A- A+
Destinazione Sud
Ilva, l’idea ”da sballo”: cannabis per bonificare i terreni inquinati

Gli hanno ucciso le pecore, non la voglia di restare attaccato alla sua terra. E non potendo più usare i pascoli ha cominciato a seminare, trasformandosi da allevatore in coltivatore: di canapa, più precisamente Cannabis sativa.

masseria carmine
 

La storia di Vincenzo Fornaro e della sua famiglia assomiglia a quella di tanti tarantini che hanno misurato sulla propria pelle la “violenza” dell’inquinamento provocato dalla grande industria. Tuttavia ha qualcosa in più che fa riflettere e potrebbe diventare un esempio. Nonostante ci abbia rimesso un intero gregge di 605 animali e qualsiasi possibilità di allevare bestiame nelle sue terre, lui non si è fermato. Ha continuato a lottare contro l’inquinamento e contro il gigante d’acciaio che gli ha rovinato la vita andando a piazzare le sue ciminiere a due passi dal suo gregge e dalla sua casa, la masseria Carmine in zona Paolo VI, periferia dimenticata di Taranto.

Masseria Fornaro semina
Vincenzo Fornaro mostra i semi di canapa

Il casus belli è l’ordinanza del 2008, tuttora vigente, che stabilisce il divieto assoluto di pascolo attorno all’Ilva per un raggio di 20 km: livelli di diossina troppo alti, carni e latte invendibili. Un marchio a fuoco per l’allevatore, innocente almeno quanto pecore e agnelli. Un altro “effetto collaterale” dei veleni che hanno appestato l’aria di Taranto e le vite dei tarantini.

La vicenda personale di Fornaro è anche l’antefatto del caso Ilva. Perché quando l’11 dicembre del 2008 le sue 605 pecore e capre alla diossina finiscono al macello, una perizia riesce a certificare che fra tante fonti inquinanti non è possibile individuare la “causa” della contaminazione. Un po’ come nello “schiaffo del soldato”: becchi il ceffone, ma non sai da chi arriva. La Regione ordina e l’Asl esegue la mattanza. Senza tanti convenevoli e nessun risarcimento: «Solo 39mila euro - ricorda Fornaro – per il fieno e le spese di abbattimento e smaltimento di un gregge che ne valeva almeno 300mila». Quelle carcasse, del resto, erano «rifiuti speciali altamente tossici», per cui tornare ad allevare bestiame o a coltivare grano «non avrebbe avuto alcun senso».

ilva panoramica
 

Aveva senso, però, continuare a battersi. E Vincenzo Fornaro mette tutto in conto all’Ilva, chiedendo un risarcimento danni contenuto nella “denuncia zero”, quella che ha contribuito ad innescare il sequestro degli impianti nel 2012 e il successivo processo “Ambiente svenduto”. «Tra le mille parti civili – racconta – la mia è stata inserita d’ufficio, perché dalla mia denuncia è partito tutto e proprio qui nella mia masseria vennero i periti della Procura per capire che non era una discarica a cielo aperto ma un’azienda modello e perciò bisognava andare  a “cercare” altrove… ». Quattro anni passati tra perizie, controperizie, cause e carte bollate. Poi quando la magistratura fa esplodere il “bubbone-Ilva” e viene accertato che quegli uomini tacciati d’essere “allevatori di scarsa qualità” erano invece vittime – tra le tante - delle emissioni nocive della più grande acciaieria d’Europa, la storia prende un’altra piega. «Capito di chi fosse la colpa dell’inquinamento – dice Fornaro – potevamo smettere di spendere soldi in cause e pensare a ripartire. Avevamo un’azienda di 60 ettari, tra seminativi e uliveti. Ed essendo diventata impossibile l’agricoltura tradizionale, perché le emissioni inquinanti non sono mai terminate, ci rimanevano solo gli ulivi che per fortuna non vengono contaminati: la diossina si posa sulla buccia delle olive e basta lavarle per avere un ottimo olio».

Masseria Fornaro semina2
 

Già, ma che fare con il resto della terra? L’incontro nel 2013 con i “ragazzi di CanaPuglia”, Marcello Colao, Claudio Natile e Vincenzo Santispanna, è provvidenziale. «Mi fecero conoscere – spiega Fornaro – gli usi della canapa diversi da quello “ludico”, utilizzando piante in cui è inibito il principio attivo, ossia il Thc è nel limite massimo dello 0,2%  e perciò non è allucinogeno».

E’ “da sballo”, invece, l’idea di utilizzare quelle piante anche per bonificare i terreni attorno alla fabbrica, come già fatto a Chernobyl. E’ così che Fornaro scopre la cannabis, seminando una speranza e raccogliendo una prospettiva nuova. Forse un piccolo “miracolo” se davvero le analisi (molto costose) cui viene sottoposto il raccolto daranno l’esito «molto promettente» che l’ex pastore si augura. Secondo quanto scrive il sito specializzato Canapaindustriale.it «la canapa, così come altre vegetali presenti in natura, ha delle spiccate doti di fitorimediazione, e cioè la capacità di estrarre dal terreno agenti inquinanti come la diossina e i metalli pesanti, affiancando a questa proprietà l’estrazione di Co2 in media quattro volte superiore a piante come i pioppi, quantificabile in due tonnellate di Co2 sequestrata dall’atmosfera per ogni ettaro di canapa coltivato».

