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Diciamocelo: prospettive Pop
Spread uguale Minibot?
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In questi giorni sento sempre più parlare di spread e debito pubblico. Ma tutto questo è davvero come ce lo rappresentano, cioè che i mercati sono fortemente influenzati dal DEF (Documento di Economia e Finanza ovvero la finanziaria del 2019) o c’è dell’altro ?Avevo già iniziato questa estate in queste pagine a parlare di società di rating e problemi legati al debito pubblico collegato alla riduzione del Qe (Quantitative easing) da parte della BCE (Banca Centrale Europea) che ridurrà l’acquisto dei titoli del debito pubblico italiano per 30 miliardi di euro entro il 31 dicembre 2018.

Oggi lo spread è a livelli altissimi e guarda caso il tutto si impenna da fine settembre perchè? Forse perché il 30 settembre scorso la BCE ha iniziato il piano di rientro non sottoscrivendo più l’acquisto di 15 miliardi di euro di debito pubblico? E questa è una prima spiegazione.

Poi sono mesi che penso e ripenso come sia possibile sostenere finanziariamente tutte le azioni proposte dall’attuale Governo. Servono soldi e non pochi, dove li prendiamo? Mi tornano sempre in mente i discorsi fatti in campagna elettorale e poi riproposti in fase di definizione delle attuali nomine politiche e successivamente in fase di stesura dell’attuale manovra per il 2019. Mi riferisco alla proposta di Claudio Borghi sull’emissione di mini-BOT del valore di 5-100 euro.

In pratica si auspicavano “specifiche procedure tecniche di natura economica e giuridica” che consentissero ai singoli Stati di uscire dall’euro e di “recuperare la propria sovranità monetaria”, e si proponeva il congelamento/cancellazione dei titoli acquistati dalla Bce con il Qe, che valgono per l’Italia all’incirca 250 miliardi di euro (10% del pil). A latere, c’era la costituzione di Fondi immobiliari da vendere prioritariamente alle famiglie, “impacchettando” quote di patrimonio pubblico per un importo di circa 200 miliardi di euro. Il debito pubblico italiano, ormai di poco superiore ai 2.300 miliardi di euro (131,5% del pil) si sarebbe attestato a 1.850 miliardi (105%), tornando ai livelli del 2008, quando fu del 102,4%. Ora capirete bene quando Salvini e Di Maio parlano di possibili sacrifici richiesti alle famiglie italiane.

Qualcuno potrebbe dire che è illegale secondo le normative europee e invece secondo Claudio Borghi, in una intervista, ha dichiarato che il nuovo governo rimedierebbe in modo radicale ai ritardi nei pagamenti della PA corrispondendo “titoli, con un valore equivalente, che potranno essere spesi ovunque, per comprare qualsiasi cosa. E lo Stato non dovrà fare debito aggiuntivo, perché si darà semplicemente forma a un debito che già c’è”. Né si violerebbero i Trattati europei, che individuano nell’euro l’unica moneta a corso legale, in quanto non si tratta di moneta: secondo Borghi, “tecnicamente è un debito cartolarizzato. L’ alternativa sarebbe non pagare i creditori dello Stato, quello sì sarebbe un default”.

Financial Times cassa (boccia) l’operazione definendo che: “La minaccia di titoli di Stato italiani noti come mini Bot fa sì che la politica monetaria europea torni a essere interessante negli ultimi due anni sembrava che l'eurozona avesse superato i pericoli esistenziali grazie agli acquisti irrefrenabili di bond da parte della Bce. Se fossero introdotti su larga scala le pressioni politiche con il tempo forzerebbero o l'Italia o la Germania fuori dall'euro e avendo prodotto il danno questo strumento sarebbe alla fine liquidato.”

Di contro gli esperti dell’attuale governo continuano a insistere come questi non sarebbero una valuta parallela né una scappatoia per far crescere il debito pubblico, ma anzi promettono di rispettare il Trattato di Lisbona e in particolare l'articolo 106 secondo cui solo la Bce può coniare moneta.

Io personalizzo il tutto facendo un semplice ragionamento: come puoi far passare una posizione quando potresti essere contestato? Crei una situazione in cui la tua proposta è l’unico modo per uscire da una situazione ingessata e stagnante. Mi auguro che questo non accada perchè purtroppo vorrei vivere dove si possa decidere, come diceva il grande Mike Bongiorno, busta uno, due o tre.

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