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Coaching
Coaching crossing culture: interview with Eefke Bodt (NetWxpat)

 

Interview with Eefke Bodt. Consultant, Trainer, Performance Coach.

 

You have a long carrier in human resource, and now you are in NetExpat, one the most important company in the world focused on assessment, training and coaching mobile employees and relocating their partners too. Could you explain deeper your function in the company?

In NetExpat I help all the experts that are moving all around the world in the difficult issue to adapt to the country. For example if you come to Vietnam you find that the way local people think is so much different. I had a German lady who came to Vietnam with that straight way to act that a German has, and I had to train her about what she could do and how she had to adapt to the country. In Vietnam people will never say no. If you ask a question, and a person is not happy with it, you have to change the question in some part because he or she will always say yes, and this is very important if you are the boss speaking to an employee but even if you are in a hospital.

You also work on relocating partners of people coming to work abroad. Does this always happen? How can you easily find a job if you have unique and particular skills?

This is true, but the relocation in a new culture can also be an opportunity. Some people start their own business or do voluntary work. This happens because they can do more than they think they can. You can move people outside their comfortable zone, and this way let them see what is possible in their life.

What is the methodology to coach people to accept a new culture?

At first I have to train a new person for a one whole day and teach him or her on everything about the country. After a while, when he or she has been starting to work in the country since a few weeks, he or she usually says something like ‘I have asked this and I get this’ so I have to train them about how to relate with others in the proper way, reminding that even from the side of the new person there are many important differences from a culture to another one.

You work also as a private coach with Tummo Consulting. What kind of help does the client ask you as a coach?

I always start with a 15 minutes conversation to know the person because I cannot help everybody. If I’d say that I could help everybody I wouldn’t be a good coach. For example I can coach depressed people until a certain level. If they are at too big level of depression I send them to the right specialist.

80% of my clients are people that want to grow, who knows that there is something that stop them and that they want to exceed. I help them to scratch their limit and so they finally know that they can do it. I also help people that are anxious, I go deeper to know why, I open their mind sets and make a plan to fix this. I usually do this in 4 to 6 sessions during a 2 months period.

Do you also coach group of people?

Yes, even digitally. I prefer 1 to 1 coaching but there are people that cannot pay for individual coaching so I coach them digitally as a group.

And does digitally coaching is effective as in person?

I think it is more, because when in person you have a lot of distractions, you look around, there are many elements, while on digital we are more focused on each other. In digital connection we are more relaxed, and this can be an important condition in coaching.

You work on many sides including coaching and business organizing and managing, and many other things. What is your approach to all these activities?

I always work on adding something new in my job, to give people more. As a special extra unpaid job project I’m working on teaching small groups of Indian kids the way they should grow up in the world, let them know and understanding the value of working and money. I think that opening their mind to let them to become independent, and not only connected to public or private funds that cannot last forever, is the best help you can give them for reaching a better life.

 


 

Il coaching cross-culturale.

 

Intervista a Eefke Bodt.  Consulente, Trainer, Performance Coach.

Con una lunga carriera nelle risorse umane adesso sei in NetExpat, una delle più importanti aziende al mondo che si occupa di assessment, training e coaching nella mobilità globale dei dipendenti e nella ricollocazione dei loro partner. Ci puoi descrivere il tuo lavoro nell’azienda?

In NetExpat assisto gli esperti che si muovono da tutto il mondo nella difficile condizione di doversi adattare al Nuovo paese. Per esempio venendo in Vietnam si noterà che il modo in cui le persone ragionano è molto diverso. C’era una signora tedesca che arrivata in Vietnam si comportava in quel modo diretto tipico dei tedeschi, e le ho insegnato cosa potesse fare e come adattarsi al paese. In Vietnam una persona non dice mai di no e sa fai una richiesta, e la persona non è a suo agio, è necessario cambiare la domanda da qualche parte affinché la persona possa rispondere si, e questo è molto importante se sei il capo che parla ai dipendenti ma anche se ti trovi privatamente in ospedale.

Lavori anche sulla ricollocazione dei partner delle persone che vanno a lavorare all’estero. Ma effettivamente questo accade? Come si può trovare facilmente un lavoro quando si possiedono delle competenze uniche e particolari?

E’ vero, ma ricollocarsi in una nuova cultura può anche essere un’opportunità. Alcune persone iniziano un proprio business o si attivano nel volontariato. Questo accade perché le persone possono fare più di quello che pensano. Puoi mettere le persone al di fuori della loro area di comfort e questo gli farà vedere cosa è possibile nelle loro vite.

Qual è il metodo per insegnare alle persone come accettare una nuova cultura?

Innanzitutto devo formare una persona per un intero giorno e spiegare a lui o a lui un pò di tutto riguardo il paese. Dopo un po', quando ha iniziato a lavorare da un po' di settimane, generalmente mi dirà cose del tipo ‘ho chiesto questa cosa ma ho ricevuto quest’altra’ e quindi devo formarla su come relazionarsi con gli altri nel modo opportuno, ricordandomi che anche dal lato della persona da formare ci sono differenze rilevanti tra una cultura e l’altra.

Tu lavori anche come coach privato come Tummo Consulting. Che tipo di aiuto ti chiede il cliente come coach?

Inizio sempre con una conversazione di 15 minuti per conoscere la persona dato che non posso assistere tutti. Se dicessi che posso aiutare chiunque non sarei un bravo coach. Per esempio posso assistere persone che lo sono ma solo fino ad un certo livello. Se questo è troppo alto le dirigo verso lo specialista appropriato.

L’80% dei miei clienti sono persone che vogliono crescere, che sanno che qualcosa li ferma e che vogliono superarlo. Li aiuto a cancellare quel limite e quindi alla fine loro sanno di poterlo fare. Aiuto anche persone che sono ansiose, vado in profondità per capire perché, quindi intervengo sui loro modelli di ragionamento e sviluppo un piano per risolvere la cosa. In genere lo faccio in 4 - 6 sessioni in un periodo di 2 mesi.

Formi anche gruppi di persone?

Si, anche nella comunicazione digitale. Preferisco il coaching 1 a 1 ma ci sono persone che non possono permetterselo e quindi faccio una formazione di gruppo.

E questo coaching a distanza è efficace come di persona?

Io credo che sia anche più efficace, in quanto di persona ci sono tante distrazioni, ci si guarda attorno, ci sono molti elementi, mentre in digitale siamo focalizzati l’un l’altro.

In digital connection we are more relaxed, and this can be an important condition in coaching.

Operi in molte direzioni inclusi il coaching, ma anche il business organizing e managing, e molte altre cose. Qual è il tuo approccio verso tutte queste attività?

Mi impegno costantemente ad aggiungere qualcosa nel mio lavoro, per dare alle persone qualcosa di più. Come progetto speciale e non remunerato sto lavorando sull’insegnare a piccoli gruppi di ragazzini indiani a come crescere nel mondo, facendogli comprendere il valore del lavoro e dei soldi. Credo che aprire la loro mente per consentirgli di diventare indipendente, e non solo connessi a fondi pubblici o privati che non durano per sempre, sia il miglior supporto che si possa dare per fargli ottenere una vita migliore.

 


 

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