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Il buono, il brutto e il cattivo
Salvini, il lombardo cattivo
SCHIAFFO 4 - I big di Forza Italia che fanno anticamera davanti all'ufficio di Salvini. Senza ritegno. Miracolati da Berlusconi per tante legislature ora sono pronti a voltargli le spalle. Proprio sicuri che il vecchio volpone di Arcore non sappia tutti i dettagli della loro trattativa per vendersi a Matteo?

Ha il piglio della canaglia e il passo risoluto di colui che ha argomenti semplici ma efficaci,e il popolo lo adora perché sembra un postino,un benzinaio,un portiere,anche se il ruolo istituzionale lo ha reso leggermente più glam,ma non certo all’Emporio Armani Renzi.

Il politico del momento è il Matteo,Salvini,un quarantenne lombardo cresciuto a cassoela e feste delle Laga Lombarda,svezzato nei peggiori bar di Canegrate,Biassono,e in alcune birrerie malfamate,ma frequentate dai proto-leghisti dall’urlo roco,di Triuggio e Buguggiate. Il Matteo comincia a far paura a quelli che da sempre hanno il culo al caldo,a quelli che “mio padre è professore di semiotica analitica”,ai Direttori Immortali dei Tiggitre e agli ineffabili finanzieri,vellutati.

Dice quello che pensa,magari con un taglio greve,senza mezze misure,senza mediazioni dorate,impalla lo schermo mentre accusa,scompone,crea divisioni,attacca e non dimostra di avere paura.

Il Matteo vince perché prende una posizione,giusta o sbagliata che sia, coerente, netta, nitida, dice quello che vorrebbe fare la sinistra ma non ha mai avuto il coraggio di dire o addirittura di fare.

Per questo il Matteo non è di destra o di sinistra, il Matteo è l’arci-italiano,l’uomo qualunque,il ragioniere che manda avanti la “fabricheta”,e spegne tutte le luci prima di uscire,sembra il futuro ma ricorda gli anni cinquanta e sessanta perché aggrega poveri da “miracolo a Milano” e sciuri-brianzoli da “La notte” E’ un bravo ragazzo, tutto sommato, con la metà degli anni del Caimano e col doppio di militanza politica da marciapiede vero,e questo si vede nella maniera con cui affronta le sfide.

In più si contraddice e cambia a secondo delle necessità(perché i democristiani?),ma suo è un candore disarmante che lo pone al centro di tutte le attenzioni multimediali,come nessun politico mai,nel dopoguerra.

Gli altri borbottano,confabulano,minacciano ma non scaldano più il cuore,il cervello e la pancia del popolo,del popolino,ma accarezzano le rendite di posizione del popolone che è sempre composto da dodici strafighi che odiano,ma con charme,i pezzenti,e cioè tutti gli amici del Matteo.

C’è un’aria da oratorio ma con qualche bestemmia in sottofondo,di rabbie mai sopite,di antiche performance barricadere,una simpatica incapacità di adattarsi alle buone maniere tronfie e retoriche delle vecchie tribune politiche.

Qui si fa la guerra al passato,e al presente,come fosse una rivoluzione , che come ben sappiamo, non è un pranzo di gala.

Il Matteo è molto mobile,proprio come i vecchi politici del dopoguerra che conoscevano uno per uno gli elettori,è capace di fare cinque comizi al giorno e diciamo che da un decennio è perennemente in campagna elettorale,senza risparmiarsi e senza limitare il suo raggio d’azione ovunque ci sia un’emergenza da commentare,oggi a Lampedusa,domani a Pinzolo.

Lo insultano ,urlano epiteti di tutti i colori, ma ho la sensazione che, a molti, questo burbero benefico cominci a piacere,almeno per la schiettezza,per l’assenza strutturale di retorica,almeno quella classica,per la capacità di creare un consenso stellare intorno a se e al suo partito,e il successo non gli ha dato alla testa,anzi lo tratta con un certo disprezzo,come se avesse molto altro da fare,piuttosto che seguire i sondaggi dorati. Combattere con i giganti non è impresa da poco in un paese che ha fatto della mediazione e dell’equilibrismo politico la sua cifra politica ed i partner europei sono perplessi nel assistere a questa improvvisa svolta autorevole,non autoritaria come sbraita il Partito dei Defunti, qualcuno che non accetta più di essere manovrato da Berlino,o preso per il culo da Parigi.

Il Matteo infatti piace ai due veri politici-babau,quelli che fanno veramente politica perché fanno paura, Trump e Putin,ma questo è stato argomento di sberleffi e di ironie,perché mentre i due Khan si spartiscono l’universo disponibile,noi ancora qui a pensare “agli opposti estremismi”ed alle “convergenze parallele”.

Una certa freschezza linguistica farà bene a tutti,qualche durezza in più irrobustirà il corpo sociale,mentre il Matteo sornione,guarderà da qualche pescheria di Palermo o dal palasport di Ponte di Legno, la frantumazione dei soloni isterici della Politica Colta,quelle anime belle che continuano a non capire perché il popolo non ha capito,forse perché ha già spento il televisore.

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