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Alla salute
Il legame tra BMI e cancro

Uno studio epidemiologico pubblicato qualche anno fa su THE LANCET(1) pone l'accento sui meccanismi che legano obesità e cancro. Il BMI (Body Mass Index), in italiano ‘Indice di Massa Corporea’, si ricava dal rapporto tra il valore del peso corporeo in kg e il quadrato della statura del soggetto espressa in metri. Otteniamo quindi tre intervalli che definiscono le tre categorie patologiche per uomo e donna ed uno che stabilisce, invece, il normopeso. Si parla, infatti, di sottopeso se il BMI è inferiore a 18.5, di normopeso se il BMI è compreso tra 18.5 e 24.9, di sovrappeso se il BMI è compreso tra 25 e 29.9 e di obesità se il BMI è oltre 30. Queste misure "a tavolino", tuttavia, non tengono affatto conto della struttura fisica reale di un soggetto, che, pur appartenendo ad una categoria per il proprio BMI, può in realtà appartenerne ad un'altra per reale struttura e percentuale di masse corporee.

Molto più precisa del BMI è, infatti, la misurazione della percentuale della massa grassa sul totale del peso corporeo, dato, però, che prevede la visita e l'analisi bioimpedenzometrica del singolo individuo, decisamente più laboriose. Pur nella loro approssimazione, i dati che si basano sul BMI sono ritenuti universalmente accettabili.
I ricercatori dell'Università di Manchester, autori del citato studio, hanno analizzato 221 archivi di dati (da 141 articoli), che includevano più di 282.000 casi tra il 1966 e il novembre 2007, relativi all'incidenza di 20 tipi di cancro presenti in letteratura, puntando a determinare il rischio di cancro correlato ad un aumento di 5 kg/m2 nel BMI. Le conclusioni sono state le seguenti: nell'uomo, un aumento del BMI di 5 kg/m2 è fortemente associato all'adenocarcinoma dell'esofago (52% in più), al cancro della tiroide (33% in più), al cancro del colon e del rene (24% in più), al cancro del retto e al melanoma (20% in più). Nelle donne, invece, si registra una forte associazione tra lo stesso aumento del BMI e l’adenocarcinoma esofageo (51% in più), i cancri dell'endometrio (59% in più), della cistifellea (59% in più), del rene (34% in più), del seno pre e post menopausa, del pancreas, della tiroide e del colon. In entrambi i sessi, l'aumento del BMI è associato all'incremento del rischio di leucemia (20% in più), di mieloma multiplo e di linfoma non-Hodgkin. Per alcuni tipi di cancro, sesso e origini etniche portano ad associazioni diverse da quelle sopra elencate in relazione al rapporto ‘incremento del BMI’ – ‘incidenza del cancro’.
 
Le percentuali di incremento dell'incidenza di questi tumori maligni con la crescita del BMI sono dunque impressionanti e se da un lato l'aumento di massa grassa è prodotto dall'eccessiva risposta insulinica durante la giornata (in risposta all'assunzione di cibi contenenti per lo più glucosio, i cosiddetti ‘carboidrati’, o altri zuccheri), dall’altro è l’insulina stessa a stimolare la crescita cellulare. L’insulina, tra le sue varie attività, produce infiammazione cellulare (per stimolazione diretta dell'enzima Delta-5-Desaturasi che converte il DGLA in Acido Arachidonico) ovvero regola la ‘funzione’ metabolica delle cellule stesse. Quando la quantità di insulina si eleva nel sangue, ne consegue anche un aumento nella produzione di infiammazione per aumentata produzione di Acido Arachidonico che da essa ne è regolata. Tutti questi processi rappresentano un cocktail micidiale, se si verificano in modo continuativo, cosa che le ricerche dimostrano. Siamo, inoltre, a conoscenza del fatto che la cellula maligna si nutre esclusivamente di glucosio (e fruttosio), caratteristica peculiare del suo metabolismo biochimico(2). È inoltre noto che ogni picco insulinico nel sangue rende le cellule di cancro ancora più “voraci” di glucosio, che a sua volta le fa crescere molto più velocemente. Una glicemia stabilmente sotto il 70, al contrario, rende di fatto “impossibile” la vita della cellula di cancro per mancanza di nutrimento.

Sapendo tutte queste cose, sarebbe ‘ovvio’ ritenere di dover insegnare ai pazienti oncologici ed ai pazienti sovrappeso ed obesi a mangiare (e dimagrire) in modo da non aumentare il rischio di incorrere in queste terribili patologie. Invece non lo si fa. Le armi le avremmo: risparmiamo insulina (e grasso) con scelte alimentari più salutari e ridurremo i rischi a zero o molto prossimi allo zero.

1. Renehan A.G.-Tyson M.-Egger M.-Heller R.F.-Zwahlen M.,  Body-mass index and incidence of cancer: a systematic review and meta-analysis of prospective observational studies in Lancet,  16;371(9612):569-78. doi: 10.1016/S0140-6736(08)60269-X, 2008.

2. http://www.affaritaliani.it/blog/alla-salute/salute-legame-zucchero-cancro-393736.html

 

Tags:
cancrobmi
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