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Affari Europei
Le donne europee si uniscono nella lotta contro la violenza di genere

Di Lorena Cotza

Strangolata, poi nascosta sotto un cumulo di terra e foglie. Non da un estraneo, ma dal suo compagno. Francesca Milano, 42enne, è stata uccisa a Gioia del Colle la notte del 26 dicembre. Stesso destino di Yvonne Walsh, venticinquenne inglese uccisa dall’ex-partner insieme al figlio di appena setti mesi. Piedad Pacheco fu invece ammazzata mentre raccoglieva olive nelle campagne dell’Andalusia. Aveva già denunciato altre volte le minacce dell’ex-marito, ma la polizia per mancanza di prove non aveva confiscato il porto d’armi all’uomo. Armato di fucile, uccise la donna con due spari alle spalle e uno a bruciapelo.

Età diverse, vite diverse, paesi diversi. Ma la storia è sempre la stessa: donne uccise da qualcuno che conoscevano, qualcuno che amavano. Sono le storie di paesi europei che si definiscono sviluppati e civili, pronti a scandalizzarsi per la violenza contro le donne in India o Afghanistan ma meno propensi ad accorgersi delle tragedie quotidiane  che si consumano dentro i propri confini.

Secondo il monitoraggio del quotidiano La Stampa, nel 2013 si sarebbero verificati 103 femminicidi in Italia: 103 donne assassinate per il semplice fatto di essere donne. Secondo il rapporto Eures, circa 2.220 donne sono state uccise tra il 2000 e il 2012. In media, una ogni due giorni. Mentre il numero totale di omicidi è diminuito nell’ultimo decennio, le vittime di femminicidio  sono drammaticamente aumentate, sia in Italia che nel resto d’Europa. Cifre simili si registrano anche nel Regno Unito, dove nel 2013 ben 137 donne sono state uccise in crimini legati alla violenza di genere.

Ma il 2013 è stato anche l’anno della lotta contro il femminicidio. In seguito a un’intensa campagna mediatica e alle iniziative di sensibilizzazione portate avanti dai centri anti-violenza, a giugno l’Italia è stato il quinto stato europeo a ratificare la Convenzione di Istanbul. La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica fu firmata nel 2011, ma deve essere ratificata da  altri cinque stati dell’UE affinché entri in vigore. Alcuni passi avanti sono però già stati fatti. Ad ottobre, seguendo le indicazioni della Convenzione, l’Italia ha approvato il decreto sul femminicidio, che inasprisce le pene quando l’aggressore ha una relazione affettiva con la vittima.

Numerose anche le iniziative a livello europeo. Sin dal 1990, la Commissione Europea appoggiò la creazione di EWL (European Women’s Lobby), una rete di organizzazioni che si batte affinché il tema dei diritti delle donne resti centrale nel dibattito politico europeo. Grazie all’azione di EWL,  l’Unione Europea ha approvato diverse direttive sulla protezione dei diritti delle donne. Nel 2013 EWL ha inoltre lanciato una campagna per spingere anche gli altri paesi europei a ratificare la Convenzione di Istanbul.

Un’altra iniziativa è quella di WAVE (Women Against Violence Europe), una rete di no-profit europee che si impegna a combattere la violenza contro donne e bambini. WAVE promuove campagne di sensibilizzazione, monitora il fenomeno della violenza domestica e osserva l’impatto delle misure di prevenzione nei diversi paesi.

Le leggi contro il femminicidio e il monitoraggio del fenomeno della violenza domestica sono senza dubbio un traguardo importante. Ma sono solo il primo di molti passi.  Bisognerebbe infatti intervenire sulle radici culturali del problema. L’assassinio è l’estrema conclusione di un continuum di violenza che inizia con gli spot misogeni, le discriminazioni sul posto di lavoro, e l’idea che la donna sia un oggetto da possedere, controllare e dominare.

Secondo il rapporto del World Economic Forum “Global gender gap 2013”, l’Italia si trova al 71esimo posto nella classifica sulla parità di genere e si è verificato solo un progresso minimo rispetto all’anno precedente. Anche per quanto riguarda il tema del lavoro e delle pari opportunità, il nostro paese si trova in fondo alle classifiche: le donne continuano a ricevere una retribuzione inferiore rispetto a quella degli uomini e in alcuni settori, come quello della politica, le donne restano nettamente una minoranza.

Nonostante le statistiche nere riguardino spesso l’Italia, il femminicidio, la violenza domestica e le discriminazioni  contro le donne sono però problemi che coinvolgono anche il resto dei paesi europei. E se il problema è comune a tutti, anche le soluzioni e le proposte migliori potrebbero dunque arrivare da un comune impegno europeo.

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europadonneviolenza di genere
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