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Dei delitti e delle pene
Depenalizzazione dei reati minori: quale impatto?

Il Governo, con due decreti legislativi del febbraio 2016, ha depenalizzato una serie di reati minori ritenuti di scarso impatto sociale.
Sono stati trasformati in illeciti amministrativi, con sanzioni variabili da 5.000 a 50.000 €, una serie di reati che prima venivano puniti solo con la multa o con l’ammenda: tra gli altri, guida senza patente per il non recidivo, atti osceni, turpiloquio, abuso della credulità popolare, contrabbando di merci, pubblicazione e spettacoli contro la morale, omessi versamenti delle ritenute previdenziali al di sotto dei 10.000 € annui. La competenza ad irrogare tali sanzioni è demandata al prefetto o ad altra autorità amministrativa.
Per altri reati, invece, come l’ingiuria, il danneggiamento semplice, il falso in scrittura privata, la falsità in foglio firmato in bianco, la sottrazione di cose comuni è prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria comminata dal giudice civile, a seguito di una richiesta risarcitoria da parte della persona offesa.
Quale impatto avrà tale provvedimento nei Tribunali Penali?
Vi sarà, quasi certamente, una diminuzione del carico processuale, a cui però corrisponderà un prevedibile ingolfamento di cause risarcitorie nei Tribunali Civili. Come una coperta corta: quel che viene tolto ai Tribunali Penali, si aggiungerà al carico, già notevole, dei Tribunali Civili.
Non va escluso, poi, il rischio di far passare il messaggio che ad una condotta illecita corrisponda, di fatto, l’impunità. Ammettiamo, ad esempio, che un soggetto, senza possibilità economiche, compia atti che offendono la morale: siamo certi che la sanzione amministrativa costituisca, per lui, un valido ostacolo alla commissione dell’azione illecita?
Solo chi sarà in grado di far fronte ad un pagamento sanzionatorio rilevante potrà, ragionevolmente, valutarne gli effetti deterrenti.
Per quanto concerne poi l’entità della sanzione pecuniaria, il giudice civile farà riferimento  alla gravità della violazione, alla reiterazione della condotta, all’indebito arricchimento dell’autore, nonché all’eliminazione od attenuazione delle conseguenze dell’illecito, così come previsto dall’art. 5 del d.lgvo 7 del 2016.
In conclusione, cosa avverrà per i procedimenti penali tuttora in corso e non ancora conclusi? A seconda della fase processuale, verrà disposta l’archiviazione o verrà pronunciata una sentenza di assoluzione con la formula “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”.

Avvocato Luigi Giuliano Martino, penalista del Foro di Milano

 

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