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Diciamocelo: prospettive Pop
Mercati, la fine del Qe? Ci mette nelle mani della Cina
Foto LaPresse

Su Affaritaliani.it la nuova rubrica di Alberto De Franceschi, il "fiscalista pop" che analizzerà il "fisco-focus" della settimana: un commento ai fatti e agli eventi di attualità, con attenzione particolare a un linguaggio pop (ma non popolare)

A fine anno scadrà il Quantitative easing, più precisamente da settembre questo scenderà a 15 miliardi di euro dagli attuali 30 miliardi. Il Qe è lo strumento principale con cui Bce e Fed hanno sostenuto in questi anni l’economia europea e statunitense.Prendiamo la definizione deI Quantitative easing (Qe) data dal Sole 24 Ore che lo definisce una politica monetaria non convenzionale con cui una banca centrale mira a rilanciare l'economia. La banca centrale acquista sul mercato titoli di vario tipo stampando moneta. Questa politica da un lato ha l'effetto di tenere bassi i tassi d'interesse, dall'altro lato inietta sul mercato una grande massa di liquidità a basso costo.Oggi l’attuale economia italiana deve riconoscere che il piano prospettato da Mario Draghi di concludere il Quantitative Easing (Qe) a dicembre non sia un'ottima notizia per l'Italia e per il mercato azionario italiano.Quando cesserà il Qe, l'Italia dovrà vedersela da sola con gli investitori internazionali che faranno pesare il debito pubblico del nostro paese (2.302 miliardi di euro) sulla bilancia delle aste durante le quali vengono collocati i titoli di stato. Dovrà anche vedersela con l’avvio del rialzo dei tassi di interesse, anche se dovrebbero rimanere comunque bassi a lungo perché l’inflazione stenta ad arrivare vicina - ma pur sempre sotto il 2%.Infine, con un Euribor che certamente non sarà così generoso come lo è stato in questi anni, anche sul fronte dei mutui, l'Italia dovrà affrontare l'inizio dei rialzi. Proprio per il 27 agosto è stata fissata la missione in Cina, a Pechino, del Ministro Giovanni Tria, fino al 2 settembre. Lo scopo, dichiarato a bassa voce, è quello di provare a convincere i cinesi, i cui forzieri grazie ai loro avanzi commerciali traboccano di soldi, ad investire sul debito pubblico italiano.In questo particolare scenario non posso non pensare a YIDAI YILU (Belt and Road Initiative) o meglio detta la NUOVA VIA DELLA SETA che l’americano Center for Global Development lo ha definito quale “trappola del debito”. In pratica, gli aiuti si trasformano in sudditanza.Questa carta sicuramente verrà messa sul tavolo delle trattative (come per gli Stati Uniti d’America) e posta a condizione di investimenti sia nel pubblico che nel privato dove purtroppo sappiamo già che i progetti cinesi sono spesso poco trasparenti ed indifferenti al loro impatto sociale ed ambientale. Tanto per intenderci, l’Australia ha addirittura varato un’apposita norma anti-investimenti cinesi (Espionage and Foreign Interference bill).Dobbiamo pertanto essere molto vigili al fine di non cadere dalla padella alla brace a suon di compromessi.

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