A- A+
Destinazione Sud
La Terra delle Gravine, il tesoro che i pugliesi non sanno d’avere

Belle come il selvaggio Grand Canyon, ricche di storia come la Cappadocia.Le Gravine del Tarantino sono abissi antichi quanto la Puglia, della quale rappresentano, geologicamente parlando, il primo respiro dopo l’emersione dai fondali marini qualche milione di anni fa. Ma rappresentano anche uno straordinario museo all’aperto della civiltà rupestre e della vita preistorica: un mondo a rovescio scavato nel ventre della Terra. Ed è forse questo singolare intreccio, fatto di paesaggio e storia, che ne fa un unicum: anche se non si trovano né in Arizona né in Anatolia ma in angolo di Sud Italia. Il Grand Canyon di Puglia è un intarsio di solchi profondi sino a 100-200 metri scolpiti dall’erosione di vento e acque meteoriche: un arabesco d’incredibile suggestione ricavato nella Murgia. Un lenzuolo di gole, valloni, burroni e grotte, pareti a strapiombo, macchia mediterranea, flora e fauna autoctone, disteso come un ideale ponte tra due siti Unesco: i Sassi di Matera e i Trulli di Alberobello. Un scrigno di rara ricchezza e di straordinaria biodiversità custodito in un fazzoletto di pochi chilometri. Belle eppure semisconosciute, le gravine tarantine faticano a ritagliarsi un pezzo di notorietà quasi più del capovaccaio ad attraversare il Sahara per venire a svernarvi e nidificare.

Del resto, non è servito a fare uscire le gravine dal circuito dell’escursionismo domenicale – meritorio ma di nicchia – nemmeno l’averle trasformate in un Parco regionale protetto: il più grande di Puglia con i suoi 28mila ettari ritagliati tra 14 comuni, tutti tarantini tranne il brindisino Villa Castelli. Nel dicembre 2005, quando la legge fu votata in Consiglio regionale dopo un’aspra battaglia ideologica tra ambientalisti senza se e senza ma e cacciatori che identificavano la libertà con la doppietta, sembrò che il destino delle gravine avesse preso la piega giusta. Diventare la Terra delle Gravine e riunire ciò che la geografia dei campanili ha diviso. Mettere insieme la vertiginosa verticalità delle gravine con il mistero orizzontale delle cavità, dove la mano dell’uomo ha saputo ricavare interi villaggi rupestri, come quelli famosi della gravina della Madonna della Scala di Massafra, della gravina di Petruscio di Mottola, della gravina di Riggio e del vallone di Fantiano, entrambi a Grottaglie. Di quel disegno, però, oggi rimane solo un abbozzo. Tutela e valorizzazione, infatti, sono state mal conciliate. Un binomio che non ha funzionato.

O meglio, la tutela è scattata assieme alla legge, piantando per terra i paletti della tabellazione assieme ad un bel po’ di vincoli, in particolare alla caccia, all’attività agricola e all’edificazione. Il secondo capitolo, quello più importante, invece non è ancora stato scritto: tabula rasa o quasi. Succede perché in Puglia, come in Italia, il sistema dei beni culturali e paesaggistici è basato su una concezione vecchia: la legge stabilisce cosa non si può fare (i divieti), prevede la tutela e la conservazione del patrimonio, ma non dice nulla su che cosa farne. Ossia, non prevede strumenti operativi per trasformare la roccia delle gravine in miniera d’oro. Attenzione: non parliamo di “privatizzare” nulla, né le gravine né la loro gestione. Il problema, semmai, è un altro. È possibile ragionare su una gestione svincolata dalle poltrone, quindi affidata a chi “capisce” di gravine e, soprattutto, è in grado di ricavarne un valore allargato alla comunità che non sia solo un elenco di divieti? Del resto, se oggi il Parco regionale Terra delle Gravine è affidato a un commissario, un direttore e due funzionari, qualcosa non è andato per il verso giusto. In due lustri non è stata neanche individuata la sede del Parco che è, attualmente, in una stanza del Palazzo della Provincia a Taranto: un luogo oscuro che non potrebbe avere meno affinità con la luce delle gravine. Che aspettano ancora, con una pazienza geologica, progetti e idee capaci di trasformarle in un marchio spendibile sul mercato del turismo lento.

Flebili segnali di vita, per fortuna, ne arrivano. Piccoli tour, arrampicate per free climber e visite per escursionisti, le attività dell’Oasi Lipu di Laterza, qualche masseria recuperata ma frettolosamente richiusa. Ed ora un ecomuseo, presentato venerdì scorso proprio a Laterza e “sponsorizzato” dal padrone di casa, Gianfranco Lopane, unico sindaco presente tra quelli dei comuni del Parco (eccezion fatta per Castellaneta, rappresentata dall’assessore Gianrocco De Marinis) e “orfano” pure di Regione e Provincia. La strada segnata è quella del modello dell’ecomuseo del Parco Adda Nord, raccontato con passione e competenza da Giuseppe Petruzzo e Giuseppe Luigi Minei, architetto laertino trapiantato a Milano: “Lo spettacolo delle gravine non ha pari, ma siete voi i primi, partendo dal basso, a dover condividere e credere in questa nuova idea di parco e di comunità. Il miracolo avvenuto a Matera, a 20 km da qui, è ancora replicabile”. Un sistema, cioè, in grado di creare economia con la cultura e l’identità di un popolo, capace di “vendere” un modello di vita, fatto di accoglienza, ospitalità, prodotti tipici, divertimento e anche storia e bellezze naturali. Insomma, marketing territoriale. Ed è su questo crinale che sta muovendo i primi difficili passi il team di giovani esperti riuniti nel Centro di educazione ambientale (Cea). Una decina di volontari fra i 20 e i 30 anni con un obiettivo ambizioso, come spiegato dal “facilitatore ecomuseale” Vito Punzi: “Dar vita a un’economia del turismo, utilizzando come brand il più grande e suggestivo canyon d’Europa e l’ecomuseo come strumento di coesione e di sviluppo del territorio”. Un sasso lanciato nello stagno. Ora c’è da vedere l’effetto che fa sulla comunità e, soprattutto, sull’homo politicus della Terra delle Gravine, sperando che non sia rimasto alla ruvida sensibilità dell’uomo di Neanderthal. Che, pure, da queste parti ha vissuto e lasciato tracce memorabili.

Tags:
terra delle gravinetesoropugliesisud

in vetrina
Zverev batte Djokovic: a 21 anni è il re delle Atp Finals 2018

Zverev batte Djokovic: a 21 anni è il re delle Atp Finals 2018

i più visti
in evidenza
Si ferma anche Calhanoglu Allarme infortuni, Gattuso in crisi

Milan News

Si ferma anche Calhanoglu
Allarme infortuni, Gattuso in crisi

Zurich Connect

Zurich Connect ti permette di risparmiare sull'assicurazione auto senza compromessi sulla qualità del servizio. Scopri la polizza auto e fai un preventivo

casa, immobiliare
motori
Mercedes Classe E 300 de EQ Power, la prima diesel plug in hybrid

Mercedes Classe E 300 de EQ Power, la prima diesel plug in hybrid

Abiti sartoriali da Uomo, Canali

Dal 1934 Canali realizza raffinati abiti da uomo di alta moda sartoriale. Scopri la nuova collezione Canali.


RICHIEDI ONLINE IL TUO MUTUO
Finalità del mutuo
Importo del mutuo
Euro
Durata del mutuo
anni
in collaborazione con
logo MutuiOnline.it
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2018 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.