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Alla salute
Mammografia a 40 anni e oltre. Perdita di tempo, soldi e rischio?

Sebbene si stia sempre più abbassando l’età cui le donne vengono indirizzate ad effettuare lo screening per il cancro al seno attraverso la mammografia, con il dichiarato intento di diagnosticare il cancro ad uno stadio precoce per poter salvare la vita alle pazienti, la realtà sembra proprio essere diversa e sembra anche suggerire che questa metodica andrebbe abolita in favore di tecniche più utili allo scopo e non dannose. Stando almeno a ricerche tanto indipendenti quanto serie(1).
Nelle donne di 40 anni, ad esempio, la classica mammografia a raggi X non è infatti sufficientemente sensibile a scoprire il tumore, dato che la densità della ghiandola mammaria, superiore nelle donne giovani rispetto alle 50enni, è un forte ostacolo alla capacità tecnica radiografica nel valutare la crescita tumorale. Uno studio ad opera dei ricercatori della Stanford University School of Medicine(2) ha dimostrato che ben il 79% di tutti i cancri non scoperti a questa età sono dovuti alla carenza della tecnologia e non alla velocità di crescita del tumore (che ne impedisce la scoperta solamente nel 21% dei casi) come si pensava. Sono quindi tecnologiche e non biologiche le cause alla base dell’inutilità della mammografia sotto i 40 anni. Secondo gli autori di questo studio, inoltre, la limitazione tecnica dell’indagine mammografica a 40 anni potrebbe rivelarsi addirittura un fattore di rischio per il cancro del seno, visto che i falsi negativi lasciano paziente e medico tranquilli mentre il cancro avanza. Cosa accade invece alle donne sopra i 50 anni?
Anche in questo caso pare ormai evidente ed assodato da numerosi studi che la mammografia usata come screening ha fallito tutte le promesse fatte alle pazienti, cioè che le avrebbe aiutate a salvare la vita, aiutando i medici a scoprire il cancro più precocemente. Quello che i dati ci dimostrano è che la mammografia NON allunga la vita alle pazienti, AUMENTA il numero di mastectomie(3,4) e NON permette di scoprire cancri in fase precoce(5).
La Mammografia, inoltre, produce numeri incredibili di falsi positivi che addirittura possono condurre una paziente sana su tre indagate a diventare una paziente operata di cancro(6). Nei paesi in cui viene offerto lo screening mammografico per il cancro al seno, i falsi positivi (cioè la diagnosi di cancro di lesioni che non comporterebbero invece sintomi o morte) è il 52%. Il carcinoma in situ, una forma di cancro al seno benigna dato che non si sposta dal seno e non conduce a morte, è frequentemente scambiata per cancro infiltrante e trattata come un cancro invasivo e letale(3,7,8). I falsi positivi per il carcinoma invasivo del seno rappresentano il 35%. I danni accertati sono molti, troppi, mentre i benefici sono troppo pochi.
Nella vicina Svizzera, infatti, lo screening mammografico è stato interrotto in alcuni Cantoni(9), proprio per questi motivi, mentre le donne vengono seguite con un più ragionevole percorso fatto di visite cliniche senologiche, ecografie e la termografia, una tecnica troppo frettolosamente abbandonata da noi e invece molto evoluta in quel paese. Tutto questo senza considerare l’aspetto tossico delle radiazioni stesse assorbite durante l’esame dalla paziente (annualmente!).
Uno studio del 2006, pubblicato nel British Journal of Radiobiology, intitolato "Enhanced biological effectiveness of low energy X-rays and implications for the UK breast screening programme", ha rivelato che la tossicità da radiazioni indotta dalla mammografia è molto più pericolosa di quanto si pensasse. In che senso pericolosa? Nel senso che aumenta il rischio di cancro al seno dal 4 al 600% in più nelle donne sane(10). In un altro studio si dimostra che il tipo di radiazioni utilizzate nella mammografia, accumulate di esame in esame, producono un rischio carcinogenico addirittura superiore a quello indotto dalle radiazioni della bomba atomica(11). Gli effetti carcinogenici della mammografia sembrano colpire maggiormente le donne sotto i 50 anni e quelle con una storia familiare di cancro al seno(12), vale a dire esattamente quelle che vengono invitate più ‘calorosamente’ ad effettuare lo screening mammografico almeno annuale.
Tra danni da radiazioni, danni psicologici prodotti sia dai tempi di attesa dei referti sia dai falsi positivi, trattamenti bioptici(13) o chirurgici inopportuni e altro, insomma, dall’avvento del test di screening con la mammografia, gli studi sembrano suggerirci che questa metodologia invasiva (pensiamo al dolore dello schiacciamento del seno nella macchina e al possibile danno muscolare indotto dallo stesso) abbia prodotto più danni che benefici(14). Senza contare, infine, che una parte del seno, il quadrante più esterno che non viene fotografato dalla macchina, resta inosservato completamente.
In conclusione, si può dire che la prevenzione viene fatta impedendo al tumore di formarsi. Scoprirlo in fase più o meno precoce, sebbene possa aiutare evidentemente, non significa fare prevenzione, ma solamente diagnosi precoce di una malattia che già ha colpito il nostro organismo. Se vogliamo fare prevenzione, dunque, dobbiamo affidarci a chi ci può aiutare a farci evitare la malattia, attraverso la dieta e l’integrazione soprattutto, ma anche attraverso l’insegnamento di una corretta igiene di vita, quindi ad un Medico Nutrizionista. Se invece l’obbiettivo è quello di iniziare a preoccuparci della malattia solamente DOPO che ci ha colpiti, allora mangiamo tutto quello che vogliamo e facciamoci bombardare di radiazioni o farmaci. In quel caso, poi, a venirci in aiuto sarà il bisturi dell’oncologo.


