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Affari Europei
Federalismo, Comi: "Ora referendum in tutte le regioni". L'intervista

 

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Domenica i lombardi e i veneti sono stati chiamati ad esprimere il proprio voto su una richiesta di maggiore autonomia da parte delle due regioni dell'Italia settentrionale. L'affluenza in Lombardia, con quasi il 40%, e ancora di più in Veneto, con oltre il 57%, hanno dimostrato come i cittadini vogliano che alle amministrazioni regionali siano concessi maggiori poteri. "La partecipazione al referendum di domenica é stata una prova di grande democrazia", spiega ad Affaritaliani.it Lara Comi, lombarda doc ed eurodeputata di Forza Italia, partito che ha sostenuto la Lega nella campagna per portare i cittadini alle urne.

Onorevole Comi, come si spiega la differenza di affluenza tra Lombardia e Veneto?

"Prima di tutto in Lombardia non avevamo il quorum e questo sicuramente ha demotivato molti. Inoltre é mancata una opposizione al referendum da parte degli altri partiti e questo ha soffocato il dibattito".

Si riferisce alla posizione del Pd?

"Il Partito democratico ha avuto un atteggiamento altalenante che alla fine si é cristallizzato in una astensione che ha lasciato molti disorientati. Mentre il Centrodestra é stato compatto nel promuovere il referendum".

Gli equilibri nel Centrodestra sono cambiati dopo questo voto?

"Assolutamente no, Forza Italia continua a mantenere il primato con la Lega Nord a poca distanza. Ma il peso dei partiti non si misura con queste votazioni visto che il mio stesso partito si é speso in favore della partecipazione alla consultazione".

La visibilità che Maroni e Zaia hanno guadagnato é notevole...

"Sono i due governatori ed é giusto che sia così. Ma sono due governatori della Lega moderata, che dialoga con Gentiloni e i ministri. Non é una Lega della chiusura e sono per certi versi europeisti. Se consideriamo l'impegno che Maroni sta mettendo per portare l'Ema a Milano o per far funzionare la macro-regione alpina non si puó certamente definire euroscettico".

In primavera ci saranno le elezioni e la Lega porterà le proprie istanze autonomiste, in caso di vittoria del Centrodestra sarete disposti ad accoglierle?

"Io spero che il referendum che c'é stato in Lombardia e in Veneto ci sia in tutte le regioni d'Italia perché qui stiamo parlando di un federalismo, anche fiscale, che farebbe bene a tutti. E' bene che tutte le regioni diventino più efficienti e rispondano direttamente agli elettori di eventuali sprechi e cattive gestioni".

La Sicilia, regione a statuto speciale, é in fondo alla classifica in termini di efficienza nella gestione della cosa pubblica. Dando maggiore autonomia alle altre regioni, in particolar modo al Sud, non si rischia di incentivare la malagestione?

"I cittadini sono stufi degli sprechi di questa amministrazione. Lo vedremo tra pochi giorni con le elezioni regionali in Sicilia. E' sempre un bene che la politica risponda direttamente ai cittadini".

Assieme ad una maggiore autonomia c'é anche una maggiore responsabilità fiscale?

"L'autonomia non si puó pretendere solo quando fa comodo, bisogna rispettarla sempre, anche per quanto riguarda la gestione del denaro pubblico. Io credo che i cittadini vogliano amministrazioni che funzionino bene e quindi scuole, ospedali e polizia che lavorino in modo efficiente al servizio dei cittadini. Dare maggiore autonomia alle amministrazioni locali é la strada giusta".

Maroni é stato criticato per la spesa relativa all'acquisto dei tablet e per le inefficienze del voto elettronico. Sono critiche condivisibili?

"La Lombardia si conferma la Regione più innovativa in Italia e gli elettori lo hanno apprezzato. Certo quando si fa innovazione ci possono essere degli intoppi, ma Milano ha fatto da apripista per il futuro. E i tablet rimarranno alle scuole sul territorio. E' la dimostrazione che la Lombardia deve avere una maggiore autonomia per guardare avanti".

Vede un legame tra i referendum italiani e quello in Catalogna?

"Lombardia e Veneto chiedono più autonomia nella gestione del territorio, ma sempre in una cornice di unità nazionale. La Catalogna vuole invece la secessione e tutti gli Stati europei sono stati concordi nell'affermare che non riconosceranno una dichiarazione unilatere di indipendenza".

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