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Affari Europei
Attentato a Strasburgo, la testimonianza di Michela Giuffrida

È successo di nuovo, e di nuovo è l’Europa ad essere colpita al cuore. È successo di nuovo, ed è di nuovo e sempre un segnale a noi, al Parlamento europeo, alle Istituzioni europee. È successo di nuovo che un clima gioioso, di festa e serenità, si trasformasse d’un colpo in dramma e tragedia.

Di nuovo, qui al Parlamento europeo di Strasburgo, non abbiamo pensato a tornare subito a casa, a prendere il primo aereo, a scappar via dal terrore, dal sangue, dal clima di odio e morte che ci circonda. Siamo qui, sono qui, per l’unica cosa che c’è da fare in questi casi, restare uniti, compatti, pronti a combattere, a rispondere, con fermezza e decisione. E chi (il solito Ciocca, quello che si è tolto una scarpa per calpestare le carte di Moscovici, ricordate?) ha tentato ieri in aula di strumentalizzare l’attentato a fini di personale propaganda, è rimasto solo. Ieri sera, mentre ancora la polizia inseguiva il terrorista che resta in fuga, mentre io raccontavo - un po’ deputato, un po’ giornalista, un po’ testimone - quanto avevo visto e sentito ai tanti che mi hanno contattato al telefono, su whatsapp, twitter, facebook, chiusa in un pub dove ci siamo barricati con altri passanti che casualmente erano come me a qualche centinaio di metri dall’attentato, ho ripensato alle altre stragi che in questi anni da deputato europeo sono state compiute attorno a noi. Ho ripensato ai tanti, troppi, minuti di silenzio che abbiamo celebrato nel grande emiciclo blu di Strasburgo come in quello color legno di Bruxelles. Ammutoliti, scioccati, preoccupati per il futuro nostro e dell’Europa, sdegnati e amareggiati per le tante vite spente con l’esplosivo, i proiettili, i camion lanciati tra la folla. Ho ripensato agli attentati di Bruxelles, di Berlino, del Bataclan. Ed ho pensato che è proprio questo il disegno, il progetto, ciò che vogliono i terroristi, i loro fiancheggiatori, chi fa il tifo contro - e non per - l’Europa. Vogliono renderci più deboli, più vulnerabili, vogliono che si viva nella paura, nella diffidenza.

A differenza di chi, convinto europeista, crede nel riformismo e nella democrazia che solo la sinistra europeista interpreta a pieno, di chi vuole più Europa, più sostegno, più flessibilità, più ascolto, loro vogliono l’isolamento, l’egoismo, l’arroganza, i bracci di ferro che diventano ricatti. Ieri sera io - mentre ammutolita come fosse un film seguivo la scena dell’attentatore che scappava inseguito dalla polizia, dopo aver realizzato che quello non era un borseggiatore in fuga, che lì a 200 metri non c’era stata quella che pensavo fosse una rissa, che quelle urla non erano di qualche comitiva di ragazzi che aveva esagerato con la birra, ma che sì, proprio a Strasburgo, Capitale de Noel invasa da centinaia di migliaia di persone richiamate da addobbi da fiaba, cristalli Swarovski, luci multicolore, musica diffusa per le strade inondate dal profumo di vin chaud e biscotti alla cannella, e nel bel mezzo della sessione plenaria del Parlamento europeo, quando più di 5000 persone si spostano da Bruxelles a Strasburgo - ho avuto la consapevolezza che, purtroppo, quello che dopo la strage di Bruxelles abbiamo temuto ogni giorno, era accaduto di nuovo. Il mondo oggi guarda a Strasburgo, alla Francia, all’Europa. Reagiamo con coerenza, decisione, fermezza ma al fianco e a supporto della Unione europea, vera difesa dei nostri principi e valori, sogno incompiuto dei Padri fondatori che per essa hanno speso- e a volte perso - la vita. È questa la risposta giusta alla strage di Strasburgo, quella che dobbiamo ai nostri figli e, purtroppo, anche alle vittime innocenti di questo nuovo attentato.

Michela Giuffrida

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