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Abruzzo

Dai Laboratori del Gran Sasso la scoperta: camminiamo su un tappeto di materiali radioattivi. Il progetto Borexino svela i segreti della crosta terrestre: uranio, torio e geoneutrini  sono responsabili di eruzioni vulcaniche e terremoti, e sono della stessa materia dei meteoriti. Si tratta di una scoperta unica: l'esistenza dei geoneutrini è stata rivelata in via sperimentale solo una volta, in Giappone. E le conseguenze sono numerose. La studio, guidato da Gianpaolo Bellini dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, sarà presentato a Venezia nel corso del Convegno Internazionale sulla Scienza. Le intenzioni sono ambiziose: scoprire nei dettagli cosa c'è e cosa si muove negli inferi della Terra.

borexino

Innanzitutto, la presenza di questi materiali radioattivi sotto la crosta,  Uranio -238 e Torio-232, dà un'idea della costante produzione di energia termica  all'interno del pianeta. Poi conferma la fondamentale corrispondenza tra la composizione del mantello e i contenuti dei meteoriti, che avvalorano la teoria sull'origine del sistema solare. Infine, la smentita: non c'è il reattore nucleare al centro della Terra che da solo scalda il pianeta. Con esperimenti come Borexino si potrà determinare la quantità di Uranio presente sotto il mantello, e solo al Laboratorio del Gran Sasso, distante molti km dalla più vicina centrale nucleare, si è potuto avere un segnale genuino della radioattività naturale del pianeta. Il livello di radiopurezza di Borexino, mai ottenuto da nessuno fino ad ora, ha fortemente contribuito a questo successo.
La crosta, il mantello e i misteri della loro composizione. Non si conoscono con esattezza la struttura della crosta, né quella del mantello, alto migliaia di chilometri. Si sa con certezza però, che proprio nel mantello, avvengono i movimenti di materia, chiamati convettivi, causati dalla distribuzione disomogenea del calore che genera spostamenti delle placche tettoniche, quindi terremoti, eruzioni vulcaniche e modifiche nei fondali oceanici. I geoneutrini, cioè gli antineutrini, sono la più piccola particella di antimateria provenienti dall’interno del pianeta e in grado di attraversarlo indisturbata.
Queste leggerissime particelle suggeriscono che migliaia di chilometri sotto la crosta terrestre, degli elementi radioattivi come l’uranio si trasmutano, in gergo decadono, e producono enormi quantità di quel calore che muove i continenti, scioglie le rocce e le trasforma in magma e lava per i vulcani. Tramite i geoneutrini, gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno la prova che questa radioattività sia una delle principali fonti di energia del pianeta, anche se probabilmente non l’unico combustibile che produce le decine di migliaia di miliardi di Watt che scaldano la Terra e donano la vita.
Il rivelatore Borexino, è uno strumento scientifico molto sensibile ed efficace, in grado di “vedere” queste minuscole particelle. Dopo i primi successi del 2010, quando ha ottenuto la prima reale evidenza dell’esistenza dei geoneutrini,  rivelati fino a quel momento solo da un altro esperimento giapponese, Gianpaolo Bellini, dell’INFN di Milano, fondatore del progetto, non ha intenzione di fermarsi. E conferma l'importanza di queste scoperte per capire chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo, e soprattutto, cosa avviene sotto i nostri piedi. Tutto, per cogliere le corrispondenze che ci legano al sistema solare e alle sue origini.
 

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gran sassoborexinogeoneutriniistituto fisica nucleare
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