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Prestazioni sessuali nel contratto di lavoro

Nuovo lavoro e nuovo contratto. Oltre alle solite clausole però compare anche quella di dover garantire un determinato  numero di prestazioni sessuali mensili. Arriva dalla Spagna la notizia di un datore di lavoro il quale, all'interno del contratto di lavoro per la propria segretaria, ha fatto inserire l'obbligo di prestazioni sessuali dalla stessa. La collaboratrice di quest'ultimo, dopo aver firmato il contratto, lo ha denunciato per violenza sessuale. Cosa hanno detto i Giudici spagnoli e cosa sarebbe successo in Italia?

 

 

In questo caso realmente accaduto, il capufficio aveva sottoscritto un contratto con la segretaria dove lei si impegnava a svolgere il suo lavoro e contemporaneamente ad avere un determinato numero di rapporti sessuali con lui ogni mese. Successivamente la donna, evidentemente pentita del contratto, aveva denunciato l’uomo per violenze sessuali.

L’uomo si era difeso sostenendo che la donna aveva sottoscritto un contratto che la impegnava in maniera volontaria e senza alcuna costrizione. Aggiungendo che lo stipendio pagato per le prestazioni di segretaria ed extra, era di molto superiore a quello di una normale segretaria: circa 4000 euro al mese.

Ebbene, i Giudici spagnoli hanno deciso di non condannare il datore di lavoro e respingere quindi le accuse della donna nei suoi confronti.

Ma in Italia sarebbe potuto succedere un caso simile?

Partiamo dal presupposto che per ottenere un lavoro si sarebbe a volte disposti a fare cose contro la propria morale. Teniamo inoltre conto che in un caso come questo, il datore di lavoro esercita un potere che viene subito dal dipendente. Dipendente che potrebbe quindi essere costretto alle prestazioni sessuali pur di non perdere il lavoro. In una logica come questa ci potrebbero essere gli estremi del reato di induzione alla prostituzione. 

Va inoltre ricordato che in Italia la legge, quando si parla di violenza sessuale, non si riferisce esclusivamente all'atto di costringere con la forza una persona ad avere un  rapporto sessuale. Molti Giudici hanno infatti ribadito che chi, sfruttando la propria posizione di potere forzi una persona a atti sessuali, è conpevole di violenza.

Per queste ragioni sono convinto che un caso come questo in Italia avrebbe visto la condanna del datore di lavoro.

 

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