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Coaching
Hera, Vernier: “Non mi accontento mai”. Parla l’amministratore delegato

L’amministratore delegato di Hera, gruppo bolognese attivo nei servizi ambientali, idrici ed energetici è uno dei top manager del settore Energia in Italia. Ecco l’intervista a Stefano Venier, in esclusiva per affaritaliani.it:

 

Dott. Venier, lei attualmente è ai vertici di Hera nella veste di Amministratore Delegato. In pochi riescono a coronare un così importante traguardo professionale. Ci racconta com’è iniziata la sua carriera?

Lavoro nel settore Energy da oltre 30 anni occupandomi prima, all’ENI, di energia e petrolchimica, e successivamente di Utilities all’inizio nella società di consulenza ATKearney e poi qui in Hera, dove lavoro da 14 anni. Ma in realtà tutto è iniziato in un settore completamente diverso, quello degli elettrodomestici bianchi, presso l’Electrolux, dove mi sono occupato di automazione industriale, fresco di laurea in scienze matematiche e fisiche con indirizzo informatico. La svolta è poi arrivata con la borsa di studio per frequentare la Scuola Enrico Mattei specializzandomi in energia e ambiente. Da li in ogni esperienza ho trovato persone importanti che mi hanno arricchito sotto di diversi aspetti, manageriali e umani.

 

Quali sono le tre caratteristiche personali e caratteriali che le hanno permesso di raggiungere questo traguardo?

Certamente annovererei la insaziabile curiosità che mi accompagna ancora oggi nel tenere testa ai grandi cambiamenti che ci stanno investendo sotto molti fronti: dallo sviluppo di un modello economico sostenibile alla rivoluzione tecnologica. Come ha recentemente twittato Bill Gates “Intelligenza Artificiale, energia e bioscienze sono i campi con il maggior potenziale dove se cominciassi oggi mi impegnerei”. Questa curiosità la sazio con un approccio che ho recentemente definito di microlearning continuo, e per questo la tecnologia e la diffusione della conoscenza oggi ci danno una grande opportunità. Ma ancora sono una persona alla costante ricerca dell’eccellenza, non mi accontento mai, cosi come non mollo mai di fronte a un obiettivo che giudico essenziale; passione e entusiasmo per il cambiamento fanno il resto.

 

Hera è una Multiutility di grandi dimensioni con oltre 8.500 dipendenti ed è presente in tanti e importanti comuni italiani. A fronte di questi numeri, quali sono le modalità che lei predilige per relazionarsi con i suoi manager e gestire questo grande capitale umano?

Ormai siamo arrivati a circa 9000 dipendenti, distribuiti equamente tra Energia, Reti e Ambiente. Settori tra loro diversi che si complementano nella prospettiva multiutility. La difficoltà sta nel seguire questa pluralità di ambiti offrendo un contributo al team che lavora con me. Ampiezza e dimensione necessariamente richiedono di utilizzare tutte le modalità di interazione disponibili, ma il confronto diretto ricopre ancora un ruolo essenziale. Questa modalità è maggiormente time consuming ma restituisce un valore maggiore ed è importante per coltivare una efficace mentorship, a cui attribuisco un ruolo essenziale. Il resto lo fanno il telefono, la mail, le chat e le video. Siamo un gruppo distribuito sul territorio e la logistica può essere gravosa, per questo motivo per molte cose anche strumenti impersonali come mail e chat possono essere adeguati. E poi aiutano a rispettare la vita degli altri non richiedendo un riscontro in tempo reale. ll tempo non è mai sufficiente, soprattutto quando si entra nella sfera dello sviluppo, della performance feedback; ma per questo ci siamo “aiutati” costruendo con un percorso partecipato un modello di leadership a cui ognuno di noi è chiamato a far riferimento e rappresenta la roadmap da seguire anche quando non arrivano feedback diretti. 

