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Cose Nostre
Bankitalia, quando Renzi chiedeva la testa del governatore Vincenzo Visco
Foto LaPresse

I giornaloni si stracciano le vesti parlando nei titoli di apertura, rilanciati da tg, gr e rassegne stampa, di “assedio a Bankitalia” da parte del Movimento Cinquestelle. Solo perché il vicepremier Luigi Di Maio ha contestato in consiglio dei ministri la proroga di un membro del direttorio di via Nazionale. Apriti cielo, lesa maestà. Giù le mani da Bankitalia, Di Maio… L’Istituto di vigilanza non si può toccare… Parola di Eugenio Scalfari e dei suoi epigoni. Peccato che pur dovendo per compito istituzionale vigilare sulle banche, in questi anni Bankitalia si è spesso distratta su ruolo e comportamenti di diversi istituti di credito. Con le conseguenze a tutti note per il sistema Italia e per le tasche e i risparmi di molti poveri, malcapitati italiani, derubati allo sportello e messi sul lastrico, in alcuni casi fino alla depressione e al suicidio.

Ora il governo gialloblù sta opportunamente provvedendo a risarcirli, questi poveretti. Ma non basta, il sistema va cambiato ,laddove non ha funzionato producendo questi guasti e questi scandali. E la pulizia non può che partire da chi doveva controllare e non lo ha fatto (con buona pace di qualche giornale che per le malefatte dei suoi editori dovrebbe tacere).

Si mettano dunque l’anima in pace opinionisti ed editorialisti embedded. Chi sbaglia paga. E’ una regola che deve valere per tutti. Senza zone franche. Il governo ha il dovere di intervenire,

Né si può dire che le analisi di Di Maio siano frutto di visioni personali e logiche estremistiche. Leggete qui: "Il nostro giudizio politico è che in questi anni Banca d’Italia e Consob non abbiano garantito un sistema di controlli efficiente… Se avessero lavorato, al posto di chiacchierare… II tempo ci darà ragione. E lo sanno tutti gli addetti ai lavori, anche quelli che pubblicamente ti danno torto e privatamente ti dicono il contrario. La verità alla fine viene fuori. Se in questi anni le autorità della vigilanza avessero passato il proprio tempo leggendo meglio i documenti dei loro colleghi anziché parlando coi giornalisti per raccontare discutibili retroscena, probabilmente il mondo del credito e della finanza oggi starebbe meglio".

Non sono parole di Di Maio, queste, pesantissime. Sono virgolettati di Matteo Renzi. Parole pronunciate quando il toscano era presidente del Consiglio e segretario del primo partito italiano. E davanti all’esplosione delle crisi bancarie (da Etruria a Vicenza) chiese la testa addirittura del governatore Vincenzo Visco. Di Maio non ha ancora osato tanto.

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