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Affari Europei
Ue-Cina: si muove qualcosa sui rapporti, con un messaggio a Donald Trump
Donald Trump e Xi Jinping (foto Lapresse)

Si sono appena concluse due settimane fondamentali per le relazioni tra Cina e Unione Europea. Nel giro di pochi giorni infatti i principali leader dei due giganti economici mondiali si sono incontrati sia in Cina che in Europa per summit che non hanno rivestito un ruolo soltanto economico e commerciale, come spesso accadeva nei precedenti. Questa volta, complice il “ciclone” Trump che si è abbattuto negli ultimi mesi sull’arena internazionale, Cina e Unione hanno giocato anche al massimo delle loro possibilità per fornire un messaggio politico, e mettere in chiaro il loro sostegno all’attuale status quo del sistema internazionale, basato su scambi liberi e mercati aperti.

GLI INCONTRI CHIAVE - In ordine, gli incontri di alto livello sono stati la visita del Primo Ministro cinese a Sofia, in Bulgaria, in occasione del summit dei “16+1”, il suo viaggio a Berlino, dove ha incontrato la Cancelliera Merkel, e in seguito il Summit tra Cina e Unione Europea, che si è tenuto a Pechino il 16 luglio. In tutte le occasioni i risultati sono stati di rilievo, mentre i partecipanti degli incontri hanno lanciato messaggi a Trump in modo più o meno velato. I leader dell’Unione si sono recati anche a Tokyo, dove hanno incontrato il Primo Ministro Abe e hanno firmato l’ “Economic Partnership Agreement”.

L’EVENTO DI SOFIA- Come sottolineato da Bartosz Kowalski per “The Diplomat”, il meeting di Sofia tra Cina e i 16 Paesi CEEC (dell’Europa Balcanica, centrale, orientale e baltici) ha portato quest’anno a risultati contrastanti. Se da un lato la cooperazione tra le parti si è rafforzata, grazie alla firma di numerosi accordi nell’ambito della cooperazione “Belt and Road”, a livello commerciale tra i diversi Paesi partecipanti, e con la creazione nella capitale bulgara del “Global Partnership and Cooperation Center”. Non sono mancati tuttavia elementi che hanno fatto dubitare della buona riuscita dell’incontro: da rimarcare la mancata presenza dei leader principali di Polonia e Lituania, e l’invio rispettivamente del vice Primo Ministro e del Ministro delle Finanze. Secondo Kowalski la Polonia, il Paese più grande tra i 16, avrebbe voluto in quel mondo mandare un segnale: il vice Primo Ministro nel suo intervento ha collegato il format con la Cina alla “Three seas initiative” e al “Gruppo di Visegrad”, volendo sottolineare come Varsavia possa giocare un ruolo di primo piano in tutte le maggiori iniziative regionali, lasciando in pratica intendere ai partner cinesi come essa meriti un ruolo di interlocutore privilegiato.

Un altro elemento che può aver ridimensionato il meeting dei 16+1 è il viaggio successivo di Li Keqiang in Germania, dove ha incontrato Angela Merkel, di gran lunga il leader europeo con più esperienza nei confronti della Repubblica Popolare Cinese. La Germania è un partner indispensabile per la Cina, sia dal punto di vista commerciale che da quello strategico: essa rappresenta infatti la prima economia dell’Unione Europea, e in prospettiva il leader occidentale di una grande area euroasiatica che sia attraversata al proprio interno dalle vie della “Belt and Road Initiative” cinese. Li ha più volte affermato che il meeting di
Sofia non rappresenta un tentativo di spaccare l’Unione, ma che anzi può rafforzare le relazioni bilaterali rispettando gli accordi presi a livello sovranazionale, rassicurando in questo modo i membri dell’Europa occidentale.

LI KEQIANG A BERLINO- Il meeting in Germania ha guadagnato le prime pagine dei giornali internazionali per l’arrivo nel Paese europeo di Liu Xia, vedova di Liu Xiaobo, fervente attivista deceduto il luglio del 2017. Visto dagli analisti come “concessione” cinese o come vittoria tedesca, il suo arrivo ha rimesso al centro dell’attenzione il tema dei diritti umani, caro a Berlino. Li ha in seguito firmato con Merkel accordi commerciali dal valore di 20 miliardi di euro, lasciando in particolare mano libera a due aziende tedesche, BASF e BMW, sul mercato cinese, per la costruzione di un grande impianto nel Guangdong e per il controllo di una joint venture con una casa automobilistica cinese.

