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Diciamocelo: prospettive Pop
Dl dignità, bene lo stop alla delocalizzazione. Ora Di Maio passi alla fase 2
Bandiera Transinstria: lo stato che non c’è ma che in
Europa aiuta l’elusione fiscale e l’espatrio del capitale non sequestrabile)

Su Affaritaliani.it la nuova rubrica di Alberto De Franceschi, il "fiscalista pop" che analizzerà il "fisco-focus" della settimana: un commento ai fatti e agli eventi di attualità, con attenzione particolare a un linguaggio pop (ma non popolare)

Da qualche giorno è uscito il nuovo Decreto Legge, il primo per l’attuale Governo, chiamato D.L. DIGNITA’. Tra le varie questioni affrontate, anche quella sulle delocalizzazioni. Cosa significa delocalizzare. Il dizionario Treccani riporta:

“Trasferimento del processo produttivo, o di alcune fasi di esso, in aree geografiche o Paesi in cui esistono vantaggi competitivi. Questi consistono generalmente nel minore costo dei fattori produttivi e in particolare della manodopera. Tra i motivi che spingono le imprese alla d. vi sono anche le agevolazioni derivanti dagli incentivi legati a politiche economiche di sviluppo messe in atto da governi locali e nazionali per attirare investimenti diretti esteri, e da un miglioramento dell’efficienza del sistema organizzativo e logistico.”

Possiamo conseguentemente ricavare che la motivazione di chi delocalizza è legata a questi tre concetti chiave:

• Maggiore efficienza in termini di competitvità basata sul minor costo del lavoro.
• Un sistema di agevolazioni ed incentivi fiscali
• Un efficiente sistema organizzativo e logistico nel territorio.

Non solo; io aggiungerei pure il fatto di eludere al fisco italiano il pagamento delle tasse.

Il Governo ha pertanto deciso con l’articolo 4 del proprio Decreto Legge, di mettere uno stop alle aziende italiane che, aiutate da incentivi fiscali sia sulle politiche del lavoro che sugli investimenti strutturali (macchinari, attrezzature, etc.), quando hanno acquisito il beneficio, decidono di ridurre il personale e spostare macchinari ed attrezzatura nei paesi ove hanno delocalizzato.

E’ certamente un buon inizio per togliere i “cattivi pensieri” a chi crede di abusare degli incentivi statali. Ma non basta. Bisogna anche strutturare politiche che creino vantaggi alla competitività di chi rimane nel territorio e, non solo a suon di incentivi e minor tassazione, ma anche creando l’efficienza organizzativa e logistica che in molte aree, come nel nord est, hanno seri problemi. Questo tema va discusso direttamente ai tavoli europei che non dovrebbero concedere incentivi a pioggia in determinate aree (Bulgaria, Cipro, Croazia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Ungheria) dove, oltre a creare concorrenza produttiva all’Italia rendono possibili meccanismi di elusione fiscale e/o estero vestizione dei profitti (quando si vogliono far apparire i ricavi di redditi in uno stato quando sono stati prodotti in un altro). Ciò significa non pagare più le tasse in Italia mantenendo però gli imprenditori nel libro paga del welfare nazionale.

Il commento dei “soliti noti” sulla stampa nazionale è stato “Governo ostile alle imprese”: ci si dovrebbe invece chiedere perché un’impresa prima deve farsi aiutare dallo Stato per poi delocalizzare in modo “furbesco”.

Forse gli imprenditori, motore dell’economia nazionale, sono quelli di dimensioni piccole; dovendo rimanere qui per dimensione, debbono combattere oltre alla concorrenza sleale di chi abusa dei meccanismi di salvaguardia del lavoro anche, se sono loro fornitori “terzisti”, alle tariffe da “fame” imposte da queste aziende. Se protestano, la risposta che ricevono è quella che il lavoro lo possono comunque far fare all’impresa del gruppo delocalizzato altrove. Purtroppo molto spesso a seguito di questa morsa fiscale, banche e cali di produzioni li portano al fallimento o addirittura ad insani gesti (2012 - 2016 oltre 700 vittime).

E’ tempo quindi di concentrarci sulla “fase due”, ossia creare i presupposti di competitività ed efficienza organizzativa e logistica, mettendo al bando i sistemi di elusione fiscale e battendo cassa sui tavoli europei, visto che noi siamo uno Stato membro e fondatore.

Tags:
dl dignitàgovernodi maioalberto de franceschi

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