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Diciamocelo: prospettive Pop
Razzismo? No, in Italia il problema è lo schiavismo

Su Affaritaliani.it la nuova rubrica di Alberto De Franceschi, il "fiscalista pop" che analizzerà il "fisco-focus" della settimana: un commento ai fatti e agli eventi di attualità, con attenzione particolare a un linguaggio pop (ma non popolare)

In questi giorni dilagano le polemiche sull’uovo lanciato all’atleta per affermare la tesi dell’Italia, nazione fascista e razzista. Forse qualcuno si cela dietro ad un uovo per sfruttare al meglio la situazione attuale. Perché ci si sofferma continuamente, evidenziando questi episodi dove l’unico vocabolo scritto a caratteri cubitali è Razzismo?

Preciso meglio, partendo da una posizione distorta: il filosofo austriaco Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894-1972), fondatore nel 1922 dell'Unione Paneuropea, aveva espresso, nella sua opera Pan-Europa un grande progetto per l'Europa Unita e fin dalla fine della prima guerra mondiale (a ferite del conflitto ancora aperte) la necessità di un'integrazione continentale al fine di favorire la pacifica convivenza dei popoli.

Tali concetti furono alla base della reinterpretazione distorta di Gerd Honsik (condannato in due occasioni, nel 1992 e nel 2009, per avere pubblicamente negato la verità storica dell'Olocausto), il quale li rilesse in chiave di annullamento delle identità nazionali e locali, d'imposizione del meticciato etnico e di «genocidio» dei popoli europei per sostituirli con quelli asiatico-africani al fine di ottenere un'etnia indistinta di docili consumatori, piegati al mercato e al desiderio di dominio mondiale da parte di non meglio precisate élite economiche. Ciò basti a far capire che in questi ultimi anni, disinformazione e tattiche politiche hanno distorto quanto espresso in una teoria economico/sociale formulata da Kalergi.

Vorrei anche sottolineare un’ulteriore teoria di macro economia: quando non è più possibile incrementare la propria ricchezza essendo arrivati ad una saturazione di mercato, si smette la produzione e si agisce impoverendo le fasce sociali medio-basse attraverso il gioco delle leve finanziarie (creando loro i debiti). Inutile incrementare il proprio patrimonio: impoverisci gli altri cosicché il tuo valga di più.

Impoverire una fascia sociale non è semplice, soprattutto quando vivi in uno stato, dove ci sono regole di mutuo soccorso e sistemi di mantenimento dei livelli sociali. E’ così che, introducendo persone che si accontentano di meno e con minori regole di vita si abbassa il livello generale. Ed è questa l’anomalia di quanto teorizzato da Kalergi, su cui molti fanno confusione ponendosi come tuttologi su concetti noti solo in modo superficiale.

Ora, dire che l’Italia è razzista per gli heaters da tastiera (e non solo) è mentire sapendo di farlo.

Quando poi nella cronaca quotidiana trovi gli immigrati che si accontentano di essere sottopagati, come nella recentissima denuncia del sindaco di Oderzo Maria Scardellato che ci informa come una cooperativa della Marca Trevigiana proponga i rifugiati come stagisti alla ditte con stipendi di massimo 400 euro mensili. In una lettera, la dirigente di una cooperativa offre i profughi come operai o addetti a lavori pesanti di carico e scarico. I migranti «sono gentili, umili, volenterosi con un'ottima resistenza fisica e senza alcuna pretesa dal punto di vista retributivo, professionale o di turnazione», si legge testualmente.

Nella lettera della cooperativa si fa riferimento a un'assunzione dei migranti come stagisti grazie al progetto Garanzia Giovani. Si tratta di un progetto della Regione Veneto che offre lavoro o stage a ragazzi dai 15 ai 29 anni, entro 4 mesi dall'inizio della disoccupazione o dalla fine del percorso di studi.

Tutto ciò io lo definisco SCHIAVISMO, non razzismo. E’ evidente l’esigenza degli immigrati di fare business sia nelle cooperative di accoglienza (dimostrato oramai in più occasioni) che per creare forza lavoro da occupare a basso prezzo. Tutto ciò per “contrastare” ed essere competitivi con l’economia dei paesi low cost.

Torno a ribadire che la competitività fatta così produce solo povertà e schiavismo; al contrario la tutela dei propri prodotti, dei talenti in termini di lavoratori e più in generale delle proprie eccellenze è l'unica soluzione possibile.

Concludo rimanendo sorpreso di come si vedono diversi immigrati nelle manifestazioni sindacali, la perplessità è che poi ignorano lo sfruttamento a solo vantaggio pro-tessera per ulteriore volano economico. Piacerebbe ora capire se Astoria Wines nel suo accattivante manifesto ha considerato anche i lavoratori agricoli addetti alla raccolta dell’uva sottopagati con i voucher, forse anche nel proprio ciclo produttivo...

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razzismoalberto de franceschilavoromigranti

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