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Il buono, il brutto e il cattivo
Reati sessuali, quella grande responsabilità dei giudici

Non sono un giurista ma mi avventurerò in campo minato della realtà di questo paese, già noto nel novecento per essere stato depositario dell’ignobile dettato del delitto d’onore, perché ne osservo vagare il fantasma nelle aule dei tribunali. Intendiamoci non esiste argomento più difficile del giudicare chi compie gesti efferati specie quando queste azioni sono rivolte all’eliminazione fisica di un coniuge, di una compagna di un amante potenziale.

Certo come possiamo capire cosa può accadere nell’attimo in cui il ragioniere della porta accanto si trasforma in un efferato carnefice nei confronti di una moglie che diceva di amare? Questa è materia dell’analisi psichiatrica che tocca le corde profonde e inesplorate della volubile natura umana e della sua imprevedibilità. Quello che, recentemente è tornato alla ribalta è il concetto di attenuante, di giustificazione psicologica, legata alla frustrazione del rifiuto, all’indebolimento mentale causato dalle tempeste emotive che hanno armato la mano del killer.

Questo dimezza, alleggerisce, modifica la pena, contribuisce a dare sempre la responsabilità alla donna come nel famigerato “colpa sua mi voleva lasciare” se non addirittura “era troppo brutta per uno stupro. Ci stava”.

Questa sequenza surreale di sentenze poco condivisibili, contribuiscono ad una preoccupante restaurazione del delitto d’onore, tutto al maschile tutto contro chi si oppone al volere del “masculo”.

Speriamo si tratti di pochi, ma significativi episodi, perché l’immagine di Franca Viola che rifiuta il matrimonio riparatore dopo la “fuitina” diventerebbe attuale in una contemporaneità che è ammorbata da troppi episodi di oscurantismo, normativo e giuridico. Crediamo che sicuramente qui giudici non abbiano bisogno , come ormai ogni categoria della squinternata società, di visibilità o notorietà mediatica ma, il pericolo è grande, e un società evoluta non può permettersi scivoloni accademici su temi così emotivi, pena il ritorno ad una società arcaica e primordiale dove la legge del più forte impone regole al più debole, contrabbandandole per amore.

Ogni sentenza parla al mondo, invia un messaggio preciso e chi giudica deve capire che un cavillo può convincere i più deboli di spirito che in fondo “quella era una poco di buono e se ho fatto questo è perché se l’era meritato”, e questo proprio non vorremmo più sentirlo dire, soprattutto nel terzo millennio.

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