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Comunione e separazione

Hai problemi con il coniuge, vuoi separarti ma non conosci le normative? Devi affrontare un divorzio e non sai come fare? Su Affaritaliani.it c'è una rubrica per te. Scrivi all'avvocato matrimonialista Sara Severini alla e-mail comunione_separazione@affaritaliani.it

Domanda

Buongiorno avvocato,

io e mia moglie quando ci siamo separati abbiamo concordato che le versasssi tutto il mantenimento in una sola volta e non mensilmente. Pensavo di aver chiuso la vicenda ed invece adesso in sede di divorzio mi chiede l'assegno!!! Ma è possibile???? Io pensavo che la situazione fosse definitivamente chiusa... Grazie.

Risposta

Il giudice, al momento della separazione, qualora uno dei due coniugi non abbia adeguati redditi propri e la separazione non sia a lui addebitabile, può stabilire che l'altro coniuge corrisponda un assegno di mantenimento (come prevede l' art. 156, comma I del codice civile). La previsione dell'assegno di mantenimento al coniuge beneficiario ha la funzione di garantire il medesimo tenore di vita mantenuto dallo stesso durante il rapporto coniugale. Si tratta, in genere, di un assegno versato mensilmente, o comunque a scadenza periodica, ma è ammessa la possibilità per i coniugi di concordare sia l'importo che la modalità di corresponsione delle somme. Va evidenziata la possibilità per i coniugi di accordarsi per il versamento in un' unica soluzione, ad esempio mediante il trasferimento della proprietà di un determinato bene immobile. Un accordo del genere, però, non mette il coniuge obbligato al riparo da future richieste da parte dell’altro: infatti, la giurisprudenza ha sancito la nullità di un simile accordo per contrasto con l’art. 160 c.c., per il quale gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio. Si precisa ancora che gli accordi con i quali i coniugi intendano regolare, in sede di separazione, i loro reciproci rapporti economici in relazione al futuro divorzio con riferimento all’assegno di mantenimento sono nulli, per illiceità della causa, stante la natura assistenziale di tale assegno, previsto a tutela del coniuge più debole, che rende indisponibile ( e quindi non rinunciabile) il diritto a richiederlo in sede di divorzio. In conclusione, quindi il fatto che in sede di separazione i coniugi si siano accordati per il pagamento di un importo una tantum, non esclude che, ricorrendone le condizioni, il coniuge beneficiario possa chiedere l’assegno in sede di divorzio.

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