I due Paesi sono però possibili competitor nei rispettivi mercati, e negli ultimi anni hanno lanciato politiche industriali simili per lo sviluppo delle proprie aziende (Industry 4.0 e Made in China 2025). Negli ultimi anni inoltre diverse sono state le tensioni in Europa per le acquisizioni di aziende (come la tedesca Kuka) considerate strategiche. La relazione bilaterale sino-tedesca quindi è caratterizzata da grande collaborazione commerciale, anche se manca ancora una vera e propria alleanza politica strategica. Gli Stati Uniti, in questo caso, sono alla finestra, in attesa dei prossimi sviluppi.

L’UNIONE A PECHINO- Il ventesimo Summit tra Cina e Unione Europea del 16 luglio 2018 è stato per tanti versi storico: recentemente mai si era vista una delegazione così importante in rappresentanza delle istituzioni dell’Unione recarsi nella capitale della RPC. Facevano parte del “dream team” europeo Jean Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo, il vice Presidente della Commissione e Commissario al lavoro, crescita, investimenti e competitività Jyrki Katainen, la Commissaria al Commercio Cecilia Malmstrom e la Commissaria per i trasporti Violeta Bulc. Il vertice si è svolto in un periodo turbolento delle relazioni internazionali: lo stesso giorno Donald Trump ha incontrato Vladimir Putin ad Helsinki, mentre pochi giorni prima la “più grande guerra commerciale della storia” è stata innescata con l’imposizione dei dazi sui prodotti importati da parte di Cina e Stati Uniti. Il Presidente americano si era anche espresso in modo molto negativo nei confronti dell’Europa, dichiarando come i “28” rappresentassero un “nemico” per gli Stati Uniti.

GLI ACCORDI- Come afferma Francois Godement in un suo commentary, anche se Trump potrebbe non essere impressionato dal testo degli accordi firmati a Pechino, la sua caratura rappresenta senza dubbio un punto di svolta per le relazioni tra Cina e Unione Europea. Il comunicato congiunto rilasciato al termine del meeting racchiude al proprio interno più di trenta punti di convergenza e spazia dal commercio agli investimenti, dalla cultura alle nuove tecnologie, mostrando come le relazioni abbiano raggiunto un alto livello di complessità e integrazione tra le parti.

I leader si sono espressi anche pubblicando una dichiarazione sul cambiamento climatico e l’energia pulita, un accordo sugli oceani, un memorandum of understanding sulla cooperazione in tema di economia circolare, un memorandum per aumentare la cooperazione bilaterale sulle emissioni, un memorandum di collaborazione tra il Fondo europeo per gli investimenti e il Fondo “Belt and Road”, mentre per quando riguarda il tema delicato di un accordo globale sugli investimenti le parti si sono date appuntamento ad incontri successivi, segnalando nel comunicato come si sia portato il negoziato a una nuova fase, e come esso rappresenti una priorità e un progetto chiave per stabilire e mantenere aperto, giusto e trasparente il contesto imprenditoriale per gli investitori cinesi ed europei.

I DATI ECONOMICI DELLA PARTNERSHIP- Se i due blocchi sono sempre più vicini i numeri non fanno che confermarlo: secondo i dati pubblicati da Merics l’Unione Europea nel 2017 ha ricevuto 65 miliardi di euro di investimenti esteri cinesi, rispetto ai soli 1,6 miliardi del 2010. La Cina per l’Unione è il secondo partner commerciale (dietro agli Stati Uniti), mentre per la Cina il blocco europeo è il primo. Secondo l’Economist, nel 2017 sono stati cambiati beni per un totale di 667 miliardi di dollari.

QUALI SVILUPPI FUTURI?- Al termine di questa serie importante di incontri, accordi e dichiarazioni sarà però necessario osservare come essi potranno concretizzarsi nei prossimi mesi: è forse tempo per l’Unione Europea e i suoi Paesi membri di compiere una scelta di campo, o conviene aspettare il risultato delle elezioni di mid-term statunitensi e le prossime elezioni nazionali del 2020? Non agire forse è peggio che prendere una posizione netta.

L’Europa tuttavia, anche se lentamente, sta compiendo passi avanti in questo senso, avvicinandosi anno dopo anno al nuovo centro geoeconomico e geostrategico mondiale che ha la Cina come attore protagonista.

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