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Affari Europei
Von der Leyen? In Germania non piace. La sua pesante eredità alla Difesa

Germania, l'eredità di Von Der Leyen alla Difesa

Secondo un recente sondaggio, Ursula von Der Leyen era il secondo ministro meno popolare in Germania prima che, eletta presidente della Commissione Ue, lasciasse la guida della Difesa ad Annegret Kramp-Karrenbauer. Per Martin Schulz, ex leader dell'Spd, era il "membro più debole" del governo di Berlino. Die Welt ha scritto addirittura che la sua nomina alla guida dell'esecutivo comunitario è una "liberazione" per il suo Paese. Ininterrottamente al governo dal 2005, Von Der Leyen in patria non è amata per niente. E, se il bilancio del suo mandato come ministro della Famiglia prima e del Lavoro poi e' tutto sommato positivo, a oscurare la stella di colei che era stata considerata a lungo la delfina della cancelliera e' la sequela di scandali ed errori collezionati da ministro della Difesa, incarico che ha ricoperto dal 2013. Tanto che un deputato del suo stesso partito, la Cdu, ha confidato al Financial Times che "è una buona notizia per l'esercito che se ne stia andando" giacche' "i suoi anni al ministero sono stati davvero duri per le forze armate".

I RESTI DELLA BUNDESWEHR

Se Donald Trump ha più volte attaccato la Germania per lo scarso contributo alla Nato, ha le sue buone ragioni. Nel 2018 Berlino aveva stanziato per la Difesa l'1,2% del Pil, contro, ad esempio, l'1,7% dell'Italia. Si parla comunque di quasi 40 miliardi di euro, una cifra non irrisoria ma allocata in maniera adeguata, concentrata quasi tutta sulle forze di terra. La Marina tedesca ha infatti dimensioni piuttosto limitate: 65 navi, un numero lontano non solo dalle 180 di Francia e Italia ma anche dal centinaio di Spagna e Grecia. Ars Technica una anno fa un aveva snocciolato dati impietosi: le fregate della nuova classe F-125 non erano state consegnate perche' solo 5 su 13 avevano superato il collaudo in mare. E l'unico sommergibile in servizio era stato ritirato per riparazioni. Gli altri erano in attesa dei pezzi di ricambio. La situazione dell'aeronautica risultava altrettanto preoccupante. Su 109 aerei da combattimento Typhoon a disposizione, nel 2015 solo 42 risultavano pronti all'impiego a causa dei problemi di manutenzione. Su 89 bombardieri Tornado, appena 38 erano operativi. Per quanto riguarda gli elicotteri, lsolo 12 dei 62 Tiger e 16 dei 72 CH-53 potevano essere utilizzati per le esercitazioni.

MANICI DI SCOPA PER LE ESERCITAZIONI

Non che l'esercito di terra si presenti in condizioni migliori. Pur venendo da una delle nazioni piu' ricche del mondo, i soldati della Bundeswehr finiscono a volte per non avere nemmeno i fucili per le esercitazioni. Aveva fatto il giro del mondo la notizia secondo la quale, durante un'esercitazione Nato avvenuta nel settembre 2017 in Norvegia, gli effettivi del Panzergrenadierbataillon 371 si ritrovarono senza abbastanza armi. Mancavano il 31% dei fucili necessari, il 41% delle pistole e ben tre quarti dei visori notturni richiesti. I soldati furono costretti a dipingere dei manici di scopa di nero e attaccarli ai blindati Boxer perche' almeno visivamente dessero l'idea. Un portavoce del ministero della Difesa teutonico affermo' candidamente di non avere alcuna spiegazione per un episodio tutt'altro che isolato. Nel 2014 le forze speciali dovettero ritirarsi da un'altra esercitazione Nato perche' non gli era stato fornito un elicottero. Von Der Leyen fu costretta a dichiarare che Berlino non poteva rispettare i suoi impegni a causa di una carenza di mezzi i cui effetti si stavano colorando di comicità involontaria. In numerose caserme, per esempio, le autoblindo mancanti per le esercitazioni erano state sostituite da banali Mercedes Vito. Il ministro promise di correre ai ripari. Quattro anni dopo, il budget militare tedesco era sceso ulteriormente, dall'1,3% all'1,2% e lo stato di abbandono del parco mezzi era peggiorato ancora. Appena un anno fa, dei 244 carri armati Leopard in organico, 105 risultavano "pronti all'uso" ma appena nove erano armati secondo i requisiti richiesti dalla manovra. Nel 2019, gli stanziamenti sono finalmente saliti, di quasi 5 miliardi, il maggior incremento dalla fine della Guerra Fredda. Ma il totale è salito ad appena l'1,35% del Pil, sempre molto al di sotto dell'obiettivo Nato del 2%

