta e mutevole delle relazioni, del pensiero e del lavoro come per cercare di fermarlo e immortala momenti. E' un simbolo del tentativo costante di definire la propria identità e fissarla".

LA PSICANALISTA - "Si tratta certamente di narcisismo, veicolato attraverso un mezzo contemporaneo - commenta con Affaritaliani.it la nota psicanalista Marisa Fiumanò. I selfie fanno parte del materiale 'ingombrante' che circola in Rete in maniera confusa. Facebook è un aggregatore in questo senso: fa diventare interessanti per i soggetti gli auguri, le foto, le cartoline". Poi continua: "Rientra nella superficialità di parte della comunicazione contemporanea. Il problema che emerge è quello della ricerca dello sguardo altrui, sguardo che ora si cerca online perché probabilmente non si trova più altrove. Gli individui sono affamati e cercano costantemente una conferma della propria immagine e si verifica un meccanismo pericoloso: è un po' come se si affidasse la propria identità a questi finti ritratti di sè che vengono veicolati dai social network. La Rete viene così investita di funzioni di riconoscimento sociale che dovrebbero invece essere affidate al confronto con le altre persone visto che internet è un interlocutore anonimo".

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IL LIBRO - Il disturbo narcisistico di personalità è tra i più diffusi nella società contemporanea. Il mondo moderno, nel quale i bisogni individuali sono considerati di primaria importanza, incoraggia le persone a concentrarsi su se stesse. Anche la psicoterapia utilizzata per il trattamento del narcisismo è in realtà influenzata dagli stessi valori, e corre il rischio di rendere i pazienti peggiori invece che migliori. Nel libro La psicoterapia nell'età del narcisismo, fondato sulla ricerca empirica nell’ambito della psicologia, della psichiatria e delle scienze sociali, il famoso psichiatra Joel Paris mostra come evitare tale rischio, inducendo il paziente a guardare oltre se stesso e a radicare il proprio senso di sé nelle relazioni e negli impegni rivolti al mondo esterno.

Joel Paris insegna Psichiatria alla McGill University di Montréal. È inoltre research associate presso il SMBD-Jewis General Hospital della stessa università e editor-in-chief del Canadian Journal of Psychiatry. I suoi interessi di ricerca riguardano i disturbi di personalità.

Virginia Perini

L'ANALISI DELLO PSICOLOGO - "Rappresenta il perdente per antonomasia - spiega Laura Boggio Gilot, psicologa e psicoterapeuta - e' colui al quale è riservato il più grande quoziente di sofferenza inutile e autoprodotta. Fortemente radicato nella società moderna, il narcisismo può essere letto come un inquinamento ecologico della psiche collettiva, che è nutrita da miti socioculturali perniciosi, contrari alla salute mentale e all’evoluzione della coscienza verso forme di vita più creativa, serena e consapevole".

Il bisogno. "Il carattere narcisistico è emblematizzato dal bisogno inappagabile di essere sempre considerato migliore. Associato ad intensa ambizione e a scarsi valori, è polarizzato su miti esteriori di successo, ricchezza, prestigio e su obiettivi superficiali di bellezza e potere. Sottende il carattere narcisistico l’aspettativa idealistica che tutto debba avvenire come si desidera e si crede giusto secondo prospettive egocentrate. Il rifiuto della frustrazione, la ricerca di conferma sempre e comunque, l’estrema vulnerabilità alle critiche, l’intima insicurezza e l’esterna arroganza e presunzione sono gli aspetti più evidenti del carattere narcisistico".

 

C 4 articolo 2025682  ImageGallery  imageGalleryItem 1 imageGuarda la gallery - Melita Toniolo

 

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rapporti. "Dipendente dall’approvazione altrui, e peraltro non libero e condizionato, il narcisista è improntato in maniera onnipotente e irrealistica al controllo e al potere, in nome del quale si dissocia dai propri sentimenti di fragilità e dai bisogni più profondi del proprio essere, vissuti spesso come minaccia per le proprie finalità autoaffermatorie di successo e possesso".

 

L'innamoramento di sè. "Il fanatico innamoramento di sé, tipico del narcisista, e l’ostinata negazione dei propri difetti, limiti ed errori, porta al rifiuto del sentimento della colpa reale, all’incapacità di amare, allo sviluppo del cinismo, dell’indifferenza e della manipolazione, nonché a gravi disarmonie nell’equilibrio psicosomatico.
Penetrando nella fenomenologia della sofferenza narcisistica si può riconoscere che il narcisista rappresenta la tipologia psicologica più separata dalla reale natura del Sé: incarnando un falso sé grandioso e illusorio è per emblema la personalità più lontana dalla conoscenza della sua vera natura, dall’espressione delle proprie potenzialità e dei propri talenti, così come dalla consapevolezza della propria debolezza e dei propri reali bisogni".

 

Il narcisista non si conosce. "A causa della basica non conoscenza di se stesso, il narcisista sceglie, senza saperlo, ciò che è male per sé, prende strade sbagliate, considerandole giuste, fa scelte inopportune, credendo di fare ciò che è utile a sé, e per questa grande illusorietà si trova a raccogliere frutti opposti a ciò che crede di avere seminato, senza dubbio assai lontani da quello che realmente occorre ad ogni essere umano per essere sano, forte e felice".


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