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Buonasanità
Diossina...e morte!

La DIOSSINA è  una sostanza chimica (TETRACLORO-DIBENZO-DIOSSINA: TCDD) altamente cancerogena, divenuta negli ultimi anni tristemente famosa a Taranto per gli innumerevoli morti dell'ILVA per tumori e leucemie.
L'esposizione a concentrazioni elevate di diossina espone a linfomi, tumori epatici, mammari e tiroidei, endometriosi, diabete e danni ai sistemi riproduttivo e immunitario.
Si tratta di una sostanza liposolubile che si concentra soprattutto nel tessuto adiposo e pare che per smaltire solo la metà della dose accumulata servano fino a 10 anni.
La diossina è volatile e pertanto può essere trasportata dal vento, contaminando le falde acquifere.
Al rischio diossina sono quindi esposti anche gli alimenti,  soprattutto quelli più grassi come latticini e pesce azzurro.
Le maggiori concentrazioni di diossina si sviluppano sopratutto nelle industrie con processi di combustione e massiccio uso del riscaldamento (inceneritori di rifiuti e fonderie).
Il caso Ilva di Taranto scoppia nei primi anni del 2000, quando pur producendo il 93% delle emissioni globali di tutta Italia, era considerata A NORMA!!!
A finire sotto inchiesta sono le polveri rilasciate dai camini, sotto forma di nubi rossastre (fenomeno dello SLOPPING).
Nel 2012 viene firmato un Protocollo di intesa per interventi urgenti di bonifica.
Nell'aprile del 2013 viene proposto un referendum ai cittadini in merito alla chiusura dell'Ilva, ma non viene raggiunto il quorum.
Il 30 ottobre 2013 sono stati notificati avvisi di chiusura dell'indagine preliminare a 53 persone tra politici, funzionari, imprenditori e dirigenti.
Questa la parte freddamente tecnica, che consente però la comprensione del "dramma diossina", sicuramente teorica e dunque meno toccante della lettera  lasciata da Mariagrazia, morta a Taranto,  pubblicata in data 4 aprile 2016 su Affaritaliani.it e diffusa da Fabio Matacchiera del Fondo antidiossina che descrive la donna come una malata di cancro forte e coraggiosa.
Mariagrazia abitava nel rione Tamburi con l'Ilva situata a pochi passi da casa, dalla quale puntualmente forniva informazioni quando i fumi erano troppo imponenti e la soffocavano penetrando dalle finestre!
Nella lettera la donna saluta e ringrazia Fabio Matacchiera per l'impegno per la città di Taranto.
Gli confida che avrebbe voluto esporsi e denunciare l'abbandono da parte del sistema sanitario locale.
Chiede a Fabio di raccogliere testimonianze, foto, prove e di documentare lo stato di disagio ed abbandono dei malati di cancro.
Della lettera riporto per intero solo la parte finale e più toccante....
"Ti voglio bene e ti porterò nel mio cuore....salutami tutti coloro che combattono con te, siete stati la famiglia che ha fatto rivivere l'amore e il rispetto per la vita ".
Mariagrazia Manara
Adesso Mariagrazia non c'è più,  ma lascia in eredità una lettera profonda ed accorata che faccia riflettere.
Sua figlia Cristina ha riferito che la sua mamma desiderava fortemente che tutti potessero leggere per....SAPERE!
Tra la descrizione iniziale tecnica del dramma diossina e la commovente lettera di Mariagrazia quello che più emerge è il paradosso di come per anni sia stata considerata a norma un'industria " fabbricatrice di morte"!
Come non riflettere su un numero indecifrabile di morti, attuali malati di tumore privi di ogni speranza e potenziali futuri, considerato che i danni da accumulo di diossina si manifestano anche a distanza di anni!
In balia alle molteplici contraddizioni proprie della questione Ilva, difficile anche per me pensare alla chiusura di una fabbrica che dà lavoro a migliaia di operai, consapevoli a loro volta, con una spada di Damocle sulla testa, di essere con molta probabilità condannati....
Ma da medico e cittadina pugliese quotidianamente a stretto contatto con la diossina, volatile e ovunque diffusa, esprimo le mie umane paure e chiedo DOV'È LO STATO....e dov'è quel sistema sanitario locale, inadeguato e autore di abbandono dei malati di cancro e delle loro famiglie, come descritto da Mariagrazia!
E se realmente è così, è con immenso dolore che in questo caso io proprio non mi senta di parlare di BUONASANITÀ!

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