Fonti:

1. INDEPENDENT UK PANEL ON BREAST CANCER SCREENING, The Benefits and Harms of Breast Cancer Screening: an Independent Review, Lancet 2012; 380: 1778–1786.
2. KRISTINE CRANE, Women in Their Forties Have Lower Mammographic Tumor Detectability in
Journal of the National Cancer Institute, 2010; July 27.
3. GØTZSCHE PC-JØRGENSEN KJ., Screening for Breast Cancer with Mammography in Cochrane Database Syst Rev 2013; 6: CD001877–Cd001877.
4. JØRGENSEN KJ-KEEN JD-GØTZSCHE PC, Is Mammographic Screening Justifiable Considering Its Substantial Overdiagnosis Rate and Minor Effect on Mortality? in Radiology 2011; 260: 621–627.
5. GØTZSCHE PC-JØRGENSEN KJ-ZAHL PH-MÆHLEN J, Why Mammography Screening Has Not Lived Up to Expectations from the Randomised Trials in Cancer Causes Control 2012; 23: 15–21.
6. JØRGENSEN KJ-GØTZSCHE PC, Overdiagnosis in Publicly Organised Mammography Screening Programmes: Systematic Review of Incidence Trends in BMJ 2009; 339: b2587–b2587.
7. ANDERSSON I-ASPEGREN K-JANZON L ET ALII, Mammographic Screening and Mortality from Breast Cancer: the Malmö Mammographic Screening Trial in BMJ 1988; 297:943-8.
8. JØRGENSEN KJ-KLAHN A-GØTZSCHE PC, Are Benefits and Harms in Mammography Screening Given Equal Attention in Scientific Articles? A Cross-sectional Study in BMC Med2007;5:12.
9. BILLER-ANDORNO N-JÜNI P, Abolishing Mammography Screening Programs? A View from the Swiss Medical Board in N Engl J Med 2014; 370: 1965–1967.
10. G J HEYES-A J MILL-M W CHARLES, Enhanced Biological Effectiveness of Low Energy X-rays and Implications for the UK Breast Screening Programme in Br J Radiol. 2006 Mar; 79(939):195-200.
11. FRANKENBERG D-KELNHOFER K-BÄR K.FRANKENBERG-SCHWAGER M, Enhanced Neoplastic Transformation by Mammography X Rays Relative to 200 kVp X Rays: Indication for a Strong Dependence on Photon Energy of the RBE(M) for Various End Points in Radiat Res. 2002 Jan;157(1):99-105.
12. HEYES GJ-MILL AJ-CHARLES MW, Mammography - Oncogenecity at Low Doses in J Radiol Prot. 2009 Jun; 29(2A):A123-32.
13. HUBBARD RA-KERLIKOWSKE K-FLOWERS CI-YANKASKAS BC-ZHU W-MIGLIORETTI DL, Cumulative Probability of False-Positive Recall or Biopsy Recommendation after 10 Years of Screening Mammography: a Cohort Study in Ann Intern Med. 2011 Oct 18;155(8):481-92.
14. RAFTERY J-CHOROZOGLOU M., Possible Net Harms of Breast Cancer Screening: Updated Modelling of Forrest Report In BMJ. 2011 Dec 8; 343: d7627.

 

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