Una vasta letteratura scientifica, del resto, ha già restituito alla canapa la sua dignità di prodotto della terra, prima che di biglietto per “viaggi allucinanti”. Sino alla seconda Guerra Mondiale, infatti, l’Italia era il secondo produttore di canapa al mondo per quantità, dopo la Russia, e il primo per la qualità. La coltivazione di canapa è ripresa nel 1998 dopo la circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con le disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa e all'utilizzazione di sementi registrate nell’Unione europea. Negli ultimi anni si è assistito ad un’enorme espansione, con una crescita del 200 per cento nel 2014 rispetto all’anno 2013, sino a toccare i circa 2mila ettari riconvertiti a cannabis. Pochissimo rispetto agli anni ’30, quando nel nostro Paese erano coltivati a canapa circa 80.000 ettari, con una produzione di circa 795.000 quintali, ma è il segno della rinascita e riscoperta di questa coltura molto più antica della sua reputazione.

canapa3
 

Ed è un po’ ciò che in parallelo sta provando a fare Fornaro a Taranto, mettendo in piedi il primo esperimento in Italia di cannabis coltivata non solo per i 25mila usi diversi cui può essere destinata, ma anche perché può purificare i terreni in uno dei siti più inquinati d’Italia. A marzo sarà ancora tempo di semina nei tre ettari “pilota”, nel frattempo Fornaro sta raccogliendo altri buoni frutti: «Abbiamo accettato la sfida di CanaPuglia – dice – perché siamo predisposti naturalmente a cercare vie alternative, nuove strade». Anche perché, la canapa non è solo agricoltura alternativa, ma per Taranto potrebbe diventare una vera e propria “economia diversa”: «Con l’apertura a Crispiano del secondo centro di trasformazione in Italia – spiega - si è chiusa la filiera. E ora si può creare indotto e posti di lavoro. In Germania, Bmw e Mercedes richiedono la nostra canapa del Sud, che è più forte, per i rivestimenti interni delle loro automobili. A Monteiasi è già nata la prima azienda che produce mattoni e intonaci, visto che con fibra di canapa e calce si possono costruire case, come hanno già fatto in provincia di Bari». E si possono “fare” tante altre cose, giacché è un prodotto estremamente versatile e con molteplici applicazioni: nel tessile, nell'alimentare, nella cosmetica, nella farmaceutica, nell'industria delle costruzioni e in quella della plastica e dei carburanti. Con un vantaggio che non ha prezzo: «La canapa – scandisce Fornaro – è ecologica, riciclabile, sostenibile, biodegradabile, non genera montagne di rifiuti come la plastica: ciò che la Natura ci dà ad essa ritorna».

C’è un interesse crescente, insomma, attorno a questo prodotto. Così forte che il nuovo raccolto è già finito in un progetto, “Terre Elette”, vincitore del bando della Fondazione per il Sud: «Abbiamo realizzato il progetto assieme alla parrocchia di Paolo VI, il Corpus Domini di don Francesco Mitidieri. Il raccolto, varietà Eletta Campana autoctona del Sud, sarà usato per ristrutturare una barca che porterà i turisti in giro per il Mar Piccolo e pure il punto di ristoro per l’approdo sarà realizzato con la canapa. In più, con i 290mila euro del primo premio faremo divulgazione nelle scuole, una festa per il raccolto e tante altre iniziative».

canapa4
 

Una bella avventura, che odora d’utopia. Come il “sogno” di Vincenzo Fornaro: «Sarebbe bello realizzare con la canapa una cintura verde intorno all’Ilva sino a farla scomparire, magari non solo all’orizzonte. Questa enorme stabilimento non ha mai creato un vero indotto, mentre la canapa genera posti di lavoro diretti e indotto. L’agricoltore coltiva, la fabbrica trasforma e altre aziende producono e tutto ciò dà origine ad un cambio di mentalità straordinario oltre che ad un’economia pulita. La canapa è una risorsa per il futuro, perché la conversione ecologica è ormai una necessità ineludibile e capace di offrire un’alternativa di sviluppo». Anche a Taranto, città ormai decaduta e ingrigita che vive nel ricordo della sua antica nobiltà: «Ai tarantini – è il monito dell’ex pastore convertito alla cannabis - dico che lamentarsi e piangersi addosso non serve, bisogna ripartire con proposte serie e quella della canapa credo che lo sia. E’ il momento di diffondere  e coltivare nuove idee, perché quelle vecchie ci hanno fatto molto male». Fornaro riesce a dire tutto ciò col sorriso sulle labbra ed è come se lanciasse l’ennesima sfida ai tarantini: «Ci è capitato di tutto, ma la fine delle pecore proprio no…».

Tags:
ilvatarantopugliavincenzo fornarodiossina

in vetrina
Zverev batte Djokovic: a 21 anni è il re delle Atp Finals 2018

Zverev batte Djokovic: a 21 anni è il re delle Atp Finals 2018

i più visti
in evidenza
Si ferma anche Calhanoglu Allarme infortuni, Gattuso in crisi

Milan News

Si ferma anche Calhanoglu
Allarme infortuni, Gattuso in crisi

Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare
motori
Opel punta a un ruolo guida nel progresso della mobilità elettrica

Opel punta a un ruolo guida nel progresso della mobilità elettrica

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.


RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2018 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.