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La necessità di superare il concetto di lavoro subordinato

Nel Decreto Dignità, per quello che riguarda il mercato del lavoro, sono state toccate solo le norme dei contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato, che sono forme di disciplina ormai antiche e superate. Introdotte con la legge 230 del 1962, si riferiscono a anni in cui il contesto storico e economico era totalmente diverso, ma mentre quest'ultimo si è evoluto, le norme sul lavoro sono rimaste praticamente identiche. L'Italia ha in questo momento la necessità di una rivoluzione delle norme che regolamentano il mercato del lavoro. Quest'ultimo è già cambiato e con esso le esigenze dei lavoratori e loo smartwork è solo un esempio.

Ho trattato questo argoemento in modo approfondito nell'e-book "Decreto Dignità - L'opportunità e la necessità di superare il concetto di lavoro subordinato". Proverò qui a darvi qualche spunto di riflessione su quanto analizzato nel libro.

I numeri di una recente ricerca effettuata dall’ dell’osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano ci parlano dello smartwork come di un fenomeno in crescita. Nel 2017 risulta infatti che il 36% delle grandi aziende abbia avviato progetti strutturati di lavoro agile, trend in cresita del 6% rispetto al 2016. E anche tra le PMI lo smart working è in forte rialzo con il 22% delle stesse che ha progetti in corso. Complessivamente i numeri del Politecnico ci dicono che il lavoro agile riguarda l’8% circa 300.000 lavoratori in Italia, pari all’8% del totale.

A regolamentare lo smart working è ora la legge n. 81 del 2017. Dove, anche negli articoli espressamente dedicati, non definisce precisamente il lavoro agile, ma si limita invece a rimandare a norme e accordi collettivi già esistenti e alla necessità di sottoscrivere accordi sindacali di secondo livello.

In definitiva possiamo affermare che oggi non esiste una disciplina precisa e specifica per i datori di lavoro che decidessero di assumere con nuove forme di lavoro agevolate. Eppure lo smart workin, come ci dicono i dati, è il futuro dei rapporti di lavoro.

Risulta quindi evidente che sia necessario creare al più presto delle norme sulle nuove forme di lavoro. Le cosiddette nuove forme di contratto, dovrebbero infatti diventare le forme tipiche di prestazione lavorativa, rendendo i contratti a tempo determinato e indeterminato dei tipi di contratti secondari o quantomeno destinati a essere abbandonati col tempo.

L’Italia ha la grande opportunità di attuare delle politiche coraggiose del lavoro, arrivando per prima a regolamentare in maniera estremamente innovativa il mercato del lavoro.  Questo potrebbe fornire al Paese un vantaggio competitivo enorme, con minori costi per le aziende, e la conseguente opportunità di innalzare gli stipendi dei dipendenti.

La politica oggi dovrebbe coraggiosamente introdurre definitivamente una nuova forma di contrattazione che non venga definita smart working e neppure lavoro agile, ma che possa essere definita come contratto di lavoro 2018 o 3.1.

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