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Il futuro in pillole
Granate termoguidate: un piccolo passo più vicini alla sconfitta del cancro

E' ben risaputo che la ricerca anti-tumorale è uno dei più grandi scogli della medicina moderna.
I ricercatori, negli anni hanno sperimentato cure attuate con una vasta gamma di terapie più o meno invasive, dalla chemioterapia alla marijuana, ma l'ultima frontiera, quella che fino a qualche anno fa era solo un sogno, è sempre stata l'utilizzo delle nanotecnologie.
Le "granate termo-guidate" sono la prima ricerca in materia di nanomedicina a diventare da una semplice teoria ad una vera e propria pratica clinica.
I ricercatori stanno tentando di usare delle microscopiche bolle-lipidiche come una granata termica in grado di far esplodere le cellule tumorali.
Potreste non aver mai sentito nulla a proposito dei liposomi, ma queste piccole sfere di grasso hanno un grande potenziale nel campo delle nanotecnologie.
I liposomi sono stati inventati negli anni sessanta, eppure fin'ora era impensabile il loro effettivo utilizzo.
Consistono di una membrana sferica impermeabile che può essere riempita con sostanze o medicine per la terapia genetica.
Per come sono progettate, queste molecole dovrebbero essere poi, in un secondo momento, in grado di trasportare i trattamenti fino a specifiche zone del corpo, permettendo di "consegnare" direttamente le terapie alle cellule malate.
Infatti è proprio questa la sfida per la medicina moderna: agire sulle cellule malate lasciando intoccate quelle sane.
Il problema sta nel fatto che questo tipo di medicinali sono progettati per attaccare istantaneamente qualsiasi tipo di cellula che stia attuando la divisione cellulare (ciò è tipico delle cellule cancerogene, che si riproducono a velocità molto elevata, ma, ad ogni modo, è una normale operazione anche del ciclo cellulare delle cellule sane).
La soluzione? I ricercatori stanno cercando di creare nuove modalità d'azione.
All'università di Manchester, per esempio, sono riusciti a creare una tecnica con cui i liposomi progettati in laboratorio rilasciano le terapie solo in presenza di una certa temperatura (42 gradi celsius).
La temperatura designata è cinque gradi in più della normale temperatura corporea, dunque, queste nanomacchine non dovrebbero rilasciare il proprio carico prematuramente o nella zona sbagliata.
"Una volta raggiunto il punto caratterizzato dalle cellule cancerogene più "calde", la sicura della granata viene espulsa, ed il trattamento viene rilasciato." ha dichiarato Kostas Kostarelos.
"Questa tecnica ci permette di trasportare più efficacemente i trattamenti ai tumori, e dovrevbbe ridurre i danni collaterali riportati dalle cellule sane."
Un incremento simile in temperatura, però, non è una caratteristica specifica solo delle cellule tumorali;
Piuttosto, dovrebbero essere gli scienziati a riscaldarle nella maniera corretta in modo da facilitarne l'individuazione.
Fin'ora le ricerche sono state fatte solo in laboratorio e su cavie in cui sono stati inseriti modelli di cellule tumorali umane, ma i ricercatori dicono che ci sono già tecniche che potrebbero essere usate nello specifico su pazienti umani.
Alcune di queste sarebbero addirittura già adoperate in alcune cliniche.
Il lavoro per ora non è ancora stato pubblicato, ma ciò è dovuto solo al fatto che sarà presentato in primis alla conferenza dell'Istituto Nazionale Per La Ricerca Tumorale di questa settimana.
Questa non è l'unica tecnica promettente per la consegna mirata di liposomi caricati con le chemioterapie.
Gli scienziati, infatti, hanno anche cercato di usare la luce, enzimi e persino specifici livelli di pH, come attivatori, ma molti tentativi, fin'ora, sono stati fallimentari.
Un metodo che potrebbe potenzialmente rivelarsi efficace comprende l'attaccare specifici anticorpi anti-tumorali ai liposomi, ma, ricerche di questo tipo, sono ancora infruttuose al momento.
Dunque ancora nessun risultato definitivo, ma il traguardo, e la vittoria, sembrano un poco più vicini.

 

Fonte: Istutituto per la ricerca tumorale (UK)

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