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Destinazione Sud
Toa Mata Band, la prima orchestra al mondo fatta coi Lego ha un’anima pugliese

Voleva far suonare i personaggi Lego e c’è riuscito. Pino Acito, classe 1967, non è più un bambino da tempo, ma questo piccolo “sogno” non l’ha mai veramente abbandonato nel cassetto: dirigere la prima orchestra al mondo fatta con i mitici mattoncini Lego. E’ la Toa Mata Band composta da otto personaggi Bionicle alti 10 centimetri, una serie Lego uscita di produzione nel 2010 e rientrata in servizio nel 2015 a furor di popolo, attorno ai quali l’eclettico sound designer pugliese ha pensato e costruito un geniale e suggestivo progetto: automatizzare dei movimenti meccanici, trasformando segnali elettrici in partiture ritmiche e quindi in musica. Musica elettronica, naturalmente.

La singolare esibizione live a Laterza, lasciata nel 1990 per andare a studiare in Emilia Romagna, è stata la chiusura del cerchio. Il sogno del bambino unito al desiderio dell’adulto: tornare a casa e mostrare l’arte imparata in 20 anni di solida professione di ingegnere del suono per grandi case discografiche e artisti di fama. Con un effetto straordinario, perché nel pubblico che ha riempito il book bar “Don Chisciotte”, c’erano piccoli fan dei Lego e cresciuti ammiratori di questo genius loci capace di realizzare ciò che in molti hanno pensato fosse impossibile: dar vita a quei piccoli eroi guerrieri. Trasformandoli in percussionisti in grado di seguire con perfetto sincronismo, meglio ancora “eseguire”, la traccia disegnata dal loro creatore. Il risultato è un concerto assolutamente unico, sia per gli esecutori, sia per il sound elettronico ruvido e ipnotico che ha condotto Acito e suoi “orchestrali” in un viaggio musicale tra composizioni originali e sonorità pop anni ’80 alla Depêche Mode, passando per quelle più pure dei maestri Kraftwerk e Vangelis sino alle hit più morbide dei Daft Punk. Dimostrando che quei minuscoli eroi dell’immaginario Lego non solo possono diventare musicisti ma hanno pure un’anima: un’anima tutta pugliese.

Frutto insospettabile e sorprendente del lavoro realizzato da Acito nel suo Opificio Sonico, un po’ per gioco e un po’ per sperimentare nuove frontiere (“mai avrei pensato in tanti anni di carriera di arrivare a realizzare questo progetto”, ha ammesso il musicista), riuscendo ad approdare nel 2013 al primo episodio della saga dei Toa Mata che ha spopolato su YouTube. Grazie al web, il più fenomenale amplificatore esistente, è stato facile attirare la curiosità dei magazine di settore (Rolling Stone su tutti), di esperti e artisti dello scenario musicale internazionale. Sino al “guru” della electronic music dance David Guetta, che ha messo orecchie e occhi addosso ad Acito e alla sua band, un vero gioiello di creatività e tecnologia.

Dietro ad ogni sequenza, infatti, c’è un’idea singolare ma anche la capacità di pescare nel mare magno dell’open source «ciò che serve affinché anche un non esperto possa mettere insieme i pezzi e combinarli in modo da creare una novità».  Esattamente ciò che ha fatto Acito: «Non un inventore, ma qualcosa di diverso: un maker». Un abile artigiano dell’elettronica che ha programmato i suoi mini-musicisti per suonare drum-synth, percussioni acustiche e anche uno smartphone per le parti più melodiche. Ogni “membro” della band viene quindi animato attraverso un semplice quanto ingegnoso sistema miniaturizzato di motori, pulegge ed elastici, da un Midi sequencer e controllato da Arduino Uno, il microcontroller made in Italy che ha conquistato il mondo: «Pensate che un affare del genere costa 25 euro e in America lo vendono nei supermercati». E’ lui il cervello della band robotica che Acito non smette di lodare: «Grazie a lui può funzionare la mia orchestra di robot».

In giro per il pianeta, spiega l’artista pugliese, «i pazzi come me che realizzano questi progetti di meccatronica stanno aumentando, ma io sono l’unico che è riuscito a farlo con i Lego Bionicle». Applausi a scena aperta: dal pubblico incuriosito e, ne siamo certi, anche dai Lego ex colleghi di gioco e da quelli che hanno sfondato nel cinema. Niente male per uno che, in fondo, voleva soltanto far suonare dei giocattoli senz’anima.

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