LO SCANDALO DELLE CONSULENZE

Tra gli scandali che hanno segnato gli anni di Von der Leyen alla Difesa il piu' grave è quello che riguarda i ricchissimi contratti assegnati a societa' di consulenza esterne in maniera diretta, ovvero senza gara. La questione, sollevata dalla Corte dei Conti, ha portato all'apertura di una commissione parlamentare d'inchiesta. L'accusa e' di appalti illeciti e, essendo l'indagine ancora in corso, Von Der Leyen verra' molto probabilmente chiamata a risponderne di fronte al Bundestag nei prossimi mesi. La vicenda ha al suo centro Katrin Suder, un'ex manager di McKinsey assunta nel 2014 come segretario agli armamenti. Il suo ruolo, sulla carta, era quello di velocizzare le procedure di approvvigionamento. Un ruolo che Suder avrebbe interpretato con molta disinvoltura. Durante il suo mandato, le spese in consulenze esplosero. Molti contratti furono aggiudicati, sempre senza gara, alla McKinsey stessa. Altri alla rivale Accenture, che dal 2014 al 2018 vide le commesse dalla Bundeswehr crescere di oltre 40 volte, passando da meno di mezzo milione a ben 20 milioni. Contratti illeciti non solo perche' assegnati in maniera irregolare ma perche' non necessari. L'enorme incremento del valore delle commesse ad Accenture ha a che fare con l'amicizia tra Suder e un manager di questa societa', Timo Noetzel. Esploso nel 2018, il caso si e' poi arricchito di una serie di nuovi dettagli: ad esempio, e' venuto fuori che a beneficiare di appalti senza gara era stata anche una societa' dove lavorava il figlio stesso della Von Der Leyen. E la dipendenza della Difesa dai consulenti era arrivata a un punto tale che ai dipendenti di tali societa' sarebbero stati concessi i benefici dei dipendenti del ministero, dai contributi assicurativi all'accesso alla rete intranet. Un illecito rivelato dallo Spiegel e sul quale sta indagando la magistratura. L'indagine interna aperta dal ministero sulla vicenda e' stata definita dalla commissione d'inchiesta "superficiale, piena di buchi, contraddittoria e insufficiente ad affrontare problemi di queste proporzioni". E' un fatto che il ministro non assunse alcuna iniziativa disciplinare nemmeno quando lo scandalo era diventato di dominio pubblico.

IL FINTO RIFUGIATO CHE PROGETTAVA ATTENTATI

Un altro caso che fece parecchio rumore e' quello di Franco A., un tenente neonazista che era riuscito a fingersi un rifugiato siriano, ottenendo persino asilo nel 2016. L'obiettivo dell'ufficiale era commettere un attentato terroristico per mettere in cattiva luce i profughi. Tutto cio' senza che nessuno si accorgesse di nulla. Venne fuori che molti superiori del tenente conoscevano le sue tendenze politiche, ma non avevano reagito in alcun modo. Un allargamento delle indagini porto' all'identificazione di 275 membri dell'esercito sospetti di essere contigui all'estrema destra. La risposta del ministro non fu un'ammissione, almeno parziale di responsabilita', ma una violenta critica ai vertici della Bundeswehr, da lei accusati di avere un "problema di attitudine" e "mancanza di leadership". Parole considerate oltraggiose dai generali, che reagirono ricordandole che, se un problema di leadership c'era, era lei la principale responsabile. Fu in quel momento che il rapporto di fiducia tra le forze armate e il ministro si ruppe in maniera irrimediabile. 

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