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Destinazione Sud
Grottaglie, i produttori d'uva si ribellano al racket: "Non paghiamo"
Le vittime: i produttori grottagliesi nel Commissariato di Polizia

Il Sud che non ci sta. Per due mesi, gli agricoltori hanno subito le angherie dei tagliatori di tendoni. Poi hanno detto “basta” e hanno cominciato a ribellarsi. E a passare notti insonni girando in auto nei campi per tenere d’occhio la “roba”: l’uva da tavola. 38 casi in due mesi, al ritmo di un giorno sì e uno no, hanno messo alle corde i produttori di uva di Grottaglie, venti minuti di macchina a est di Taranto.

tendone   tiranti tagliatiGrottaglie: uno dei tanti vigneti coi tiranti tagliati
 

Quando lunedì scorso si sono presentati nel commissariato di Grottaglie, almeno una cinquantina di agricoltori accompagnati dai vertici di Confagricoltura Taranto, il questore Stanislao Schimera li ha guardati in faccia e ha capito l’antifona: solo otto casi denunciati,  cinque volte di più quelli segnalati. Non casi sporadici e circoscritti, ma un’emergenza vera, un colpo inferto all’economia locale da manovali dell’illegalità. «Signori, parliamoci chiaro: qui qualcuno sta pagando, ha pagato o pagherà. Bisogna avere il coraggio di denunciare perché, altrimenti, la polizia non può fare magie». Le parole del questore, squadrate con l’accetta.

Del resto, non si può esitare quando vengono colpite tante aziende e così sistematicamente, mettendo in ginocchio un’intera economia. La “mala” voleva, vuole, succhiarne il sangue vivo. 80 milioni di euro di valore, pronto a fine estate per andare sui mercati di tutta Italia e sulle migliori piazze europee, dove richiedono uva seedless (senza semi), Red Globe, Vittoria e Italia e tante altre. Uva precoce o tardiva, comunque di ottima qualità, che in certi pessimi ambienti “fa gola” anche quando è acerba.  

Grottaglie   l'incontro in CommissariatoIl questore di Taranto Schimera riceve la delegazione di agricoltori grottagliesi
 

Una ricchezza che attira delinquenti specializzati – è ormai più di un’ipotesi - nel ramo estorsioni. Malavita organizzata oppure piccola criminalità, staremo a vedere, che entra drammaticamente nella vita dell’impresa agricola e degli agricoltori. Un bubbone che si può estirpare, ha chiarito il questore, «percorrendo due strade». Maneggiando con durezza il “bisturi” «investigativo» e manovrando con cura «gli strumenti della prevenzione». In entrambi i casi la collaborazione attiva degli agricoltori è lo snodo cruciale: «Il lavoro investigativo – ha sottolineato Schimera - è il nostro impegno principale, assieme a carabinieri e guardia di finanza, ma per farlo in modo efficace abbiamo bisogno di denunce. Voi denunciate, il resto lo facciamo noi con i reati configurabili nei casi specifici: estorsione e associazione a delinquere».

uva da tavola2
 

Un piccolo “terremoto” che ha scosso una città di 32mila abitanti che ha un’agricoltura ricca. Grottaglie, assieme a Castellaneta e Ginosa, è il cuore della produzione di uva da tavola della provincia di Taranto che, da sola, mette in cassetta oltre 230mila tonnellate l’anno: quasi il 25 per cento del prodotto italiano. Per questo la “mafia delle campagne” cerca con stagionale insistenza di mettere le mani sulla torta, sporcando e spezzando la filiera. Tagliare i tiranti o i tralci, in dieci minuti se ne possono mozzare centinaia, a maggio-giugno è il pesante avvertimento: l’uva comincia a maturare in questo periodo. Sarà pronta per andare sui mercati tra settembre e dicembre e allora, se non si è pagato il pizzo, il danno potrebbe essere irreparabile.  

La città dell’uva e delle ceramiche, dove si costruiscono le fusoliere dell’aereo più moderno del mondo, il Boeing 787, è però riuscita a tenere la schiena dritta, rompendo l’ultimo muro: quello dell’omertà. Che, spesso, è figlia della paura più che del quieto vivere. La voglia di resistere, di non girarsi dall’altra parte, è stata più forte del silenzio e della rassegnazione. Gli agricoltori, stavolta, hanno detto “no”: “Noi non paghiamo”. Alla protezione oscura dei taglieggiatori hanno preferito quella “solare” dello Stato: «Paghiamo sì, ma le tasse; vogliamo sicurezza, chiediamo di poter lavorare, produrre e vendere la nostra uva». Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura, ha offerto la sponda giusta: «Denunciate, anche in maniera anonima: saremo noi a far da tramite con la Polizia». Sapendo che il problema, innescando un perverso effetto domino, può allargarsi a dismisura: «I danni ai vigneti allungano un’ombra sinistra sulla stagione che è appena agli inizi. Non solo i produttori ma anche i commercianti sono spaventati, non vogliono chiudere contratti e acquistare prodotto in queste aree “rischiose”. Per questo chiediamo allo Stato una risposta ferma, una soluzione all’escalation che sta investendo tantissimi produttori».

incontro dal prefetto2Lucia Cavallo e Luca Lazzàro (Confagricoltura) con il prefetto di Taranto Umberto Guidato e il questore Stanislao Schimera
 

La risposta, perentoria, è arrivata due giorni dopo. Il prefetto di Taranto, Umberto Guidato, ha riunito il Comitato provinciale per l’Ordine e la sicurezza pubblica. Ne è scaturito un piano di intervento coordinato, tra Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e Forestale per mettere al sicuro le campagne grottagliesi e la produzione di uva da tavola. In particolare, si è deciso di schierare tutti gli uomini e i mezzi necessari per rendere visibile e percepibile la presenza delle Forze dell’ordine, comprese stazioni mobili della Polizia di Stato, e lavorare fianco a fianco con gli istituti di vigilanza e gli stessi agricoltori. Nel frattempo, sul territorio sono già partiti dei servizi di pattugliamento per fare terra bruciata attorno ai malviventi. Il prefetto ha assicurato: “militarizzeremo” l’agro grottagliese, di giorno e soprattutto di notte, pur di debellare il fenomeno del racket. Succede in Puglia, in quel Sud che tiene su la testa e al pizzo preferisce lo Stato.

 

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