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Destinazione Sud
Halal, Puglia (futura) porta d’Oriente dei prodotti islamicamente corretti

«Il mondo va verso Est» e la Puglia su questa strada ci sta da sempre. Sharif Lorenzini, nei giorni scorsi relatore di un convegno in Fiera del Levante a Bari, strizza l’occhio alle imprese pugliesi mettendo sul tavolo il vastissimo mercato Halal.

Nulla di misterioso alla stregua dei racconti da Mille e una notte, ma roba molto più concreta: affari, scambi, business, export. Esattamente di prodotti “leciti” secondo la Sharia, cioè islamicamente corretti dal punto di vista della religione e della finanza islamica. Prodotti agroalimentari innanzitutto: olio d’oliva, lattiero-caseari, ortofrutta, carni, pasticceria, gelateria e bevande; ma anche prodotti farmaceutici, cosmetici e abbigliamento. Con una “clientela” potenzialmente enorme da cui proviene una domanda qualitativamente ed eticamente orientata: 2 miliardi gli islamici nel mondo, 50 milioni in Europa, 5 milioni in Italia. E un mercato che, tradotto in valore, rende ancora meglio l’idea: 700 miliardi di dollari nel mondo, 70 nel Vecchio Continente e 5 miliardi l’anno solo in Italia.

La cerniera tra i 57 Stati islamici dell'Organization for Islamic Cooperation (Oic) e l’Occidente si chiama Halal International Authority, di cui Lorenzini è presidente in Italia, alla quale spetta il compito di certificare che i prodotti siano rispondenti alle prescrizioni Halal e dunque esportabili. Si va dalla modalità di macellazione delle carni (l’animale dev’essere vivo) al controllo dell’intera filiera per evitare qualsiasi contaminazione con prodotti “Haram” proibiti, come carne di suino e alcol.

Al centro di questo universo oggi c’è Dubai, «un punto nel deserto – ha detto Lorenzini - in cui la gente va a vedere i grattacieli», ma domani potrebbe toccare alla Puglia: «Questa regione – ha spiegato ancora Lorenzini - ha tante carte da giocare grazie alla sua posizione geopolitica: è il punto d’incontro tra Europa e mondo islamico, compresi Paesi Balcanici e Turchia. La Puglia può essere trasformata nel centro logistico e commerciale di tutti i prodotti Halal che viaggiano dall’Europa verso i mercati islamici sparsi intorno e viceversa». Una porta d’Oriente (e d’Europa) con ulteriori effetti positivi, secondo Lorenzini, capaci di generare «un enorme ritorno in termini di prestigio e attrazione d’investimenti che può permettere alla Puglia di diventare una Dubai2, un grande Halal hub per Paesi che importano circa il 70 per cento del loro fabbisogno di prodotti e servizi». «Ma le grandi multinazionali – è l’avvertimento lanciato da Lorenzini - sono già pronte con sedi commerciali e produttive per sfruttare questa occasione». Insomma, chi arriva per primo si prende l’intera posta: «Oggi questi prodotti vanno verso Rotterdam e Londra e da qui in Medio Oriente: l’opportunità da cogliere è rimettere al centro l’Italia e la Puglia».

Già, l’Italia e la Puglia. Per “stare in partita” servono una forte propensione all’export, infrastrutture adeguate e filiere produttive certificate. Percorsi, capacità e attori molto diversi. Lo sanno bene le 220 imprese italiane che, secondo l’agenzia Ansa, negli ultimi tre anni si sono certificate, vedendo "salire il proprio fatturato". Aziende che, però, stando ai dati Halal Italia si concentrano per la maggior parte nel Nord Italia (55% del totale) e particolarmente in Lombardia ed Emilia Romagna, 15% al Centro, 10% al Sud e 20% nelle Isole.

La Puglia, per ora, guarda da un’altra parte non certo a La Mecca. A chiarirlo è il focus sull’export del maggio 2016 a cura del servizio statistico della Regione Puglia: “Il mercato estero di riferimento principale – si legge - dei prodotti del manifatturiero pugliese (7,191 miliardi di euro di fatturato del settore rispetto a 8,195 miliardi di euro totali) è rappresentato dai Paesi UE che assorbono il 63,7% del volume d’affari del settore. Per i prodotti pugliesi dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca, i Paesi UE rappresentano il principale mercato, assorbendo il 70,8% del totale, pari a 0,822 miliardi di euro”. Il Tacco d’Italia comunque ci mette molta buona volontà, perché l’agroalimentare made in Puglia è cresciuto del 27% rispetto al 2014 e già oggi il 22 per cento di esso viaggia verso il Mediterraneo.

Bisognerebbe aggiustare la mira, sfruttando meglio la logistica del mare e dell’aria oltre a quella della gomma e del ferro. E qualche idea in proposito, dal convegno in Fiera, è pure arrivata. Luca Lazzàro (presidente di Confagricoltura Taranto) ha indicato una prospettiva più larga: «I prodotti agroalimentari possono diventare un "ponte" economico e culturale verso il mondo islamico. A Bari – ha detto – inauguriamo un dialogo che può aprire nuovi spazi al settore agroalimentare nazionale e in particolare a quello pugliese». «La piattaforma logistica pugliese – ha aggiunto Lazzàro -  ha delle caratteristiche uniche per divenire il trampolino di lancio dei nostri prodotti. Da tarantino - e da pugliese - penso al porto di Taranto e all'aeroporto di Grottaglie come snodo cargo per inviare i nostri prodotti verso il Mediterraneo e oltre, nei Paesi del Medio Oriente e della Penisola Arabica, ma anche in direzione opposta verso il Nord Europa. In più, nel campo della ricerca e della formazione di personale specializzato, Taranto mette a disposizione la sua sede universitaria». 

Affari e ricerca insieme, per fare sistema e innescare sviluppo. Sollecitazioni raccolte pragmaticamente dal sindaco di Crispiano, Egidio Ippolito, che ha candidato il suo Comune come fulcro del progetto assieme al porto e all’aeroporto di Taranto: «Siamo a  dieci minuti da entrambi e siamo già pronti con una piattaforma logistica integrata».  Il rettore dell’Università di Bari, Antonio Uricchio, ci ha aggiunto un po’ di teoria, sottolineando l’importanza dei «modelli performativi di logistica», e la “sostanza” di una convenzione con l’Authority di certificazione: «Il mercato Halal ci offre grandi opportunità di studio e formazione per i nostri giovani e risponde anche alla necessità di proiettare l’Università verso una dimensione internazionale». Tenendo ben presente che «queste certificazioni possono aprire nuovi mercati, anche per ospitare turisti di fede islamica che, invece, se oggi vengono in Puglia sono costretti a portarsi i loro prodotti Halal da casa».

Una prospettiva su cui bisognerà misurare l’adesione “tecnica” della Regione Puglia, seduta al tavolo con Giovanna Genchi responsabile settore internazionalizzazione, e quella decisamente più entusiasta del presidente della Camera di Commercio di Bari, Alessandro Ambrosi: «Abbiamo già certificato 20 aziende baresi e stiamo già pensando ad una fiera Halal per le aziende certificate e i buyer di tutto il mondo: non è un sogno, si può fare». Sano mercantilismo alla barese, ovvero "diplomazia" del panzerotto e del cous cous.

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