 

Per un successo duraturo e sostenibile dell’azienda, saper far crescere i propri collaboratori diventa un elemento fondamentale. Secondo lei quali sono gli asset più importanti per sostenere e rafforzare questo aspetto?

Credo fortemente nell’affermazione di una leadership costruita con l’esempio, con il pensiero, basata sull’autorevolezza riconosciuta. Nello sviluppo, in sostanza, di role model; come detto per questo abbiamo sviluppato nel nostro Gruppo un modello di riferimento cha sa identificare le caratteristiche chiave per ciascuno, in grado di coniugare le dimensioni dell’io e del noi, come quelle del presente e del futuro. E poi come già ricordato un efficace mentorship.     

 

Nel suo percorso professionale ha affrontato dei momenti di difficoltà? In tal caso, qual è stato il suo approccio per superarli e affrontare nuove sfide?

Back to basic. Analisi della situazione, ricerca della migliore soluzione e ricerca della consapevolezza degli aspetti su cui fondare la ripartenza. E poi una giornata di distrazione per ricaricare le pile.

 

Parliamo di Industria 4.0, il ruolo delle tecnologie digitali è ormai una sfida che tutti i player nel vostro settore devono affrontare. Concretamente, quali innovazioni state mettendo in atto?

Stiamo lavorando su molti fronti perché il nostro settore incorpora molti, quasi tutti gli aspetti che investono il modello di Industria 4.0, così come lo hanno definito i tedeschi già nel 2012. Abbiamo infrastrutture diffuse da digitalizzare, ossia da rendere sensibili, capaci di trasmetterci informazioni sul loro stato o sul contesto. Ma questo sviluppo, che ci porta dall’infrastruttura fisica all’IoT, porta poi con se l’opportunità di costruire uno strato logico, basato sui dati, che consenta una migliore gestione degli asset e del servizio, anche rispetto all’evoluzione verso le Smart City. Ma siamo direttamente coinvolti anche rispetto agli altri due assi: l’Intelligenza Artificiale e l’efficienza sull’utilizzo delle risorse. Rispetto all’IA, lavoriamo soprattutto su algoritmi cosiddetti machine learning che aiutino ad evolvere dalla gestione manuale, programmata alla telegestione remotizzata, dove possibile automatizzata e basata sulle condizioni. Efficienza nell’utilizzo delle risorse vuol innanzitutto dire economia circolare, efficienza energetica (il 90% dei nostri consumi elettrici va nel ciclo idrico), ottimizzazione della risorsa idrica. E per questo evoluzione dei modelli di business e comportamentali, smart grid e nuove tecnologie giocano un ruolo chiave.

 

In questa importante fase di transizione, dominata dal processo di digitalizzazione, secondo lei quale sarà il modello energetico per l’Italia per i prossimi 20 anni?   

Una risposta difficilissima. Certamente vi sono trend emergenti e tecnologie, come AI e blockchain, che si consolideranno spostando l’assetto dell’industria da “centralizzato” a “misto”, ossia caratterizzato dalla presenza di prosumer (produttori e consumatori) e da consumatori/produttori tradizionali. Siamo e lo resteremo, a mio avviso, per altri 20 anni in una fase di transizione in cui si affermeranno scelte distribuite su vettori rinnovabili e permarranno, per necessità e opportunità, presenze tradizionali sopratutto nella filiera del gas naturale, sia di origine fossile sia biologica (il cosiddetto biometano). Molto dipenderà poi, nel caso dell’Italia, dalla capacità che avrà saputo esprimere il Paese nel cogliere l’opportunità dell’efficienza energetica, il quinto combustibile e il più rinnovabile. Concludo nel sottolineare che le città saranno l’ecosistema nel quale si svilupperanno i nuovi modelli: li vive il 50% della popolazione e si consuma il 75% delle materie prime e dell’energia, oltre a generare l’80% del PIL. Da dove può partire il cambiamento se non da li?

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