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Cose Nostre
Di Maio con la legge sul conflitto di interessi mette Salvini nell’angolo e strizza l’occhio al Pd



Al di là del fumo di questi giorni e delle liti da talk show sull’aria fritta, la vera prova del nove per Matteo Salvini e per la tenuta della maggioranza pentaleghista sta nell’annuncio-bomba di Luigi Di Maio: è imminente la calendarizzazione in commissione alla Camera di una legge sul conflitto di interessi.

E’ nel contratto di governo, quindi s’ha da fare.

Ma, come si sa, Silvio Berlusconi, che in questi anni ha messo insieme nella sua figura il potere politico, finanziario e mediatico in una concentrazione senza eguali nel mondo, la vede come una sorta di bomba atomica, una specie di castrazione chimica, per sé e per il suo gruppo imprenditoriale. E' un po' come agitare il drappo rosso davanti agli occhi del toro.

A complicare il quadro l’abile e coerente Di Maio, nell’annunciare il provvedimento, ci ha messo una seconda zeppa: ha esplicitamente invitato la Lega a collaborare in Parlamento assicurando speditezza e compattezza ai lavori. Ma, soprattutto ha sollecitato  la convergenza del Pd.

Col risultato prevedibile di mettere la Lega in braghe di tela rispetto all’alleato ingombrante di Arcore, obbligandola a decidere o dentro o fuori e di stanare il Pd su un provvedimento che sin dai tempi di D’Alema premier e dei patti della crostata e dei successivi nazareni il grande partito della sinistra riformista ha sempre rimosso fingendo di non capire e nascondendo la testa come gli struzzi.

Ora il Re è nudo: viene al pettine uno dei grandi nodi rimossi e delle contraddizioni di fondo del nostro assetto politico democratico. Ossia  l’intreccio incestuoso e lo scambio perverso di interessi imprenditoriali, politici e mediatici, che altera gli equilibri istituzionali e il gioco dei pesi e contrappesi, e che va oltre Silvio Berlusconi investendo non poca parte della nostra classe dirigente.

Un dilemma non banale per Salvini. Anche perché sul conflitto di interessi il Pd di sinistra di Zingaretti non può facilmente far melina e tirarsi indietro. Sicché potrebbe addirittura  nascere un abbozzo di convergenza M5S-Pd.

Matteo Salvini è dunque a un bivio. Divagare, parlar d’altro e buttare la palla in tribuna stavolta è impossibile. La festa dei due forni volge al termine. Prendere o lasciare.

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