Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Londra ora vuole Brexit soft e referendum bis. Parte la fronda anti May

Il 54% dei cittadini del Regno Unito auspica di rivotare sulla Brexit dopo i negoziati con l'Ue

Londra ora vuole Brexit soft e referendum bis. Parte la fronda anti May

Brexit: maggioranza Gb la vuole soft e chiede referendum bis

Cresce la voglia d'una Brexit "soft" fra i britannici. Non solo: emerge anche un capovolgimento di percentuali sull'auspicio di un ipotetico secondo referendum, fra due anni, sull'esito finale del negoziato con Bruxelles. Stando all'ultimo sondaggio dell'istituto Survation, il 54% dei sudditi si Sua Maestà sarebbe ora favorevole a questa sorta di voto bis, escluso finora categoricamente dalla premier Tory, Theresa May. Mentre ben il 69% degli intervistati si dichiara contrario a una 'hard Brexit' che lascasse fuori il Regno pure dall'unione doganale. Fra gli elettori del Labour di Jeremy Corbyn la tendenza è ancora più netta, anche se solo un 27% di loro pensa che la Gran Bretagna dovrebbe fare marcia indietro totale e restare nell'Ue a dispetto del referendum del 2016. Intanto la Bbc rivela che nel 2018 non ci sarà il Queen's Speech (il discorso in cui la regina legge il programma annuale di governo alla Camere) a causa degli impegni che lo stesso esecutivo prevede d'avere nei negoziati sulla Brexit.

Industrali in pressing: "Brexit soft o sarà catastrofe"

Pressing dei grandi imprenditori britannici sul premier Theresa May per una Brexit 'soft', leggera, che intrattenga rapporti più stretti possibili con l'Unione europea per evitare ripercussioni negative sull'economica. ''E' tempo di riflettere su come sta il mondo dell'impresa. E' assolutamente chiaro che per il nuovo governo la priorità deve essere l'economia", sollecita il vce direttore generale della Confindustria britannica (Cbi) Josh Hardia, secondo il 'Guardian'. "Il mondo dell'impresa sta suonando il campanello d'allarme sull'impatto che le restrizioni sui migranti avrebbero sull'economia", sottolinea Peter Cheese, chief executive di Chartered Institute of Personnel and Development (Cipd). L'industria d'Oltremanica chiede dunque con forza a Downing Street di cambiare i toni ma anche di cambiare linea ed abbandonare il 'mantra' della May secondo il quale 'un mancato accordo è meglio di un cattivo accordo'. In molti sperano ancora che sia possibile una marcia indietro sulla Brexit. Per Stuart Rose, patron dei supermercati online Ocado e favorevole al 'remain', secondo la quale le ultime elezioni sono state come un "quasi referendum bis" contro un divorzio 'duro' dall'Ue, con tanto di stretta sugli ingressi e isolazionismo. Stessa linea per Karan Bilimoria, fondatrice del birrificio Cobra per la quale May oggi ha "zero credibilità", dunque bisogna ripensare il divorzio dall'Unione. Brian McBride, presidente di Asos e Wiggle, esprime invece preoccupazione per l'impatto negativo sulle aziende legato alle restrizioni sul mercato del lavoro ed eventuali tariffe doganali.

Fronda anti May tra i tories, una decina pensano alla sfiducia

Nel frattempo la leadership è in bilico. Theresa May ha appena dieci giorni per salvare la sua già traballante premiership. All'interno dei Tories cresce la fronda di chi mette in discussione la capacità di guidare partito, e Paese, della premier che dopo i deludenti risultati delle elezioni anticipate è stata investita dalle polemiche e le critiche per il modo in cui ha reagito alla tragedia dell'incendio a Londra. Almeno una decina di tories starebbero pensando di chiedere un voto di sfiducia della premier se questa non riuscirà a far approvare il programma legislativo dei prossimi due anni, tutto incentrato sulla Brexit, nel voto decisivo che si svolgerà il 28 giugno prossimo. La notizia arriva alla vigilia dell'avvio ufficiale dei negoziati con la Ue per la Brexit a cui la May e il suo governo arrivano in una posizione di estrema debolezza. Il sottosegretario al Commercio, Greg Hands, ha smentito la notizia che vi sia una fronda anti-May affermando che il partito è "unito" nel sostegno alla premier. Ma certamente anche i continui attentati e allarmi legati alla sicurezza non possono che scalfire ancora di più la già fragile leadership di Theresa May.


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