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Diciamocelo: prospettive Pop
Pensioni, così il sistema è stato 'scassinato': perché la riforma è necessaria

Su Affaritaliani.it la nuova rubrica di Alberto De Franceschi, il "fiscalista pop" che analizzerà il "fisco-focus" della settimana: un commento ai fatti e agli eventi di attualità, con attenzione particolare a un linguaggio pop (ma non popolare)

Questa settimana vorrei riflettere con voi se è accettabile pensare di andare in pensione a 65 anni o più (con minimo 40 anni di versamenti contributivi) con un’aspettativa media di vita che difficilmente supera i 20 anni. Guardiamoci bene attorno: chi oggi è nato nel periodo dal 65 in poi non ha le medie di vita dei nostri nonni/genitori (qualità di vita, alimentazione, ambiente sociale, etc).

Che dire di tutte quelle pensioni, oltre a quelle definite "d'oro", che si erogano da ben oltre 38 anni con versamenti oggi divenuti irrisori o addirittura nulli? Ovviamente questo ha scassinato il sistema previdenziale italiano che oggi purtroppo non può far altro che scaricare sui giovani e sui 50enni (ma non sempre, come vedremo). Dobbiamo considerare, ad esempio, che le cosiddette baby pensioni sono ad oggi 406.942 (vedi specchietto) e il loro decorso è iniziato prima del 1980. Per dirla tutta, per i dipendenti pubblici l'età pensionabile andava dai 40 ai 45 anni di età, con l'erogazione di un assegno mensile medio superiore a 1.650,00 euro.Successivamente, grazie all'incorporamento dell'INPDAP nell'INPS si è prodotto un buco che nel 2017 è stato valutato di 23,7 miliardi di euro.

Purtroppo in Italia non possiamo parlare solo dei danni causati dalle pensioni "baby" o da quelle ex INPDAP dove addirittura gli enti pubblici non versavano i contributi (neppure oggi) dei propri lavoratori dipendenti (a peggiorare, oggi, anche in alcune regioni a statuto autonomo),  ma esistono anche altre storiche situazioni tipo le pensioni agricole ex SCAU erogate a soggetti quarantenni con appena 5 anni di contributi versati ai quali si liquida una pensione. Chiaramente oggi questo è stato fermato… ma chi è in pensione ci rimane.

Quindi comprendiamo bene che tutti questi pensionati, o i loro congiunti in caso di pensione reversibile, oggi sono settantenni e a differenza di altri sono in vita e con prospettive di vita di oltre 85 anni (quindi con almeno ulteriori sette anni di vita media). E' un conto un po' macabro ma qualcuno lo deve pur fare visto che il sistema pensionistico è al collasso anche per queste assurde e miopi concessioni.

Non parliamo poi di chi si gode queste pensioni, ad esempio, alle Canarie, corrompendo così ancora di più il sistema Italia, visto che non reintroduce più il proprio reddito nell'economia della nostra nazione.

Quindi, tutto ciò è pertanto frutto del passato? No, purtroppo non si è smesso di "scassinare" il sistema previdenziale, grazie a particolari sistemi messi in atto oggi di de-contribuzione (ovvero non si versano effettivamente i contributi). Ad esempio, il tanto blasonato Jobs-act, o il bonus per assunzione giovani, dove, per agevolare le aziende, i contributi sono stati messi a carico (ossia vengono fatti fittiziamente versare) dall'ente previdenziale (ovvero l'INPS).

Mi viene da chiedermi: ma l’INPS dove li trova e poi come li pagherà? In questa situazione, credo, tutti noi pensiamo che una riforma sia indispensabile.

Oggi purtroppo guardiamo con molta ingenuità ed attenzione il dato occupazionale ma senza comprendere di andare a considerare se chi lavora versa realmente i contributi o grazie a norme senza un futuro li scrive e basta in una casella. In questa particolarissima situazione, tutta italiana, chi ci governa dovrà valutare nel sistema di competitività anche come garantire ai lavoratori di poter andare realmente in pensione, non a 75 anni (come purtroppo è nelle più serene previsioni dell'attuale dirigente Tito Boeri che oggi tenta di rimuovere l'acqua dal TITANIC - chiamato INPS - con la tazzina del caffè).

Tags:
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