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Affari Europei
Elezioni europee, nomine: Spagna mai così protagonista. Macron vuole due donne

Nomine europee, l'inusuale protagonismo della Spagna di Sanchez

Dalla nascita dell'Unione europea, poche volte la delegazione spagnola è stata tanto attesa ad un vertice a Bruxelles come accaduto nella giornata di ieri, 28 maggio. Lo scrive il quotidiano "El Pais", precisando che al centro del tavolo c'è stata la complessa distribuzione delle nomine, dopo le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea di Strasburgo, celebrate lo scorso 26 maggio. La questione - sottolinea il foglio madrileno - e' stata ed e' talmente delicata e sentita che il presidente uscente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha voluto in aula solo i leader dei Paesi membri, senza ammettere la presenza di alcun consulente, e li ha isolati con un inibitore del segnale per cellulari. Alla fine dell'incontro, Tusk si è detto certo che verrà raggiunto un accordo sulle nomine al prossimo vertice di giugno ma ha riconosciuto che non sara' facile e che "nel mondo reale un equilibrio perfetto e' sempre difficile". Secondo quanto si apprende, nei negoziati sui nuovi presidenti della Commissione, del Consiglio, del Parlamento europeo, della Bce e dell'Alto rappresentante per la politica estera, il primo ministro incaricato e leader del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), Pedro Sanchez, ha assunto un ruolo di primo piano piuttosto inusuale, dal momento che raramente la Spagna ha avuto una posizione di peso, essendosi sempre limita a sostenere le posizioni di maggioranza promosse da Francia o Germania. Ora Madrid sostiene apertamente il nome di Timmermans per la Commissione europea.

Nomine europee, Macron e Tusk vogliono due donne e la fine dell'automatismo degli Spitzenkandidaten

In Europa "nessuno" ha interesse a scatenare un "conflitto interistituzionale" tra il Consiglio e il Parlamento Europeo sulla nomina del presidente della Commissione. Il presidente del Consiglio Donald Tusk ha gettato subito acqua sul fuoco, ieri sera al termine dell'incontro informale dei 28 capi di Stato e di governo a Bruxelles, che ha affrontato il tema delle nomine dei vertici per la legislatura appena iniziata: il presidente della Commissione Europea, quello del Consiglio Europeo, l'Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e il presidente della Bce. Del pacchetto fa parte anche la presidenza del Parlamento, la cui nomina è competenza dell'Aula di Strasburgo. Le esche per accendere un conflitto interistituzionale ci sono tutte: il Parlamento Europeo preme perché il metodo degli Spitzenkandidaten, cioè i 'candidati di punta' indicati dai partiti per la presidenza della Commissione, venga confermato, come accadde nel 2014 con Jean-Claude Juncker, Spitzenkandidat del Ppe. Il Consiglio Europeo si oppone, dato che il trattato gli attribuisce il potere di indicare il candidato alla presidenza, che deve però essere votato a maggioranza dal Parlamento. Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha tenuto un atteggiamento dialogante: "Vediamo che cosa succede - ha affermato - noi abbiamo una posizione chiara e l'abbiamo espressa. Vediamo che cosa dice il Consiglio: noi abbiamo ribadito una posizione. Siamo all'inizio della trattativa, vedremo come andrà a finire". La discussione sulle nomine Ue nel Consiglio Europeo, ha detto Tusk, "ha confermato l'accordo raggiunto nel febbraio 2018: il Consiglio Europeo eserciterà il suo ruolo, il che vuol dire che non ci può essere alcun automatismo" tra l'essere Spitzenkandidat ed essere indicato dal Consiglio come presidente della Commissione.

Tutti i nomi sul tavolo per le nomine europee

Nello stesso tempo, ha aggiunto Tusk, "nessuno può essere escluso: essere un candidato di punta non è un difetto; al contrario, potrebbe aumentare le chances" del candidato in questione. Secondo il trattato, "il Consiglio Europeo propone e il Parlamento Europeo elegge. Quindi, il presidente della Commissione deve avere sia la maggioranza qualificata nel Consiglio Europeo che la maggioranza nel Parlamento Europeo. Stasera non abbiamo discusso di nomi, ma solo della procedura". I nomi, per ora, sono gli stessi: gli Spitzenkandidaten dei Liberali Margrethe Vestager (che formalmente non lo è, perché l'Alde ha indicato una rosa di sette personalità 'eminenti'), il socialista Frans Timmermans e il popolare Manfred Weber, oltre al capo negoziatore per la Brexit Michel Barnier. Timmermans viene sostenuto apertamente dagli spagnoli; alcuni tuttavia si spingono a dubitare che il premier olandese Mark Rutte, liberale, possa appoggiare un socialista. Ma fonti diplomatiche ritengono assai improbabile che Rutte possa decidere di non sostenere un candidato olandese alla presidenza della Commissione: su nomine di questo peso, in genere anche se non sempre, prevale l'interesse nazionale e non quello di partito. Timmermans, però, viene osteggiato dai Paesi del gruppo di Visegrad: da primo vicepresidente della Commissione ha trattato le violazioni dello Stato di diritto in Ungheria e Polonia, con decisioni che Budapest e Varsavia considerano alla stregua di violazioni della sovranità nazionale. 

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